DAI GRAFFITI AL WEB: COME CAMBIA LA STRUTTURA REFERENZIALE NELL'ETA' DELLA RETE

[INTESTAZIONE]

[Introduzione]

[Gli sviluppi della scrittura nella storia]

[La referenza tramite il segno]

[L'ipertestualità come spazio di scrittura]

[Gestire la conoscenza in Rete]

[BIBLIOGRAFIA]

CAPITOLO III: L'IPERTESTUALITA' COME SPAZIO DI LETTURA

 

3.1 Legami nell'intreccio.

 

Nel capitolo precedente si è associato il concetto di referenza a quello di link. L'accostamento era giustificato dal fatto che il link si presenta come un segno capace di indirizzare la lettura ad altri segni, ad altre porzioni di lettura. Il link del resto è l'elemento fondamentale dell'ipertesto; capire in che senso e fino a che punto un segno può riferirsi a una cosa o a un significato è indispensabile per definire il limite del concetto di ipertestuale, e ci permetterà di cogliere meglio le potenzialità di questo nuovo strumento. Tuttavia non abbiamo ancora definito con precisione cosa si debba intendere per ipertestualità. L'ipertesto esalta le caratteristiche di intreccio del testo. Il termine "testo" deriva etimologicamente dal termine latino "textum", che originariamente significava tessuto. La caratteristica di intreccio, di rimando continuo, è fondante nel concetto di testualità, la cosa emerge molto chiaramente anche analizzando l'etimologia del termine "leggere". "Leggere" deriva dal latino "lego": legare, raccogliere: accostarsi a un testo significa quindi ricostruire dei legami, dipanare l'intreccio (Borelli, 1999, 37). Il prefisso "iper", accostato al termine "testo", indica una testualità potenziata. L'ipertesto è in definitiva un intreccio potenziato. Continuando sulla strada dell'etimologia verrebbe da chiedersi potenziato in che direzione, sfruttando quali elementi di forza. Prima di fare affermazioni circa la corretta e fruttuosa organizzazione di questa modalità di gestione del testo occorrerà vedere come può essere definito il concetto di ipertestualità, che testualità proponga, o imponga, come effettivamente venga applicato nella concreta attuazione di ipertesti.

 

3.2 La definizione di ipertesto.

 

Il primo approccio che noi tutti abbiamo con l'ipertesto è certamente legato al mondo dell'informatica. Molti hanno saputo di essere per la prima volta di fronte a un ipertesto esplorando un CD multimediale, altri consultando un terminale di servizio per l'utenza di qualche ente, altri ancora magari collegandosi a Internet. Fin dal primo approccio si intuisce che un ipertesto si differenzia da un testo normale per la rapidità con la quale è possibile passare da una sezione all'altra: semplicemente cliccando su una parola, o comunque su un elemento del testo caratterizzato come collegamento ad altro testo. Se, al primo contatto, si può a volte rimanere stupiti da queste potenzialità, bisogna dire che il più delle volte non si percepisce una vera differenza col testo tradizionale. Proseguendo nell'uso e nella esplorazione di questo nuovo mezzo, si arriva in seguito a riflettere sul fatto che, potendo giungere a una sezione testuale semplicemente attivando un collegamento, vengono a cadere le distinzioni fra interno ed esterno del testo, non ci troviamo più a leggere una serie di sequenze testuali che magari ci rimandano implicitamente ad altre, ad altri testi, ma creiamo la sequenza di lettura che meglio risponde alle nostre esigenze. Questa osservazione può velocemente portare a cogliere come non esista nell'ipertesto una vera unità testuale, ma che il testo si strutturi in sequenze significative, collegate fra loro e fruibili secondo differenti ordini di lettura. 

 

Detto questo, bisogna pure notare che i nuovi media elettronici possiedono altre caratteristiche strutturali che li distinguono da un testo a stampa. Queste caratteristiche si confondono con le peculiarità ipertestuali, a tal punto da risultare difficile stabilire una netta distinzione fra le une e le altre. Praticamente tutti gli ipertesti sono mezzi multimediali, che accostano cioè fra loro elementi che fino a poco tempo fa venivano gestiti da media differenti. Troveremo così testi che gestiscono in modo molto integrato immagini, suono, scritto, animazioni. L'interattività è un'altra caratteristica che molto spesso si accompagna all'ipertestualità. Interattivo è uno strumento comunicativo che consente l'intervento dell'utente, e che si può modellare variabilmente, a seconda delle scelte che l'utente opera o delle richieste che avanza. Interattività e ipertestualità si accompagnano così strettamente che è lecito chiedersi se si tratti effettivamente di concetti diversi o se sia meglio considerarli concetti unici.  Cosa si debba intendere per ipertesto non è insomma così ovvio.

 

Come evidenziato nel primo capitolo, anche un testo a stampa può essere organizzato secondo modalità non lineari, consentendo o incentivando l'intervento del lettore nella scelta di lettura. Già solo un indice può essere considerato una struttura ipertestuale, in quanto offre al lettore una serie di possibile strade da seguire nella ricerca della sua informazione. Un testo come la Bibbia è da diversi secoli affrontato dagli studiosi con approcci di lettura che si potrebbero definire ipertestuali. La Bibbia infatti non viene solitamente letta come una storia sequenziale, si privilegia piuttosto una lettura nella quale vari passi sono accostati fra loro in relazioni che rivelano l'unitarietà e la continuità della presenza divina nella storia umana. Anche nella letteratura del novecento non mancano esempi di testualità, fisicamente costruita su un supporto a stampa, ma organizzata con modalità di lettura non lineari; modalità che stimolano un intervento del lettore nella fruizione del testo. Il concetto di ipertestuale non è così chiaro. Esso può essere applicato a oggetti, a particolari supporti testuali, o a particolari modalità di  organizzare il testo. In effetti le definizioni che si sono date di ipertestualità sono diverse e a volte in contrasto fra loro.

 

Innanzi tutto vediamo come si origina il termine "ipertesto". Come già detto nel primo capitolo, a coniare il termine fu l'informatico Ted Nelson, nel 1965. Durante una conferenza della Association of Computing Machinery, mostrò come, sfruttando le possibilità del computer di saltare da una sequenza a un'altra dell'informazione, fosse possibile realizzare la scrittura non sequenziale (Darnell, 1998). Per indicare questo tipo potenziato di scrittura Nelson aggiunse al termine "testo", che indica generalmente una sequenza informativa scritta, anche se si potrebbe estendere a ogni forma di informazione, il prefisso "iper", con analogia all'uso geometrico, nel quale iperspazio è uno spazio a più di tre dimensioni (Scavetta, 1992, 176).

 

Il termine "ipertesto" è stato poi applicato nell'uso ad almeno tre cose: un certo tipo di organizzazione del testo, un programma informatico che consenta di costruire ipertesti, o l'ipertesto stesso come oggetto. In pratica si può considerare ipertestuale o la struttura logica di costruzione di un testo oppure il testo stesso, coi supporti fisici di cui è dotato. A seconda che si intenda il termine "ipertesto" nell'una o nell'altra maniera i modi di definirlo possono variare. Se si considerano le definizione proposte da alcuni degli studiosi di teorie testuali che hanno affrontato l'ipertestualità, si noterà facilmente questa dicotomia. Vediamo alcuni esempi rappresentativi:

 

Ipertesto denota un testo composto da blocchi di testo - ciò che Barthes definisce "lessie" - e da collegamenti elettronici che uniscono tra loro questi blocchi. (Landow, 1997,22)

 

Una scrittura e una lettura non lineari […] che permettono agli autori di collegare informazioni, di definire dei percorsi attraverso un corpus, di annotare testi esistenti e di creare note e punti di lettura, sia in dati bibliografici, sia nel corpo di testo (Yankelovic, Meyrowitz, Van Dam, 1985, 15).

 

L'uso del computer per trascendere le qualità di linearità, limitatezza e fissità del testo scritto (Delany, 1990, 101).

 

L'ipertesto è un corpo di testo che può essere visionato e reso accessibile all'utente in differenti modalità (Ledgerwood, 1999, 46).

 

L'ipertesto è un metodo di scrittura che utilizza il calcolatore per cucire fra loro le componenti di un'opera in una rete; la lettura dell'opera avviene seguendo un percorso nella rete; il percorso è una scelta del lettore fra le alternative offerte dall'autore e viene determinato dal calcolatore sulla base dell'una, delle altre e di ulteriori condizioni specificate dall'autore (Pandolfi, Vannini, 1994).

 

Si vede come alcuni autori ritengano necessario, nella definizione, il riferimento al supporto fisico, cioè al computer. Altri, forti delle osservazioni per le quali modalità di scrittura ipertestuale sono riscontrabili anche in testi a stampa, non ritengono utile tale riferimento. Nel primo caso abbiamo una definizione che focalizza la sua attenzione sull'ipertesto come oggetto, e perciò lo definisce considerando costitutivo il supporto tecnico attraverso il quale l'ipertesto si costruisce e fruisce. Nel secondo caso la definizione considera l'ipertestualità come un tipo di organizzazione testuale, una struttura logica di ordinamento delle informazioni.

 

Se è vero che gli ipertesti sono diventati oggetti d'uso quotidiano solo con l'avvento dell'informatica, visto che solo un supporto digitale permette un'agile realizzazione di strutture ipertestuali; bisogna anche ammettere che ha poco senso legare necessariamente la forma ipertestuale a un unico supporto. Innanzi tutto abbiamo nella cultura della stampa esempi di organizzazione dei testi secondo strutture non lineari e aperte alle scelte del lettore; inoltre non possiamo escludere che in un futuro possa esistere un supporto fisico per la gestione delle informazioni che meglio si adatti all'ipertestualità che non quello digitale; ad esempio si può pensare ai computer quantici, che già sono in fase di sperimentazione.

Considerare l'ipertestualità come una struttura logica di organizzazione delle informazioni pare un scelta molto più appropriata. Nella storia della scrittura si può facilmente osservare come l'organizzazione logica di un testo non dipenda esclusivamente dal supporto materiale. Il supporto materiale, che sia la tavoletta d'argilla, il papiro, o il volume medievale, si pone certamente come substrato di ogni organizzazione testuale, tuttavia la sua funzione entra sempre in rapporto dialettico con la situazione sociale e culturale.

La scrittura nasce come risposta ad una esigenza di archiviazione delle grandi organizzazioni statuali dell'antichità, ma anche la forma con la quale si realizza, impressione di gettoni su tavolette di argilla, determina un suo uso originario prevalentemente archivistico.

Il libro del XII sec. nasce come risposta alle esigenze "laiche" della nuova società, nella quale non era più possibile avere un approccio con la cultura solo di tipo interiore, ovviamente questa risposta alle esigenze della società si traduce in un certo tipo di organizzazione del testo, con la nascita della numerazione delle pagine, con la comparsa dei paragrafi, delle parole colorate nel testo. In generale si può dire che l'organizzazione testuale si modella in base alle richieste socio-culturali della società che le produce, ovviamente a partire dalle possibilità tecniche di cui questa società dispone. E' insomma corretto riconoscere una distinzione tra struttura testuale e supporto che la realizza, addirittura bisognerebbe accettare un'antecedenza della struttura logica sul supporto, anche se in ogni caso il rapporto fra queste due componenti del testo è certamente dialettico, nel senso che l'una si modella sull'altra e viceversa.

L'idea che l'ipertestualità rappresenti un tipo di organizzazione logica della conoscenza si rafforza anche osservando come in definitiva l'ordine di lettura lineare possa essere visto come caso particolare dell'ordine di lettura non lineare, come quindi l'ipertestualità possa in se contenere modalità di lettura che arrivano a non utilizzare le sue proprie peculiarità. L'ipertestualità si pone insomma come supporto elastico al testo, permettendo di strutturarlo indipendentemente da alcuna precondizione materiale, quindi lasciando tutto lo spazio all'ordine logico.

 

Non bisogna comunque spingersi troppo in là nel descrivere l'ipertestualità come una struttura logica. Alcuni autori hanno infatti, più o meno esplicitamente, proposto l'ipotesi che la modalità ipertestuale di organizzazione dell'informazione, sia la modalità stessa di organizzarsi del pensare. Ad esempio in Scavetta l'ipertesto è paragonato a una rete semantica, suggerendo così la metafora con il sistema mentale di costruzione del significato (Scavetta, 1992, 173).

Secondo questo approccio l'ipertestualità non sarebbe solo una struttura logica, ma la struttura logica stessa del nostro pensare. Queste posizioni affondano le loro radici nella critica di Deleuze e Guattari alla organizzazione testuale secondo gerarchie ad albero. Partendo dalla osservazione che il pensiero non lavora per categorizzazione, ma per associazione di termini, Deleuze e Guattari proposero come alternativa il concetto di rizoma (Deleuze e Guattari, 1977). La teoria del rizoma, descritto come punto di collegamento fra differenti plateau, è stata da moltissimi ritenuta un'anticipazione teorica di ciò che l'ipertesto concretizzò nella sua veste informatica. Essa ha quindi goduto di ampia attenzione nel mondo della critica testuale applicata agli ipertesti.

Tuttavia gli studiosi della mente hanno rilevato come l'equazione logica associativa uguale logica del pensiero sia una rappresentazione riduttiva e alquanto semplicistica della nostra facoltà di pensiero. Il principio associativo, secondo il quale un termine può legarsi a molti altri, è un principio molto primitivo, che da solo non è in grado di motivare i complicati meccanismi regolativi della nostra mente.

Se quindi, come abbiamo detto, l'ipertesto è una forma di organizzazione logica del testo, che tipo di forma logica è? La definizione generale più corretta che se ne può dare, a nostro avviso, è quella fornita da Roncaglia:

 

Un ipertesto consiste di un insieme di blocchi testuali (chiamati spesso lessie) e di un insieme di collegamenti e rimandi (link) istituiti fra tali blocchi, fra porzioni di tali blocchi, o all'interno di un singolo blocco (Roncaglia, 2001).

 

Secondo questo approccio si capisce benissimo il rapporto che intercorre tra ipertestualità, multimedialità e interattività. Se l'ipertestualità è una struttura di organizzazione logica del testo essa si potrà distinguere sia dalla multimedialità che dall'interattività. Il fatto che oggi la gran parte degli ipertesti siano anche opere multimediali non impedisce che potrebbero esistere, come di fatto esistono, ipertesti che colleghino elementi unicamente iconici o unicamente testuali. E' chiaro che uno strumento come il computer favorisce l'integrazione di elementi informativi di diversa natura. Da un punto di vista comunicativo è del resto vantaggioso integrare media differenti: alcune cose sono più facilmente comunicabili da un'immagine, altre da un suono, altre dalle parole. In ogni caso osservare come di fatto questa integrazione sia strettissima non giustifica il confondere l'ipertestualità con la multimedialità.

 

Stesso discorso vale per l'interattività. E' vero che caratteristica fondamentale di un ipertesto deve essere la possibilità di scelta per il lettore di più percorsi di lettura, tuttavia la presenza di questa libertà operativa non implica immediatamente l'interattività. I collegamenti fra i vari elementi possono essere infatti attivati dal supporto tecnico di lettura col quale si lavora, ma anche operati manualmente dallo stesso lettore. Nel caso del computer, nel momento in cui decido di attivare un collegamento, la macchina me lo fornisce automaticamente, in modo interattivo. Se invece sto scorrendo un indice, opero io manualmente, aiutato dagli elementi grafici, il collegamento tra le informazioni che voglio unire. Sia nel caso dell'indice che dell'ipertesto informatico ho a che fare con una organizzazione testuale di tipo ipertestuale, in un caso opero con un mezzo interattivo, nell'altro no. Interattività e ipertestualità rappresentano concetti diversi, anche se ovviamente l'interattività potenzia, e non poco, la fruibilità di una organizzazione ipertestuale.

 

3.2.1 Come si caratterizza l'ipertestualità.

 

Abbiamo visto che l'organizzazione di tipo ipertestuale è una caratteristica condivisa da molti testi. Tuttavia solo da pochi anni si è messo l'accento su questo modo di strutturare i testi. L'importanza che ha assunto il concetto di ipertestualità nel dibatto culturale degli ultimi decenni è ovviamente  legata alla forte visibilità che gli strumenti informatici hanno dato a queste modalità di gestione dei testi. All'interno del mondo della letteratura si é più volte auspicata la rottura della linearità, si sono concretamente create testualità aperte o strutturate in rete con altre, e questo ben prima che l'informatizzazione raggiungesse la vita quotidiano dei letterati. Tuttavia bisogna notare che si sentì l'esigenza di assegnare un unico e specifico nome per indicare quei testi, che si caratterizzavano per essere aperti e reticolari, solo con la comparsa dei testi elettronici.

 

Un testo è in ultima analisi una modalità di organizzare la conoscenza, perciò la storia dell'evoluzione dei testi ci dice delle modalità che l'uomo sceglie per organizzare il suo sapere.

E' chiaro che l'ipertesto nasce sotto la spinta di determinate esigenze e che fu realizzabile con buona capacità di soddisfarle solo tramite supporto elettronico e digitale. Ragionevolmente si può credere che le esigenze di lettura che hanno portato alla nascita dell'ipertesto siano esigenze molto legate alle nostre facoltà cognitive, o comunque nascano per rendere la gestione materiale della conoscenza più efficace. Addirittura, lo abbiamo visto, si potrebbe arrivare a ipotizzare che questa modalità di organizzare la conoscenza corrisponda alla stessa modalità operata dal nostro pensiero. Ma quali sono queste modalità di organizzare la conoscenza che l'ipertesto esprime? Rispondere a questa domanda significherà chiedersi quali siano le caratteristiche di un ipertesto, per quali motivi un lettore si rivolge a un ipertesto e fino a che punto gli ipertesti che sono a oggi disponibili rispondano alle esigenze del lettore.

 

3.2.2 Scrittura non lineare e dialogica.

 

Landow mostra molto chiaramente come l'ipertestualità ponga alcuni termini in condizioni di anacronismo dal punto di vista terminologico.  Ad esempio risulta difficile parlare ancora di testo per il fatto che, in un'organizzazione testuale di tipo ipertestuale, si fa fatica a dire quale sia il netto confine fra un testo e un altro. Per gli stessi motivi è difficoltoso stabilire un interno e un esterno del testo, come anche un inizio e una fine (Landow, 1997,  87).

Ogni unità testuale, ogni lessia, può essere da un lato inserita nella struttura e dall'altro deve poter rimanere autonoma. Questo implica la necessità di una riscrittura in forma modulare del testo (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 7). Il testo insomma è rotto in più possibilità di ordine e non è lecito indicarne in modo definito una unica. Non a caso, soprattutto nei primi anni, gli autori che trattavano di ipertesti insistevano molto sulle caratteristiche di non-linearità. Genette parla dell'ipertestualità come di un tipo di testualità caratterizzato dalla presenza di un testo posteriore (l'ipertesto) e di elementi derivati da un testo anteriore (l'ipotesto), il cui corretto riconoscimento sia richiesto per la piena comprensione del  testo posteriore (Genette, 1982). Sembra quindi che l'ipertesto debba possedere identiche funzioni discorsive e informative del testo tradizionale, ma che si differenzi per le sue caratteristiche di non-linearità, in contrapposizione alla linearità, o rigidità dell'ordine espositivo, del testo tradizionale.

 

Ben presto ci si rese conto che parlare di non-linearità era eccessivo e si sostituì il termine con multi-linearità. Multi-lineare è un testo che può assumere vari ordini, anche se non qualsiasi ordine. In questo modo si salvaguarda il ruolo dell'autore che comunque, anche in un ipertesto, imposta l'organizzazione del testo. All'autore infatti spetta sempre il compito di consentire certi passaggi e di vietarne altri, il lettore attiva i collegamenti che più ritiene pertinenti alla sua lettura, ma la pertinenza di un collegamento è stabilita dall'autore in fase di progettazione dell'ipertesto.

 

Tentando una sintesi delle caratteristiche dell'ipertesto Bettetini isola tre elementi: multilinearità, connettività e reticolarità (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 102).

Multilinearità non significa assenza di un percorso, visto che l'autore inevitabilmente ne deve porre uno. Già solo stabilendo un inizio l'autore indicherà una direzione di lettura da seguire, definirà il senso, lo scopo e il programma del testo che il lettore sta esplorando. Oltre a questo l'autore attribuisce agli elementi del testo una certa connettività, cioè una possibilità di accesso attraverso altri elementi. I legami che si vanno a costruire fra gli elementi fungeranno inevitabilmente da rappresentazione di un nesso, sia esso logico, storico o semplicemente di fruizione.

Una volta osservato come un ipertesto si organizza necessariamente in una reticolarità di blocchi sorge immediatamente il problema della distinzione tra ciò che è nel testo e ciò che è fuori e semplicemente si collega ad esso. Come già si diceva in un ipertesto non è facile cogliere la differenza tra intratestuale e intertestuale. Questo ci dice come inevitabilmente l'ipertesto sarà portato a non definirsi come realtà chiusa ma piuttosto all'interno di una rete il più possibile universale, proprio perché l'aspirazione implicita dell'ipertesto é che ogni elemento sia collegato.

 

Bolter mostra chiaramente come l'ipertesto inauguri una nuova dialogicità del testo che va a sostituirsi alla monolitica testualità del libro, che secondo le categorie della cultura della stampa assumeva una vera e propria funzione monumentale, in quanto imperitura testimonianza dell'ingegno di un'epoca. Se il libro a stampa svolgeva un ruolo didascalico-pedagogizzante, nel senso che il lettore si rivolgeva al testo come ad una fonte autorevole di istruzione, la dialogicità ipertestuale richiama piuttosto la maieutica socratica. In questo caso il testo, il senso, viene costruito, secondo l'intenzione di un autore, ma traendolo dalle scelte dell'interlocutore. L'esperienza fruita è sempre plurivoca e storica, è sempre una delle possibili vie di lettura intraprese (Bolter, 1993, 148).

 

Questa osservazione ha valore già considerando gli ipertesti chiusi, cioè quelle opere ideate e costruite definitivamente da un autore, ma assume importanza ancora più netta nel caso delle comunità virtuali. Una delle conseguenze più eclatanti della forma di scrittura ipertestuale, qualora sia inserita in una rete interattiva, è il costituirsi di testualità collettive. In questo tipo di forme testuali non esistono né un autore né una direzione discorsiva perché il testo è frutto di un continuo apporto di più autori, che intervengono uno a partire dall'altro. Pierre Lévy, che ha insistito molto sulla novità di queste forme di scrittura per formulare il suo concetto di intelligenza collettiva, dice:

 

La rete ipertestuale è continuamente in costruzione e rinegoziazione. Può restare stabile per qualche tempo, ma questa stabilità è essa stessa il frutto di un lavoro (Lévy, 1990, 32).

 

La possibilità di costruire un senso differente per ogni lettura, se costituisce un punto di forza in quanto al lettore è consentito di isolare il senso che gli è più utile, si rivela una debolezza in quanto, una volta costruito un senso, il lettore non sa più se potrà ricostruirlo. Il rischio è di perdere l'informazione, o meglio di accostarsi alla conoscenza sempre in chiave effimera, legati unicamente alla propria necessità presente di sapere, perdendo legami con il passato, con una tradizione e col futuro, non favorendo l'apprendimento. Un libro presenta una testualità implicita sempre rintracciabile, legata alle sue condizioni storiche. L'autore ha la funzione di sintesi significativa, svolge un lavoro al posto del lettore. Nell'ipertesto, attraverso l'interattività offerta dal mezzo elettronico, si ridà ruolo al lettore. La riconquista di una funzione attiva rispetto alla costruzione di senso porta, però, il lettore a doversi caricare di nuova responsabilità, a dover spendere una maggiore attenzione intellettuale, facendosi carico della riuscita o del fallimento della lettura. 

 

3.2.3 Il disorientamento e il sovraccarico cognitivo.

 

Descrivendo la modalità di approccio all'ipertesto si è spessissimo utilizzata la metafora della navigazione. Essa ha il pregio di suggerire la necessità del lettore di intervenire nel testo, fissandosi dei punti d'orientamento, formando passo a passo una direzione di lettura. L'ipertesto si presenta come un discorso molto frammentato (Landow, 1997, 97). Ogni singola lessia ha più legami e generalmente nessuno molto forte.

Questo può far perdere fiducia nella testualità. In particolare si verifica quel fenomeno che molti autori hanno definito sovraccarico cognitivo. Dovendo continuamente operare delle scelte, il lettore non è in grado di averle a ogni passaggio tutte cognitivamente presenti. In questo modo ci si trova disorientati, nel senso che non si sanno cogliere le direzioni di discorso a cui portano i collegamenti ipertestuali. Durante la lettura di un ipertesto sarà a tutti capitata questa esperienza.

In particolare si possono distinguere due diversi livelli di sovraccarico cognitivo.

Un primo tipo di disorientamento si verifica nel caso di un continuo passaggio attraverso le stesse sessioni testuali. Quando ci si trova in questa situazione significa che non si è riusciti a ottenere, dai link dell'ipertesto, lo stimolo giusto per raggiungere l'informazione desiderata. Questo tipo di disorientamento è tipico di un ipertesto chiuso o comunque di una sezione ipertestuale non abbastanza ricca di soluzioni e non chiara nel comunicare i nessi fra i propri collegamenti.

In un altro caso il disorientamento può essere causato dalla eccessiva ampiezza della rete dei rimandi ipertestuali. Maurizio Oliva ha descritto con chiarezza come questa situazione si verifichi tipicamente in Internet (www2.comune.bologna.it/bologna/boll900/oliva.html). Il fenomeno nasce dal fatto che è per chiunque possibile inserirsi con dei collegamenti  nel nodo-pagina di un altro autore. L'autore non ha così precisa cognizione della posizione della sua opera nella rete testuale. Inoltre ogni autore potrà fondare l'ordine dei collegamenti della testualità che vuole costruire unicamente basandosi sui nodi pagina di altri autori. Questo disordine genera quello che è detto buco cognitivo. Già l'autore costruisce una testualità basandosi su collegamenti dei quali non conosce l'esatto sviluppo; il lettore quindi non può che trovarsi invischiato in reti discorsive disordinate che richiedono di conseguenza forte attenzione cognitiva, per essere svolte in una lettura produttiva.

 

Di fronte a questo sovraccarico di iniziativa richiesta al lettore, vengono in suo soccorso gli elementi detti appunto di orientamento. Elementi di questo tipo sono ad esempio la barra di navigazione, i segnalibro, la possibilità di consultare una history di navigazione, la ricerca per parole o le mappe dell'ipertesto. Bettetini aggiunge a questa classica lista anche l'individuazione di percorsi privilegiati per categorie argomentative: ad esempio nel caso di un ipertesto dal titolo "visita alla città", si potrebbero offrire percorsi di lettura partendo dai monumenti, dalle  chiese o dai locali (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 14).

Landow, l'autore più rappresentativo all'interno del mondo della critica testuale all'ipertestualità, nota come il pericolo del disorientamento sia proporzionale alla quantità di compiti che il lettore ha il compito di assolvere. In generale il rischio del disorientamento è minore negli ipertesti organizzati come dizionari o enciclopedie elettroniche, maggiore nelle forme più complesse di ipertestualità: cioè quelle con pretese narrative o discorsive. Questo per il semplice fatto che nel primo caso è molto più facile per il lettore sapere cosa cercare nel testo, l'informazione che si tenta di attingere è un informazione per sua natura indipendente dal resto del testo; nel caso di un ipertesto narrativo tutta la testualità dovrà esser coerente e coesa, poiché dovrà produrre un significato derivato dall'intero percorso di lettura.

Landow sottolinea anche che la conoscenza di un argomento permette di orientarsi meglio nel testo (Landow, 1997, 99). Questo perché si può meglio intuire quali connessioni un collegamento avrà con gli altri. Ad  esempio, la conoscenza di un argomento permette di non confondere due autori omonimi, o di sapere in che data cercare le opere di un tale autore, o sotto quale genere letterario.

 

Non tutti considerano il disorientamento un male. Bolter fa notare che in letteratura il disorientamento è utilizzato come mezzo estetico, per trasmettere il senso del viaggio, dell'esplorazione (Bolter, 1993, 157). Michael Joyce, forse il più famoso autore di ipertesti narrativi, nota come il disorientamento inviti, od obblighi, alla azione: il lettore deve intervenire attivamente sulla comprensione del testo (Bolter, 1993, 163).

In ogni caso bisogna dire che gli stessi lavori di Joyce fondano gran parte della loro efficacia letteraria sul senso di dispersione offerto dallo strumento ipertestuale. Ad esempio in Afternoon si accosta l'effetto provocato dallo sforzo di ricerca del lettore alla ricerca del protagonista Michael Joyce. La stessa cosa si verifica nel caso di un altro famoso autore di ipertesti narrativi, Miguel Garcia, che in Border-line sfrutta l'interattività ipertestuale accostando i suoi effetti al senso della frontiera, della clandestinità, filo conduttore di tutta l'opera (www.mediamente.rai.it/biblioteca).

Il fatto che la letteratura ipertestuale sfrutti il disorientamento, o anche lo sforzo d'attenzione, prodotto dal mezzo elettronico ci dice che nell'ipertestualità il valore del disorientamento o è da considerarsi estetico, o altrimenti assegnerà al testo un carattere di superficialità, di accostamento disimpegnato alla conoscenza.

 

 

 

 

 

 

3.2.4 La compresenza e la virtualità.

 

Landow sostiene che la possibilità di visualizzare contemporaneamente più testi, tramite la comparsa di più livelli di finestre, risulti il miglior espediente per evitare il disorientamento, e porta come esempi concreti di questa modalità di gestire il testo software come Storyspace o Microcosm (Landow, 1997, 95). Bolter ha individuato nella compresenza la caratteristica forte di un po' tutta la scrittura elettronica, e di conseguenza anche di quella ipertestuale (Bolter, 1993, 89). Lo strumento delle finestre è uno dei più antichi, e sempre efficaci, mezzi per la gestione di materiale elettronico. La finestra definisce spazialmente una unità testuale, che può essere verbale, grafica o mista, e permette di gestirla sullo schermo di lettura con la più ampia agilità. Anche se le capacità di memoria dei computer a volte limitano le possibilità di gestione delle finestre, idealmente questo strumento permetterebbe di visualizzare sulla stessa superficie tutte le unità testuali che si ritenga utile considerare durante la lettura, a ognuna si potrebbe assegnare lo spazio e il livello che si desideri, con un solo clic si potrebbe attivare la finestra che si intende visionare. La capacità di permettere una lettura in compresenza delle lessie è una delle caratteristiche forti dell'ipertestualità e ad oggi rappresenta il più grosso limite della ipertestualità su Internet che rimane molto rigida e difficilmente si avvale dello strumento finestra.

 

Anche Pierre Lévy ha sottolineato con forza come l'elemento di compresenza sia tipico dell'ipertesto. Egli parte da una definizione della scrittura che si fonda sul concetto di virtuale. Virtuale non va inteso in opposizione a reale ma piuttosto all'attuale: il virtuale si presenta come un progetto su ciò che sarà attuale. Ogni scrittura è una virtualizzazione: la scrittura alfabetica è virtualizzazione della voce, la voce è virtualizzazione del fenomeno. L'ipertestualità rappresenta un ulteriore processo di virtualizzazione proprio perché è in grado di ridurre la distanza. Poiché l'ipertesto coinvolge il lettore, inserendolo quasi in un ambiente, l'ambiente dei segni attivi, pone meno distanza fra testo e lettore, e invita a una maggiore identificazione. L'ipertesto produce una deterritorializzazione del testo, porta all'emergere di un testo senza confini precisi, senza una interiorità definibile.

 

Il testo tende ad assomigliare all'universo dei processi con cui si fonde. Il testo sussiste, ma la pagina è superata. La pagina, cioè il pagus latino, il territorio delimitato dal bianco dei margini, solcato da linee su cui l'autore ha seminato lettere, caratteri; [...] E' come se la digitalizzazione creasse una sorta di immenso piano semantico, accessibile da ogni punto, che ciascuno può contribuire a produrre (Lévy, 1996, 39).

 

Quello che in definitiva viene messo in luce da queste considerazioni è come una delle peculiarità dell'ipertesto, una delle esigenze che hanno portato alla sua nascita, sia da ricercare nella aspirazione di ogni lettore a considerare i dati, ai quali si accosta, il più possibile come compresenti, il più possibile come prossimi e rapidamente confrontabili. Se leggere significa isolare e discernere delle relazioni fra elementi, l'aspirazione massima, ed anche utopica, del lettore sarà di poter ritenere con un solo atto tutti gli elementi di suo interesse. La possibilità di gestire il maggior numero di dati, con la massima capacità di avvicinarli e confrontarli, rappresenta la situazione ideale di lettura. Il grande successo dell'informatica in questo ultimo secolo è proprio legato alla possibilità di una rapida gestione di grandi quantità di dati. Anche l'ipertesto, come uno dei figli della rivoluzione digitale, non può che caratterizzarsi a partire da questo fatto.

 

3.2.5 La vocazione enciclopedica dell'ipertesto.

 

Quando Bettetini individua le caratteristiche dell'ipertestualità sottolinea con chiarezza come l'ipertesto, definendosi come un struttura formata da blocchi testuali collegati fra loro, implicitamente si propone come rete universale di testi. Egli definisce questa caratteristica reticolarità (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 108). L'idea forte dell'ipertesto è che i legami fra i testi siano il più possibile esplicitati e attivabili dal lettore, in modo da permettere la scelta del percorso di navigazione preferito. La situazione ideale sarebbe che tutti i collegamenti fossero esplicitati. In questo senso si capisce come l'ipertesto proponga, anche nelle sue forme più semplici, il programma di una rete universale.

Sergio Cicconi nota come l'aspirazione dell'ipertesto sia necessariamente di natura enciclopedica. Creare reti che superino il limite del testo singolare, inserendolo in una rete intertestuale, non può che avere lo scopo di accrescere la consapevolezza dei legami che intercorrono fra gli elementi che compongono questi testi.

L'ipertestualità pare dare una concreta realizzazione a quella che Umberto Eco definiva una delle aspirazioni caratteristiche della cultura occidentale: l'aspirazione enciclopedica. L'aspirazione enciclopedica è definita da Eco quella aspirazione a formare un sistema di conoscenze completamente integrato, all'interno del quale tutto si definisca in base all'espandersi di definizioni (Cicconi, 1999, 35). Gli elementi che entreranno in questo sistema non sono da intendersi necessariamente come verbali, ma appartenenti a tutti i tipi di media e di manifestazioni della cultura. Lo spazio di un sapere universale non può essere considerato solo come un oggetto fisico concreto, esso è da considerarsi un oggetto culturale: come lo spazio dove si incontrano e reciprocamente si definiscono tutti i prodotti della cultura umana. In un linguaggio ogni elemento si definisce in base alla posizione che assume rispetto agli altri elementi del linguaggio. In quello spazio che deve raccogliere i risultati di tutta la cultura umana le relazioni diventano il vero prodotto del processo di comunicazione che si instaura, in questo senso il sistema enciclopedico si definisce in quanto spazio culturale, poiché è il luogo dove si esplicitano le relazioni fra tutti i prodotti della cultura umana.

Muovendo da questa prospettiva Cicconi conclude che il futuro dell'ipertestualità dipenderà dalla capacità che saprà dimostrare nel rendere funzionali i legami tra i vari elementi (Cicconi, 1999, 32).

 

 

 

 

 

 

 

3.3 L'ipertesto come struttura logica.

 

Un testo tradizionale si presenta come una disposizione argomentativa di tipo lineare. Le informazioni che sono in esso raccolte sono esposte secondo l'ordine che l'autore ha ritenuto più opportuno per favorire la migliore comprensione dell'argomento trattato. A prima vista si coglie subito come l'ipertesto si differenzi dal testo tradizionale per la presenza di una struttura di collegamenti che favorirebbe una pluralità di discorsi, in opposizione all'ordine lineare dell'argomentazione tradizionale. Nel testo tradizionale le unità testuali, quelle che in un ipertesto si chiamerebbero lessie, sono accostate una all'altra e quindi la loro unione potrebbe essere interpretata come un collegamento fisso, non leggibile se in quella direzione.

In realtà dobbiamo moderare questa affermazione. A ben vedere anche di un testo tradizionale si può dire che abbia collegamenti. Il testo lineare può essere visto come una struttura costituita di collegamenti fra parti testuali almeno in due sensi.

Innanzitutto bisogna osservare che qualsiasi testo presenta al suo interno collegamenti a altre testualità. In una nota si può rinviare a un altro testo, in un indice si rinvia ad un'altra sezione dello stesso testo.

Inoltre notiamo come in ogni caso la lettura non possa mai essere un'operazione completamente vincolata al testo. La lettura assume sempre una dimensione mentale. Leggendo una frase, una associazione mentale potrebbe richiamarmi un collegamento con un'altra lettura, la mente permette in ogni momento di stabilire collegamenti fra due qualsiasi elementi di due qualsiasi testi.

In un certo senso la vera differenza che intercorre tra testo tradizionale e ipertesto elettronico non sta nella struttura, che in un caso sarebbe lineare e nell'altro reticolare. I collegamenti fra elementi esistono sempre, nella situazione di un testo tradizionale sono però resi difficoltosi dal supporto materiale su cui si basano. Potremmo dire che non esiste una vera differenza di natura tra testo e ipertesto. La testualità lineare può essere interpretata come un caso particolare della ipertestualità. La differenza starebbe in definitiva nel tipo di supporto. In un libro è molto più problematico esplicitare i collegamenti, può essere utile in alcuni casi, ad esempio costruendo degli indici, ma la lettura non può venir troppo appesantita da continui rimandi, che andrebbero realizzati cercando manualmente la giusta pagina e il giusto segmento testuale. Bolter individua nello spazio logico il vero luogo di esistenza di una organizzazione ipertestuale, nel senso che l'ordine testuale di un qualsiasi testo, sia esso lineare o reticolare, è dato dalla rete di allusioni e rimandi che lega gli elementi sparsi nel testo. Nel caso dell'ipertesto elettronico questa rete di rimandi assume una consistenza visibile e realmente in grado di agire: interattiva; nel caso del testo tradizionale i collegamenti sono più raramente resi visibili e in nessun caso sono fruibili automaticamente (Bolter, 1993, 203).

Bisogna in realtà notare che l'assenza di un vero supporto ai collegamenti, diverso dalla mente e dal corpo del lettore, permettono, in un certo senso, una libertà di scelta, spesso assente nell'ipertesto. Un testo su carta ha minor accessibilità di un testo elettronico qualora si considerino quegli elementi che gli autori hanno inteso rendere nodi della rete testuale: in un ipertesto posso per esempio avere la mappa di navigazione sempre visibile, e potrei così rapidamente passare da un nodo testuale a un altro. Se invece si considerano gli elementi che non sono stati istituiti come punti della rete di collegamenti, bisogna dire che il testo cartaceo permette una maggiore possibilità di orientarsi. In generale infatti si deve riconoscere che rispetto al testo elettronico un testo su carta trasmetta immediatamente una maggior coscienza delle sue dimensioni, dei rapporti spaziali, delle distanze fra gli elementi. Così, leggendo un libro potrei decidere di tornare a quel passo che qualche minuto prima mi aveva impressionato e farlo, con buona rapidità, indipendentemente dal fatto che l'autore l'avesse previsto o meno. Non a caso è più facile perdersi in un testo elettronico, che non in uno cartaceo, perché non posso visivamente e in un solo colpo rendermi conto di dove io sia posizionato al suo interno. Scavetta parla di scarsa tangibilità del testo elettronico (Scavetta, 1992, 105).

Secondo una recente ricerca un navigatore su tre "soffre" di "ansia da dispersione". Solo un 20% di navigatori di Internet dichiara di trovare sempre quello che vuole, il 28% trova difficoltà solo alcune volte , mentre il 32% sempre. La difficoltà più spesso denunciata è quella di non essere in grado di percepire quale risultato produrrà la selezione di un link (48%), altre difficoltà nascono dalla scarsa conoscenza informatica (33%) o della lingua inglese (19%) (www.hi-flier.com). L'elemento più importante si rivela comunque la difficoltà di percepire sensatezza nei collegamenti da una sezione all'altra.

 

Insomma bisogna riconoscere che se l'ipertestualità è una organizzazione logica, essa può applicarsi a più supporti, e così possiamo avere forme ipertestuali nella stampa come anche nei corpi di tradizioni orali. Questo dice anche che l'ipertestualità gioca la sua consistenza nella fruibilità e nell'organizzazione del collegamento. Ci spieghiamo meglio. Ciò che diventa determinante in una struttura ipertestuale sono i collegamenti, perché un testo possa chiamarsi ipertesto i collegamenti devono essere visibili e fruibili, inoltre la rete che essi determinano dovrà essere percepita dal lettore come sensata, in grado di produrre sensi utili. Questa struttura individuata dai collegamenti può a ragione essere denominata struttura logica. Nelson definisce la struttura logica come una struttura virtuale soggiacente, cioè come una struttura antecedente alla manifestazione visibile del testo (Nelson, 1990).

Bettettini individua la differenza fra testo tradizionale e ipertesto nel fatto che i collegamenti, da elementi sostanzialmente impliciti siano esplicitamente istituiti da un autore. Egli rileva immediatamente come questo fatto possa determinare maggior sensatezza come anche minore (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 16). Esiste la possibilità di perdersi nella rete, esiste il rischio della frustrazione, qualora non si riesca a comprendere dove trovare l'informazione cercata. Va riconosciuto che la caratteristica determinante di un ipertesto è la sua leggibilità, e quindi la fruibilità, la visibilità e la sensatezza dei collegamenti che ne costituiscono la struttura.

La leggibilità è legata in buona parte al supporto attraverso il quale viene espresso il testo. Se in un certo momento storico si è ritenuto di dovere abbandonare il termine "testo" per formulare quello di "ipertesto", la ragione di questo fatto deve trovarsi nella comparsa di un nuovo supporto, quello elettronico, in grado di fornire collegamenti nel testo molto più visibili e funzionali di quanto si era potuto ottenere dalla tecnologia della stampa. Un testo elettronico può poi avere diverse potenzialità, a seconda del linguaggio di programmazione o del software di gestione con cui vi si accede. Esistono programmi molto strutturati che forniscono mappe di navigazione, consentono di istituire segnalibri o prendere annotazioni, ed esistono programmi più semplici che forniscono solo link unidirezionali.

Una delle prime cose utili ad accrescere la nostra comprensione dell'ipertestulità sarà quindi di vedere quali meccanismi vadano messi in atto per migliorare la leggibilità e quali al contrario la ostacolino. Dovremo rispondere a questa domanda, non solo ragionando sulle conseguenze intrinseche alle modalità ipertestuali di organizzazione dell'informazione, ma anche chiedendoci con quali obbiettivi un utente si rivolge all'ipertesto. Una volta individuate le modalità più funzionali di organizzare un ipertesto potremo, con maggior cognizione coglierne la natura, e quindi capirne i presupposti e le conseguenze.

 

3.3.1 Organizzare la struttura ipertestuale.

 

Landow nota che scrivere correttamente un ipertesto significa non far disorientare il lettore. Per affrontare questo problema bisogna permettere al lettore di essere sempre in grado di sapere dove si trovi e come arrivare in un altro luogo che sa esistere nella rete (Landow, 1997, 155). E' curioso notare come Landow dimentichi di sottolineare un altro aspetto fondamentale. Il lettore, per sapere come dirigersi verso l'informazione che intende acquisire, dovrà anche sapere cosa è possibile trovare nella rete testuale che sta esplorando.

Nella scrittura lineare generalmente questo problema non si pone. Innanzitutto il lettore ha un rapporto di maggior tangibilità con lo scritto: sa con un solo sguardo giudicare la ampiezza del volume e cogliere la sua posizione rispetto all'intero volume, semplicemente stimando il numero di pagine lette. Inoltre, essendo una lettura lineare generalmente fatta per essere letta interamente, dall'inizio alla fine, il lettore non è portato a interrogarsi su come recuperare l'informazione, egli semplicemente si fiderà dell'ordine di lettura proposto, dal quale in seguito isolerà le cose per lui più utili.

L'ipertesto non è fatto per essere letto tutto. I lettori di fronte a una pagina ipertestuale spesso non scorrono l'intero contenuto; individuano piuttosto i punti caldi, link e le mappe, e in questi cercano di individuare la direzione più appropriata per raggiungere l'informazione che cercano. Inoltre, proprio perché l'ipertesto chiede al lettore di operare delle scelte, non è detto che tutti i nodi della rete testuale vengano raggiunti dal lettore. In questo modo non si ha mai nella lettura di un ipertesto una percezione di conoscenza totale. Non esiste il momento nel quale il lettore sarà convinto di aver esplorato tutto l'ipertesto. In questo modo, quando un lettore non avrà trovato l'informazione che stava cercando, nascerà spesso in lui un sentimento di frustrazione, causato dal non sapere se ciò che stava cercando non c'è nell'ipertesto o se diversamente egli non è stato in grado di trovarlo.

 

Queste osservazioni ci permettono di notare fin da ora l'importanza fondamentale della funzione di ricerca.  La funzione di ricerca ha ben poco di testuale, intendendo testuale nella accezione tradizionale di esposizione discorsiva, il suo valore è proprio quello di concedere massima libertà alle esigenze del lettore, di poter avere un accesso ai testi in rete secondo la sua più libera volontà, nonché di consentirgli di verificare la presenza o meno, all'interno dell'ipertesto, di ciò che cerca. Il fatto che la funzione di ricerca assuma nell'ipertesto un ruolo così forte non è certo un elemento da trascurare. Al contrario questo fatto ci aiuterà a capire meglio l'uso che l'utente fa dell'ipertesto e di conseguenza ci permetterà di individuarne le caratteristiche fondamentali. Svilupperemo più in là tutte le conseguenze di questa osservazione, ci limitiamo per ora a mostrare come la funzione di ricerca riveli un ruolo non discorsivo nelle operazioni di lettura dell'ipertesto. Potremmo definire elementi discorsivi quegli elementi che consentono all'autore di organizzare un discorso testuale, cioè di indirizzare il lettore verso una certa comprensione del testo. Nel caso dell'ipertestualità, che si pone come lettura multilineare, si può parlare di azione discorsiva dell'autore anche nel caso in cui egli organizzi il testo con l'intento di portare il lettore verso l'attuazione di  alcune scelte. Diciamo discorsivo in contrapposizione alla libertà lasciata al lettore-utente dalla funzione di ricerca. Le azioni discorsive, come il fornire mappe, il privilegiare alcuni collegamenti, lasciano spazio a un discorso dell'autore; la funzione di ricerca consente al lettore ampia libertà nella costruzione di un personale percorso testuale di lettura e porta a costruire una testualità partendo dalle scelte non dell'autore ma del lettore.

 

3.3.2 Lo spazio lineare nell'ipertesto.

 

Il modo più semplice, ma anche più limitato, di evitare il disorientamento è quello di mantenere nel testo la disposizione lineare, sfruttando la sua funzione ordinativa, e di associare a questo ordine lineare supplementi testuali di rapida consultazione. Esempi di questo riadattamento possono essere le edizioni elettroniche di alcuni importanti corpi testuali di grossa ampiezza, già considerati dagli utenti come un insieme di opere unitarie (Landow, 1997, 79). Si tratta ad esempio di edizioni elettroniche della Bibbia o dei testi fondamentali della letteratura cinese. Qui il testo originario è mantenuto nella massima fedeltà, lungo la sua direttiva sono poi inseriti collegamenti che fungono da commento e da integrazione del testo originario. Questi collegamenti non rompono l'ordine espositivo del testo primario, semplicemente sfruttano la rapidità di attivazione del mezzo elettronico e rendono più facilmente accessibili un più alto numero di integrazioni di quante ne potrebbe offrire un supporto cartaceo. In questi casi la potenzialità elettronica è sfruttata senza stravolgere il testo ma anzi con l'intento di incrementare le capacità di quelle modalità di analisi già acquisite nella tradizione. Testi come la Bibbia o come corpi testuali di letteratura sono affrontati dagli studiosi con metodi che si fondano sul continuo rimando intertestuale. Da questa osservazione si ricava una prima distinzione fra le modalità di organizzazione ipertestuale. Possiamo avere strutture ipertestuali assiali o reticolari (Landow, 1997, 80).

 

Figura 3.1 Strutture ipertestuali.

3.3.3 Lo spazio visivo nell'ipertesto.

 

Nell'ipertesto gli elementi visivi e sonori, quegli elementi che lo rendono un ipermedia, occupano, rispetto al testo tradizionale, molto più spazio. Essi acquistano rilevanza in virtù della immediatezza della loro capacità comunicativa. Nei nuovi media le immagini, i suoni ed il testo scritto si fondono fra loro  molto più facilmente. Questo dipende sí dalle potenzialità digitali dei nuovi mezzi, ma anche da esigenze di ordine comunicativo. L'icona ha assunto sempre più peso nella organizzazione ipertestuale. Essa è portatrice di significato immediato, consente una lettura rapida. Scorrere rapidamente il testo e coglierne subito gli elementi caldi, elementi collegati ad altri elementi, diventa un'operazione necessaria per orientarsi nella navigazione senza perdite di tempo. L'icona favorisce la sovrabbondanza di significato, indispensabile quando si richiede a un elemento di compiere più funzioni. Molte volte infatti gli elementi visivi hanno il compito di significare per se stessi e allo stesso tempo di indicare un collegamento con altre parti del testo. Oltre a questo, si deve dire che l'apporto dell'immagine e del sonoro viene usato molte volte per dare visibilità e spessore a un collegamento (Landow, 1997, 93). Inevitabilmente un collegamento, un link, che sia rappresentato da un immagine, magari in movimento e accompagnata da un suono, acquista visibilità all'interno della pagina. Già Derrida aveva notato che l'immagine sarebbe diventata l'elemento forte di una nuova testualità. Egli considerava che proprio la capacità dell'immagine di veicolare più significati mediante un'unica presenza, avrebbe decretato la sua importanza all'interno di una nuova testualità che negasse le interpretazioni univoche di lettura (Derrida, 1972).

 

Se consideriamo un elemento grafico come il cursore vediamo subito che esso rappresenta la presenza del lettore nel testo. Attraverso il cursore il lettore agisce nel testo, può operare le sue scelte, può attivare i collegamenti ed esplorare il suo spazio di azione. Il cursore, spostato sui vari elementi del testo, può cambiare forma a seconda del significato che essi assumono al suo interno. Il modo più diffuso di utilizzare queste potenzialità e quello di legare l'azione del cursore ai collegamenti: posto il cursore su un elemento, se l'elemento è un link, il cursore lo segnalerà mutando forma. Questo ci dice quanto sia importante il collegamento nella struttura di un ipertesto. L'azione del lettore sul testo è in totale dipendenza dalla esistenza dei collegamenti. Se essi non esistessero non si potrebbe nemmeno affermare che il lettore può agire nel testo. Si capisce una volta di più come la valenza di un ipertesto si giochi completamente sulla natura dei collegamenti che sono posti dall'autore tra le varie lessie.

 

Bettetini ha mostrato come gli elementi visivi in un ipertesto rappresentino la componente maggiormente in grado di costruire uno spazio logico. Con spazio logico Bettetini intende il costituirsi di quello spazio testuale capace di fornire al lettore le direzioni e le interpretazioni di lettura. Lo spazio logico rappresenta quella azione comunicativa tramite la quale l'autore definisce all'utente dell'ipertesto come collocare la sua azione di lettura: quali possibili scelte possa egli attuare, che significato apporti ogni singola scelta al discorso di sfondo e quale discorso rimanga sullo fondo di tutto l'insieme testuale.

In questa condizione, dovendo svolgere questo ruolo polifunzionale, lo spazio visibile si definisce nella rete di relazioni tra le parti che lo compongono, più che nelle parti in se stesse. Nella frammentazione, lo spazio visivo ipertestuale condensa non solo linguaggi diversi, ma porta anche al formarsi di un continuo gioco di rinvio metonimico tra il particolare e lo strutturale (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 73).

Il rapporto che intercorre tra spazio sintattico e le strutture che esso contiene, ha un duplice aspetto. Le strutture significano in base alla posizione rispetto alle altre e in se stesse. Un'icona assume valore in relazione sia alla pagina che la contiene, sia  come ponte sulla struttura complessiva dell'ipertesto. Ad esempio la similarità di una serie di elementi ci dice della loro comune funzionalità (essere delle porte, delle finestre di analisi ecc...), tuttavia ogni elemento significherà per se stesso, in quanto ogni elemento assumerà una sua particolare funzione; oltre a ciò ogni elemento che dovesse in più assumere la funzione di link, comunicherà una relazione con un'altra porzione di testo (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 83).

L'uso così frequente dell'immagine o dell'icona trova spiegazione nella necessità di questo doppio livello di significazione. La doppia articolazione va percepita immediatamente e contemporaneamente per più elementi. Ammettiamo che nella home page di un giornale elettronico io abbia, in alto orizzontalmente, un menu di navigazione, sulla destra verticalmente, una serie di argomenti messi in primo piano: con una sola occhiata potrò intuitivamente percepire questa situazione. La diversità grafica e di disposizione degli elementi mi permetterà di cogliere una diversità di funzione fra i due indici di collegamenti; il loro contenuto mi indicherà invece che, nel primo caso, viene presentato un'indice generale per accedere a tutte le informazioni, nel secondo, viene fornito un rapido accesso a quegli argomenti che sono ritenuti di maggiore attualità e di più alto interesse.

 

3.3.4 Lo spazio discorsivo nell'ipertesto.

 

Queste osservazioni di Bettetini mostrano con chiarezza quale sia il ruolo e lo spazio dell'autore nella costruzione di ipertesti. L'autore ha il ruolo di  predisporre all'interno dell'ipertesto le più appropiate dinamiche di fruizione, organizzando lo spazio ipertestuale. Lo spazio della fruizione, quello che Bettetini definisce lo spazio agito, si pone come uno spazio in cui svolgere determinate azioni atte ad attualizzare un testo, e quindi a recuperare un senso nel testo (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 94). Questo spazio ha il compito di individuare percorsi e modi di navigazione esercitando sia una funzione metatestuale, sia costruendo direttamente il significato. Questo ruolo è espresso attraverso un utilizzo dei contenuti sia in modo  diretto, come nel caso di un'icona che significa ciò che raffigura, sia indirettamente, definendo la modalità di lettura di un elemento; ad esempio dicendo che gli elementi rappresentati come bottoni vanno interpretati come azioni di lettura e non come contenuti della lettura.

 

All'interno di un ipertesto lo spazio nel quale si definiscono gli elementi assume una particolare rilevanza relativamente a quella che viene definita connettività (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 106). La connettività è la relazione di accesso che si stabilisce fra gli elementi che compongono l'ipertesto. Una lessia può legarsi con diversi elementi e con ogni elemento a più livelli. La posizione nello schema dei collegamenti definisce l'accesso che è riservato alla singola lessia. In primo luogo un elemento può possedere collegamenti di accesso più visibili di un altro. Inoltre la maggiore o minore profondità nella rete dei collegamenti può determinare un accesso agevolato e disponibile anche alla lettura meno motivata, come può anche rendere un elemento accessibile solo a lettore che con decisione decide di volerlo recuperare. Oltre a questo si deve aggiungere che un elemento varia il suo ruolo a seconda del percorso di accesso attraverso il quale un lettore lo raggiunge. Il collegamento che porta ad un elemento dice insomma di un rapporto con quell'elemento e contribuisce a determinarne il senso. Tanto per chiarire meglio ciò di cui stiamo parlando proviamo a fare un esempio. Qui sotto riportiamo, in modo molto semplificato, una ipotetica struttura di collegamenti di un ipertesto su Kant.

 

Figura 3.2 Esempio di connettività nella struttura dei collegamenti.

 

Si può notare immediatamente che le lessie sono poste nella struttura su livelli diversi di profondità, con accessibilità che di conseguenza si differenziano. La lessia "Critica del Giudizio" è di un livello più profondo di quella "Martin Knutzen", mentre risulta porsi allo stesso livello della lessia "Prolegomeni..". In un caso così semplificato potrebbe apparire che la diversità di profondità non provochi grosse differenze nel ruolo degli elementi, si può però facilmente immaginare come in una struttura più complessa, con molti livelli e maggiori intersezioni fra i livelli, conferire a una lessia un collegamento al primo livello piuttosto che all'ultimo, significhi assegnarle un diverso ruolo. Tornando ad osservare la struttura rappresentata nel disegno possiamo notare come la lessia "Critica del Giudizio" possegga quattro collegamenti, e cioè con le lessie " OPERE CRITICHE", "la ricerca", "genitori modello di probità", "Gesammelte Schriften"; la lessia "Prolegomeni" ne possiede invece due: con "OPERE PRECRITICHE" e con "la ricerca". Senza considerare in questo momento differenze nella visibilità grafica, che in un ipertesto reale potrebbero conferire ai due elementi diversa importanza, dobbiamo dire che la lessia "Critica del Giudizio" è proposta come più accessibile che non la lessia "Prolegomeni".

 

Questa scelta di dare maggiore ruolo ad alcune lessie rispetto ad altre è una scelta che spetta tipicamente all'autore. In realtà questo fatto risulta determinante solo nel caso di una struttura gerarchica prevalentemente nascosta al lettore, nella quale egli si deve muovere costruendo di volta in volta la testualità. Nei casi in cui la struttura è palese al lettore, e questo avviene parzialmente in praticamente tutti gli ipertesti per mezzo del menu di navigazione, difficilmente si possono creare tra gli elementi dei forti scarti rispetto alla profondità di livello. C'è poi da notare che in ogni caso, per quanto l'autore voglia concedere maggiore accessibilità a un elemento piuttosto che a un altro, alla fine rimanga sempre alla scelta del lettore determinare a quali lessie accedere.

 

Si è detto che la connettività di un elemento è in grado di definirne il ruolo, di comunicare quindi, attraverso il percorso di accesso che lo caratterizza, il senso che quell'elemento assume nel testo. Nel nostro esempio di struttura si potrebbe dire che prevedendo che un lettore giunga alla lessia "Critica del Giudizio" passando dal collegamento con "genitori modello di probità" l'autore abbia inteso significare un legame di derivazione logica tra l'educazione ottenuta da Kant e la sua concezione morale.

Parlando della funzione del link, come di una funzione apportatrice di significato nei confronti degli elementi che collega, bisogna fare un'importante osservazione.  Sostanzialmente esistono due possibilità di utilizzare il collegamento: per associazioni semantiche o come espansione di significato (Scavetta, 1992, 174). Nel primo caso il link può esprimere o un'analogia o un rapporto causale fra le lessie, in questo caso pare effettivamente lecito attribuire al ruolo del link un apporto di significato nel testo. Nel secondo caso il collegamento esprime un passaggio o dal generale al particolare o dal particolare al generale e si propone come una sorta di etichetta per una categoria di lessie, in questo caso la funzione che esprime è di carattere prettamente metatestuale, il suo scopo quello di orientare la fruizione del testo e di consentire il più agevole accesso all'informazione.

 

Quello che qui in definitiva notiamo è che gli elementi di orientamento come la barra di navigazione, i segnalibro, la possibilità di consultare una history della navigazione, pur essendo strumenti posti dall'autore, non in tutti i casi possono assumere un ruolo discorsivo, apportare cioè significato nel testo. Il più delle volte gli strumenti ipertestuali a disposizione del lettore hanno semplicemente una funzione di orientamento della fruizione. Se prendiamo poi un tipico elemento di orientamento come gli strumenti di ricerca, dobbiamo dire che indicano l'esatto opposto rispetto a un ruolo discorsivo dell'autore nel testo. Nella funzione di ricerca l'iniziativa è tutta in mano al lettore, egli indica quali informazioni vuole raggiungere, senza curarsi di considerare la proposta che il testo gli propone, il lettore semplicemente verifica la presenza o meno di ciò che sta cercando e accede unicamente a quella sezione testuale che soddisfa la sua ricerca.

 

Parlando di possibilità discorsive degli strumenti ipertestuali bisogna necessariamente considerare il caso della letteratura interattiva. La narrativa interattiva è un settore che ha negli ultimi anni avuto grossi sviluppi. Si tratta di una modalità di narrazione che non intende fermarsi a un'esposizione che lasci passivo il lettore. Al contrario nella narrativa interattiva si considera il coinvolgimento come fattore determinante nel processo di lettura. Si permette al lettore di compiere delle scelte che modificheranno la narrazione.

 

Il coinvolgimento è l'elemento fondamentale di ogni processo d'apprendimento. Una storia è il frutto della concatenazione di eventi legati tra loro da un rapporto di causa ed effetto, disposti secondo un ordine logico-cronologico. Da questa definizione viene tuttavia escluso quell'elemento noto come "l'illusione referenziale", ossia la possibilità di immedesimarsi in ciò che viene narrato. Quanto maggiore è il senso di partecipazione a una vicenda, tanto più intenso è il desiderio di influire sul flusso degli eventi, ed è qui che entra in gioco l'interattività (www.logo2000.it/come_nt/narrativa.html).

 

Sostanzialmente in una narrazione interattiva si può agire in tre modi. Si può immaginare un filo conduttore che leghi gli eventi lasciando poi al lettore il compito di creare la successione degli eventi, la quale, variando, costruisce narrazioni differenti. In altri casi si elabora una linea narrativa che presenti una buona coesione fra le parti e funga da programma narrativo, a quel punto si chiede al lettore di esprimere una preferenza rispetto a un'alternativa di possibili sviluppi della narrazione. In fine si possono creare delle situazioni aperte e chiedere al lettore di intervenire nella stesura vera e propria della narrazione, inserendo dialoghi, delineando scenari, proseguendo un lavoro solo abbozzato dagli autori.

 

Molto spesso questo tipo di narrazione è sviluppato per scopi di intrattenimento. In alcuni casi non è facile distinguere tra narrativa interattiva e gioco. Molto spesso il gioco elettronico costruisce situazioni narrative e chiede al giocatore di vestire il ruolo di un personaggio, compiendo perciò delle azioni nella narrazione. Nel modo dei videogiochi il caso più prossimo alla narrativa è certamente quello dei giochi di ruolo, che tra l'altro già da anni erano presenti su supporto cartaceo. Altri giochi richiedono al giocatore un intervento sostanzialmente basato sull'abilità di interazione dello stimolo-risposta tra occhio e mano. In ogni caso si deve dire che la differenza tra narrativa interattiva e gioco non può trovarsi nel sistema di costruzione della narrazione ma solo nel diverso spessore culturale della proposta. Il risultato è che si utilizzano termini diversi per diversi prodotti sostanzialmente in rapporto al pubblico a cui si riferiscono, o alle modalità di diffusione. Se prendiamo ad esempio un CD come Le Crociate (Le Crociate, 1997), promosso dall'editore come un gioco, ci accorgiamo immediatamente di come questo prodotto sia un eccezionale miscuglio di almeno tre stili che nella tradizione cartacea difficilmente si mescolano: l'opera è un po' gioco, narrazione, ma anche saggio storico. Al giocatore viene innanzi tutto presentata una situazione narrativa: si racconta di un piccolo feudatario francese ribellatosi a Filippo il Bello e da questo imprigionato in una cripta. A questo punto la narrazione è interrotta e perché prosegua si chiede al giocatore di superare una prova: si tratta di volta in volta di armare una catapulta, di costruire una cappella, di orientarsi nel firmamento e altre cose ancora. Per fare questo il giocatore, che in questo caso diventa vero e proprio lettore, deve navigare in una specie di enciclopedia storica delle crociate recuperando delle icone.

Senza soffermarci troppo su questa questione vogliamo insomma mostrare come il coinvolgimento rappresenti la caratteristica fondamentale della narrativa interattiva

 

Esistono comunque diverse esperienze nelle quali la narrativa ipertestuale è praticata con scopi prettamente letterari. L'esperienza più conosciuta e fortunata è quella portata avanti da Michael Joyce. Questo autore è riuscito con diverse opere a proporre lavori ipertestuali ai quali è riconosciuta da lettori e critici dignità letteraria. Bolter, commentando uno dei lavori di Joyce, Afternoon, insiste molto sul fatto che le situazioni narrative sono utilizzate come spazi gravitazionali nei quali si posizionano i diversi personaggi. Costruendo la sua narrazione, il lettore naviga nello spazio gravitazionale di diversi personaggi, a sua scelta decide poi se persistere in quello spazio o abbandonarlo, anche se questa decisione richiede attenzione al lettore perché deve essere in grado di operare la scelta corretta. Il senso di ogni episodio dipende poi dal percorso precedentemente sviluppato dal lettore. Tutte queste caratteristiche del testo sono utilizzate dall'autore per costruire una sua dimensione, per conferire alla lettura degli episodi l'approccio più coerente (Bolter, 1993, 160). Ben presto il lettore si renderà conto di come ogni episodio finisca per gravitare sul personaggio di Peter, soprattutto nella prima fase, per quanto il lettore si dia da fare la lettura gravita su una colazione fra Peter e il suo capo . La costante attenzione che il lettore deve compiere nella lettura porta a vivere una dimensione di lotta con il testo, la stessa lotta che Peter affronta attraverso una serie di telefonate, mai decisive, nel tentativo di stabilire se veramente sua moglie e suo figlio sono morti in un incidente. Insistendo nella lettura, ci si può accorgere come Peter eviti in realtà di fare la telefonata decisiva, eviti di compiere il percorso più breve per raggiungere l'informazione, proprio come il lettore, che non può mai compiere un percorso diretto, ma è costretto a ruotare sugli episodi, che via via vengono per lui a definirsi.

In sostanza si ricava che l'autore di narrativa ipertestuale utilizza le particolarità di un'esperienza di lettura ipertestuale per mettere il lettore in un determinato stato d'animo, che emergerà poi negli stessi episodi della lettura. La particolare forma in cui si presenta il testo orienta fortemente l'esperienza di lettura. Questo deve dirci che la narrativa ipertestuale non può essere la narrativa per ogni genere, al contrario essa si porrà come un genere ben determinato. Come gli antichi canoni di genere essa non concede all'autore di proporre qualsiasi cosa, ma di proporre una testualità fortemente vincolata all'esperienza di lettura a cui porta l'organizzazione testuale. Così come un tempo le rigide caratteristiche del sonetto dirigevano l'autore a utilizzare quella forma letteraria per certi scopi (lirici) e non per altri (tragici), oggi, bisogna riconoscere, che fare una scelta letteraria orientata all'ipertestualità significa volere insistere nel proprio testo su alcuni punti specifici, come il coinvolgimento, il disorientamento, la ciclicità, la vaghezza.

 

Le forti potenzialità di coinvolgimento del lettore portano ad utilizzare la narrativa interattiva all'interno di software per la formazione.

Il maggior vantaggio offerto dalla narrativa interattiva è la possibilità di compiere delle scelte e verificarne le conseguenze. Come per i video giochi anche nei programmi per l'apprendimento e la formazione non è facile distinguere gli elementi narrativi da quelli nozionistici o tecnici, ma questa è la conseguenza delle opportunità offerte dal digitale. Questo tipo di  software pone l'utente in una serie di situazioni e gli domanda di reagire, chiede di affrontarle, di risolvere dei problemi. Registrata la scelta dell'utente il programma ha la possibilità non solo di indicare se l'opzione applicata era giusta o sbagliata ma, può mostrare l'insieme dei fattori messi in gioco dalla scelta e la loro evoluzione. L'immedesimazione è quindi completa: l'apprendimento è perciò basato sull'esperienza, anche se si tratta di un'esperienza simulata.

Queste osservazioni ci mostrano chiaramente come buona parte del ruolo giocato dalla struttura ipertestuale, nel caso di una testualità narrativa, sia legato alla possibilità di coinvolgere il lettore in un'esperienza, di farlo agire e di fargli sperimentare le proprie scelte.

Rifacendoci a Bettetini avevamo definito il ruolo della struttura ipertestuale come ruolo di definizione dello spazio agito.

In pratica lo spazio agito rappresenta la strategia testuale tramite la quale l'autore prevede la molteplicità dei percorsi di fruizione, organizzando una testualità sensata. Non ha senso sostenere la possibilità nell'ipertesto di una lettura non-lineare, completamente libera da vincoli, in realtà ogni ipertesto presenta passaggi obbligati, punti fermi che orientano le azioni di lettura del lettore. Bisogna notare che a livello micro, a livello delle singole lessie, l'ipertesto non rifiuta in nessun modo la linearità: l'informazione essenziale è ancora gestita in modo lineare. Semplicemente la struttura ipertestuale si pone come ulteriore passaggio ordinativo delle sequenze lineari. Anche nel testo a stampa le sequenze lineari sono ordinate e correlate fra loro, nell'ipertesto la correlazione non è rigida ma consente diverse configurazioni. Evidenziare il ruolo dello spazio discorsivo nell'ipertesto significa notare che, scegliendo come indicare all'utente queste diverse possibili configurazioni, l'autore non compie un'operazione neutra, ma al contrario una scelta portatrice di senso nel testo. Sembrerebbe di poter in definitiva concludere che:

 

La predisposizione di una connessione tra due blocchi informativi equivale alla rappresentazione del collegamento concettuale tra le due porzioni: l'ipertesto in questo caso non comunica soltanto un insieme di informazioni, ma anche l'esistenza di un legame tra le unità (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 107).

 

Questo fatto è dimostrato dalla coesione che lega tutti gli elementi nel testo. Gli elementi attivi dell'ipertesto, i link, i nodi testuali, comunicano tramite la loro forma, la loro posizione sulla pagina, il loro ordine nella struttura reticolare. Non è indifferente consentire un'opzione al primo passaggio o solamente in seguito ad altri. Quello che ci resterà più in là da chiarire è se l'apporto di senso della struttura ipertestuale sulle lessie lineari sia solo di carattere fruitivo, cioè indirizzi la fruizione, o intervenga anche sull'interpretazione del contenuto.

 

 

 

 

 

 

 

3.3.5 L'ipertestualità come strutturazione non discorsiva.

 

Abbiamo visto le modalità con le quali l'autore interviene nell'organizzazione dell'ipertesto. Innanzitutto registriamo come la possibilità per l'autore di intervenire sul testo sia ancora fortemente presente. Si può parlare della libertà del lettore di costruirsi un personale percorso solo una volta chiarito che l'autore svolge in ogni caso un ruolo determinante nel costruire i percorsi possibili. Vanno comunque notate alcune cose.

 

Innanzi tutto rileviamo come queste possibilità di intervento dell'autore siano solo in parte di ordine discorsivo, cioè incisive nella produzione di senso. Gran parte delle azioni che l'autore compie sulla struttura ipertestuale hanno una finalità di carattere grafico, o comunque di costruzione di un interfaccia agevole per il lettore. Le operazioni di contenuto, cioè di espressione di un determinato senso della realtà, sono spesso ancora svolte dal testo lineare. La struttura ipertestuale si pone semplicemente come apparato di gestione dell'informazione, con l'obbiettivo di favorirne l'accesso più agevole.

Notiamo inoltre come l'analisi svolta da Bettetini si riferisca principalmente a ipertesti chiusi. Cioè a opere su CD che hanno comunque un limite definito e i cui contenuti sono curati, se non da un solo autore, da una unica equipe.  Bettetini non considera più di tanto il caso dell'ipertestestualità applicata a una rete universale. In concreto ci riferiamo alla realtà di Internet; secondo un approccio teorico facciamo riferimento a un aspirazione universale che comunque non può mancare nelle prospettive di una organizzazione testuale che operi con modalità ipertestuali. Sottolineiamo insomma che nelle linee programmatiche, nelle promesse dell'ipertesto, nelle caratteristiche che portano a sceglierlo come medium, è insita la tendenza a porsi come medium universale, come supporto alla conoscenza capace di ricondurre a sé l'universalità delle testualità prodotte dall'uomo. Non considerare l'ipertesto sotto questo aspetto porta a non cogliere completamente che tipo di esigenze un utente vorrebbe fossero risolte da un ipertesto. Stiamo sostenendo insomma che l'analisi dell'ipertestualità non può fermarsi all'individuazione delle operazioni in grado di consentire all'autore un intervento nella costruzione del discorso. Vista solo sotto questo aspetto l'ipertestualità dimostra grossi limiti e dovrebbe essere ridotta ad una modalità di fruizione di testi poco più libera, e probabilmente più confusa, di quella lineare.

Ledgerwood dopo un'analisi su diversi CD conclude che l'ipertestualità è poco più di letteratura multimediale. Infatti il percorso di lettura risulta libero in quanto a possibilità di scegliere modalità diverse di fruizione, ma non in quanto a possibilità di modificare il significato del testo (Ledgerwood, 1999, 51).

 

In effetti se analizziamo gli ipertesti presenti a oggi dobbiamo rilevare come si caratterizzino sostanzialmente o come strumenti di archivio e gestione dell'informazione o come narrazioni di svago prive di pretese discorsive forti, cioè prive di intenzione esplicativa nei confronti della realtà. Le stesse riflessioni che Bettetini propone, a conclusione della sua ricerca, confermano l'idea che il valore aggiunto che l'autore porta al testo attraverso l'organizzazione ipertestuale sia da considerarsi principalmente di carattere fruitivo. Egli scrive:

 

Lo spazio logico, infatti, costituisce il luogo di effettiva non linearità dell'ipertesto, lo spazio che ne ospita la struttura reticolare e quindi, il livello dove si situa la logica di organizzazione dei contenuti dell'ipertesto. Il progetto autoriale nell'ipertesto, alla luce delle caratteristiche rilevate si colloca, quindi, in prima istanza a un livello profondo della costruzione ipertestuale, che precede la sua manifestazione. Il progetto autoriale, inoltre, proprio per il suo collocarsi in primis nello spazio logico si situa a un livello che va oltre il nodo, nelle strutture di accorpamento dei singoli segmenti. Si tratta, cioè, di un progetto metatestuale, che occupa uno spazio virtuale di mediazione più volte affiancato a quello del palinsesto dei programmi televisivi (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 145).

 

Nel mondo della critica testuale applicata all'ipertestualità si è innescato tutto un dibattito relativamente al giusto ruolo da attribuire alla struttura dell'ipertesto. Alcuni autori, come ad esempio Landow, sono portati a negare il ruolo significante della struttura ipertestuale (Landow, 1997). Altri autori, come Cavallo e Chartier, affermano l'importante ruolo della struttura nella retorica ipertestuale (Cavallo, Chartier, 1995). Secondo la prima prospettiva la struttura dei collegamenti fra le lessie non apporta nuovo significato al testo. Nella seconda prospettiva, di impronta olistica,  l'ordine logico delle connessioni è considerato come determinante nella formazione del senso testuale. Sostenitori della seconda prospettiva sono ad esempio David Kolb e Douglas.

 

Kolb è autore di un famoso lavoro filosofico, intitolato Socrate nel labirinto, che egli ha redatto sia sotto forma tradizionale che sotto forma ipertestuale. Confrontando i due lavori, la sua conclusione è stata che le due opere possedevano, nel risultato argomentativo, una certa diversità di senso (Kolb, 1997).

Douglas ha invece insistito molto nei suoi lavori su una prospettiva olistica. Ogni parte testuale deve trovare senso solo una volta definita la sua appartenenza al tutto. Procedendo lungo la linea di lettura il lettore formulerà delle ipotesi relativamente a ogni singolo elemento egli incontri nella lettura. Ogni elemento dovrà confermarsi o negarsi procedendo lungo la lettura. Questo ci dice che il senso complessivo del testo, come di ogni singolo elemento, in realtà rimane sospeso fino a che non sia data conclusione all'operazione testuale. Inoltre, ogni elemento risulterà delineato in virtù delle relazione che vengono a porsi con tutti gli altri elementi e con la totalità. Il risultato è che dovremo definire il senso degli elementi di un testo riferendoci alla posizione, di prossimità e di ruolo, che instaurano con tutte le altre parti testuali (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 58).

 

Queste osservazioni, che Douglas usa per sostenere la fondamentale valenza significativa apportata dalla struttura dei collegamenti, a noi paiono in realtà contraddire questa prospettiva. A ben vedere l'operazione di lettura, così come Douglas la descrive, è la tipica operazione di lettura che viene compiuta su un testo lineare. Non è detto che il lettore di ipertesti debba compiere le stesse operazioni, anzi, a nostro avviso, è più logico pensare che un lettore che si trovi d'innanzi a una struttura testuale che non permette di riconoscere un legame forte fra le parti collegate, rinunci a  considerare il testo come un'unità, e lo interpreti piuttosto come un insieme di singole unità testuali. Vogliamo dire che il lettore, di fronte a collegamenti ipertestuali che non senta come legami logici, non sia portato necessariamente a sobbarcarsi il forte peso cognitivo di raggiungere, nella prosecuzione della lettura, l'unità logica del testo; più facilmente egli interpreterà la struttura testuale dinnanzi a sé, non come un'unità ma come la catalogazione di una serie di unità testuali differenti.

Ovviamente, proprio perché l'ipertesto chiede una forte iniziativa del lettore, bisognerà notare che non tutto dipende dalla struttura ipertestuale, un certo ruolo potrà essere giocato dalle capacità del lettore. Alcuni lettori saranno in grado di sostenere un lavoro cognitivo maggiore di altri e quindi interpretare come significativa una struttura che altri potrebbero sentire eccessiva, fonte di confusione. In ogni caso bisogna ammettere che molto spesso le strutture ipertestuali non si propongono con un vero ruolo significativo, ma semplicemente come indici catalogativi.

 

In un suo intervento, Federico Pellizzi nota come in tutta la storia della critica testuale all'ipertesto si sia sempre trascurato di guardare l'ipertesto come un genere discorsivo Federico Pellizzi. Come tutti i generi, quello lirico, tragico, quello comico, anche l'ipertesto dovrebbe essere definito in base alla visione della realtà che determina, in base alle modalità di organizzare la percezione del mondo. Il genere discorsivo proposto dall'ipertesto viene da Pellizzi definito come architettonico, intendendo che l'ipertesto è quel genere discorsivo che da una organizzazione, una strutturazione all'informazione che presenta. Questa concezione dell'ipertestualità pare confermata dalla caratteristica delle codifiche per marcatura (SGML, HTML, XML) attraverso le quali si costruiscono gli ipertesti, soprattutto su Internet.

Analizzando le strategie di utilizzo di questa discorsività architettonica si possono notare, secondo Pellizzi, tre generici tipi di approccio. Il primo, di tradizione computazionale, si fonda sulla lemmatizzazione, che si esplicita in un modello di interrogazione, di ricerca, a partire dalle unità semantiche, ma anche sintattiche, che compongono il testo. Il secondo, onomasiologico, ha come obbiettivo di proporre l'oggetto ordinandolo secondo la sua appartenenza ontologica, questo modello si esplicita nella organizzazione per menu. In linea con questa modalità di organizzare l'ipertesto ve n'è un'altra, che ha sempre come obbiettivo l'indicazione di un percorso strutturato, ma che conviene distinguere dalla prima per la frequenza con cui viene proposta. Si tratta di una modalità semasiologica che presenta l'informazione ordinandola in base ai concetti di appartenenza, e si esplicita in una organizzazione architettonica gerarchica (Pellizzi, 2000).

Questo intervento sembra confermare l'idea che la struttura dell'ipertesto non debba essere intesa come elemento apportatore di senso. Il suo ruolo é piuttosto quello di ordinare le parti del testo e di inserire ciascuna di esse all'interno di una catalogazione che consentirà al lettore di accedere alle sezioni per lui più significative.

 

Il nostro ragionamento era partito dalla analisi del ruolo dell'autore nella costruzione del percorso di lettura offerto dall'ipertesto. Riprenderemo brevemente il discorso ancora da questo punto.

Bettetini nota come gli autori che si rifanno all'idea di non-significatività della struttura logica, tendono a concordare con la definizione di ipertesto come scrittura non-lineare (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 56). In effetti questo approccio permette di insistere sulla libertà del lettore nella costruzione di una personale struttura logica, evidenziando di conseguenza la mancanza di un vero ordine logico portato dalla struttura testuale. Eppure il ruolo dell'autore non scompare completamente. Bisogna riconoscere che il testo proposto è frutto di alcune scelte testuali e i percorsi di lettura offerti possono essere multipli ma mai completamente privi di ordine. La prospettiva dell'ipertesto come di un testo non ordinato non è accettabile, non è giustificato parlare dell'ipertesto come di una forma completamente libera di lettura, Bettetini è quindi portato ad affermare la valenza signifcativa dell'ordine di organizzazione logica nell'ipertesto. Egli scrive:

 

Il vero contenuto dell'ipertesto, il vero apporto originale alla conoscenza è costituito non tanto dalle unità testuali che lo compongono, quanto dai legami che vengono istituiti fra di esse. La sua essenza è quella di essere un documento costituito di rimandi tra le parti che lo compongono e da legami interni alle varie parti (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 16).

 

Per affrontare il tema del valore, significativo o meno, della struttura logica dell'ipertesto abbiamo voluto partire dalle analisi di Bettetini. Questa scelta è legata al buon giudizio che abbiamo del lavoro di Bettetini. Egli è, per quanto a nostra conoscenza, lo studioso che ha saputo meglio chiarire il ruolo dell'autore all'interno della costruzione di un ipertesto. Tuttavia proprio le sue considerazioni evidenziano come, il più delle volte, l'intervento dell'autore, nell'ordinare la struttura dei collegamenti, ha come scopo quello di fornire al lettore una accessibile e funzionale base di fruizione delle informazioni contenute nel testo. Lo stesso Bettetini paragona l'ipertesto a una plancia di comando, a uno spazio offerto al lettore per la gestione della testualità (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 75).

 

In conclusione riteniamo che, volendo definire il ruolo della struttura ipertestuale, sia più corretto considerarla come una forma catalogativa dell'informazione testuale, che non ha in se stessa nessun ruolo di apporto significativo. Dire questo non significa affermare che la forma ipertestuale non possa essere usata in funzione narrativa o discorsiva, esistono esempi nei quali la struttura ipertestuale è adoperata con intenti stilistici, tuttavia questa modalità di utilizzo dell'ipertestualità non è di certo né la più diffusa né quella con la quale entriamo quotidianamente in contatto. E' necessario insomma distinguere l'ipertestulità utilizzata con scopi letterari (narrativi ma anche ludici o formativi) dall'ipertestulità di uso quotidiano, che ha come suo primo obbiettivo quello di dare ordine alla grande massa d'informazioni con la quale ogni giorno entriamo in contatto. Non chiarire questa distinzione può portare a compiere errori di critica grossolani, dando troppo peso alla novità dell'ipertesto, ipotizzando una capacità argomentativa dell'ipertesto che non esiste, almeno a oggi.

 

3.3.6 L'ipertestulità come struttura catalogativa.

 

A ben vedere, parlando del ruolo della struttura dei collegamenti, si devono distinguere diverse modalità di organizzare i collegamenti. La struttura dei collegamenti può essere nascosta o palese. I possibili collegamenti possono essere proposti di volta in volta, in seguito alle scelte operate dal lettore, oppure venir presentati tutti in un unica sezione, ponendo il lettore di fronte alla più libera scelta. Nella concreta organizzazione di un ipertesto, difficilmente queste due modalità si presentano in modo del tutto distinto, solitamente vengono integrate fra loro. Ad esempio, alla barra di navigazione, che presenta caratteristiche palesi, si associano collegamenti tramite parole calde, collegamenti che fanno leva su analogie semantiche e che funzionano come espansioni dell'informazione espressa da un termine. Ad esempio i menu e le barre di navigazione non rappresentano mai del tutto strutturazioni completamente palesi. Ogni voce di menu, una volta attivata, presenta al suo interno un ulteriore ventaglio di scelte. In questo modo si attua la più classica delle organizzazioni dell'informazione, ordinando i dati dal generale al particolare.

Per quanto riguarda le funzioni svolte dai link nella struttura, possiamo individuare due diverse possibilità: il link può presentarsi come una associazione semantica o una espansione di significato (Scavetta, 1992, 174). Nel primo caso il collegamento indicherà un legame di analogia, o di ordine causale, fra gli elementi collegati, nel secondo caso esso svolgerà piuttosto un ruolo metatestuale, presentandosi come un'etichetta, come una direzione di lettura indicata al lettore. Nel primo caso si può scorgere nel link un ruolo di nesso logico, nel secondo caso il link esprime solo un passaggio o dal generale al particolare o dal particolare al generale, il suo scopo quello di consentire il più agevole accesso all'informazione.

Queste due possibilità di utilizzo del link si possono chiaramente accostare ai due tipi di strutture di presentazione dell'ipertesto che abbiamo sopra menzionato. Come detto non si può pretendere di trovare nella realtà esempi di ipertesti organizzati solo in un modo o solo in un altro, necessariamente le due strategie si compensano, e spesso si trovano a collaborare.

 

Detto questo, si può notare facilmente come le due opposte modalità di organizzare la struttura, rappresentino due opposti modi di porsi nei confronti del testo. Nel primo caso non si rinuncia a proporre un propria interpretazione dell'ordine testuale, pur continuando a consentire al lettore di operare delle scelte; nel secondo caso si demanda sostanzialmente al lettore la funzione di ordinare il testo e di raggiungere le sezioni testuali che più ritenga utili alla sua necessità conoscitiva. La prima modalità è completamente discorsiva, la seconda catalogativa. Ora, per quanto queste due modalità non si presentino mai in modo puro, perché nessuna delle due da sola è sufficientemente funzionale, noi sosterremo che attualmente l'ipertesto sia usato fondamentalmente con la seconda configurazione. O meglio, qualora l'ipertesto venga usato per scopi conoscitivi, per accrescere la propria conoscenza relativamente ad un fatto, esso assume forma catalogativa, come struttura atta a gestire l'informazione in modo funzionale. In funzione discorsiva l'ipertesto è usato unicamente con scopi narrativi, ludici e in generale come strumento di svago.

 

Se si analizzano gli ipertesti con cui entriamo quotidianamente in contatto, gli ipertesti che usiamo per il lavoro, per aggiornarci o per comunicare, quindi sostanzialmente gli ipertesti in rete, più qualche opera multimediale su CD, dobbiamo notare come, in questi casi, i link non abbiano valore argomentativo. Essi hanno un rapporto sostanzialmente neutro con i contenuti, il massimo valore argomentativo che possono sostenere è quello di rilevanza. In un ipertesto la struttura dei collegamenti può concedere più rilevanza a un elemento piuttosto che a un altro, per il resto la funzione dei collegamenti è legata alla necessità di facilitare la fruizione. Dal lettore di ipertesti il fatto che un elemento sia messo sotto una categoria di collegamento non è visto come un'implicazione di realtà ma solo di fruizione, come una modalità di organizzare l'approccio alla consultazione delle informazioni offerte dall'ipertesto.

 

Giustamente Pellizzi nota che non a caso i linguaggi utilizzati per la costruzione di ipertesti, soprattutto su Internet, sono linguaggi di marcatura. Come noto HTML è una specificazione di SGML (Standard Generalized Markup Language) che è un linguaggio generico di marcatura degli elementi testuali. In pratica SGML permette di costruirsi dei tag di marcatura da assegnare alle varie sezioni del testo. Ad esempio è possibile distinguere i paragrafi dai titoli, oppure assegnare a una serie di termini lo steso tag permettendo al programma che leggerà il linguaggio di riconoscerli come elementi che assolvano ad una stessa funzione. L'HTML utilizza queste potenzialità, oltre che per "impaginare" il testo, per individuare gli elementi che fungono da link, introducendo così opportunità ipertestuali; tuttavia rispetto a SGML HTML diventa un linguaggio più rigido, perdendo la possibilità di istituire tag personalizzati. XML, che è il linguaggio di marcatura che meglio si candida a superare HTML, riacquista questa opportunità, consentendo di introdurre nella organizzazione ipertestuale più agilità e consentendo di accedere ai dati sottostanti. Come SGML XML è infatti un linguaggio di marcatura che fonda la sua filosofia sulla possibilità di istituire tag personalizzati e di organizzare il testo su diversi livelli, dichiarando in momenti diversi la struttura, i contenuti, lo stile di visualizzazione, la struttura dei link.

In pratica ciò che emerge è che organizzare un ipertesto non significa altro che individuare nel testo le funzioni delle sue varie parti. Marcando gli elementi di un testo, si permette a un programma di leggere il loro ruolo e la loro posizione nel testo, si fornisce insomma una catalogazione del testo.

 

In realtà è opportuno chiarire la nostra posizione. Abbiamo fin qui sostenuto che la struttura ipertestuale, per come viene comunemente utilizzata, soprattutto in relazione alla gestione della conoscenza, sostanzialmente non apporta ulteriore significato al testo. Questo è sicuramente vero in relazione ai singoli contenuti di un ipertesto, e, se consideriamo l'ipertesto come rete universale, dovremmo dire ai singoli contenuti reperiti durante una navigazione ipertestuale. Tuttavia non significa che l'utilizzo dell'ipertesto come tecnologia di gestione della conoscenza, diversa in particolare dal libro stampato, non condizioni il rapporto generale che si ha con la conoscenza e la concezione che ci si forma del reale.

Utilizzando l'ipertesto si accede rapidamente all'informazione che si vuole ottenere, senza l'obbligo di considerare l'intero contesto testuale. L'immagine della conoscenza che ne passa è di tipo atomista: esistono tante parti che posso ordinare in varie strutture, a seconda della necessità presente, con un valore della conoscenza non trascendentale ma relativistico. L'ipertesto, anche nei casi in cui assume valore discorsivo, si pone comunque come lettura a più percorsi. Nulla mi garantisce che a una seconda lettura io sia in grado di riprodurre lo stesso percorso, di collegare gli stessi elementi. In questo senso l'ipertesto si pone come lettura effimera, sempre legata a scelte presenti. Se poi l'ipertesto si pone come struttura catalogativa, offrirà sempre un senso testuale legato all'esigenza presente, perché ogni volta costruirò il mio testo solo a partire dalle esigenze attuali. La cosa appare ancora più forte considerando l'ipertesto come rete universale interattiva, come una testualità sempre in movimento, sempre accresciuta di continui apporti. In questa prospettiva la conoscenza si comunica come qualche cosa di ben poco trascendentale, e si presenta piuttosto come la risposta attuale (se si ha molta fiducia nella propria tecnologia di gestione e reperimento si potrebbe azzardare a dire: "la miglior risposta attuale") a ciò che attualmente, hic et nunc, sento come un problema.

Torneremo più avanti sul problema, quello che in questo momento è necessario evidenziare è come si debba distinguere tra l'effetto che un ordine ipertestuale può avere sui singoli contenuti di conoscenza e la sua ricaduta sulla concezione generale della conoscenza, sulla metafora interpretativa della realtà.

Rispetto ai singoli contenuti l'ipertestualità non ha una forte possibilità di intervenire sul significato testuale. Rispetto alla concezione generale della conoscenza e della realtà può darsi che l'impatto di questo mezzo sia più forte, ma questo dipende dal suo grado di convergenza con la nostra vita, e la cosa investe questioni di ordine socioeconomico.

 

3.4 Le funzioni dell' ipertesto.

 

Il testo tradizionale, tramite la sua esposizione lineare, ha come scopo la costruzione di un senso relativamente a un argomento, a un tema, a una problematica. Da un certo punto di vista la funzione del testo è di compiere un lavoro che il lettore non ha le capacità o il tempo di fare, di fornire un prodotto già lavorato relativamente ai molteplici dati di un problema. Se leggo un libro sulla rivoluzione francese mi aspetto che l'autore abbia compito un lavoro sulle fonti e sulla tradizione legata a quel avvenimento, e che abbia ragionato sulle più corrette interpretazioni da dare al fatto. L'ipertesto, in quanto lettura multilineare, chiede al lettore di intervenire nella costruzione di senso. L'autore di ipertesti potrebbe compiere un lavoro di raccolta delle fonti, ma, almeno secondo l'interpretazione dell'ipertesto come discorso polifonico, dovrebbe lasciare al lettore lo spazio per operare la propria costruzione di senso all'interno della testualità offerta. Se il passaggio da una porzione del testo all'altra non è percepito dal lettore come significativo, come detentore di una funzione discorsiva, egli sarà portato, più che a sovraccaricasi il peso cognitivo di costruirsi questo legame di senso, a utilizzare la struttura ipertestuale come una struttura ordinativa della fruizione. Questo porta, o a non considerare l'ipertesto come una struttura significativa, ed allora si cercherà sostanzialmente il senso riferendosi solo alle singole lessie, oppure a percepire la forte relatività del percorso di lettura di volta in volta intrapreso.

 

 

 

 

 

 

 

3.4.1 Il ruolo della editoria multimediale.

 

Per meglio capire le modalità con le quali i lettori si avvicinano all'ipertesto, e verificare quanto fin qui detto, andiamo a vedere la situazione generale dell'editoria multimediale nel nostro paese. Parlare di editoria multimediale significa sostanzialmente parlare del mercato dei CD-Rom. Da qualche tempo gli editori si stanno buttando su un nuovo mercato, quello del libro elettronico, un mercato che permetterà agli editori di saltare la distribuzione e di consegnare al cliente il prodotto, direttamente attraverso la rete; tuttavia questo segmento è talmente giovane che è impossibile valutarlo partendo da dati reali.

Per quanto riguarda il mercato dei CD-Rom bisogna distinguere due grandi aree di genere: games e non-game. Nel 1999 queste due aree totalizzavano rispettivamente un mercato di 220 e di 190 miliardi di lire. Nell'area non-games la parte del leone è fatta dal segmento professionale, con una forte prevalenza dei titoli giuridici (76% del volume di affari); la restante fetta di mercato è coperta dai generi archivi-stampa, economico-finanziario, formativo (www.anee.it/ricerche). Oltre al segmento professionale esiste un segmento orientato al consumo familiare. In questo caso i titoli principali sono legati ai generi arte, storia, enciclopedico, educazionale, e in genere culturale. Nonostante l'ancora scarso interesse del mondo della scuola, un'ampia maggioranza dei titoli non-game e non-professionali presenta caratteristiche educative o culturali. Bisogna naturalmente osservare che, anche a partire dall'effetto stupore che provoca l'innovazione tecnologica, anche i titoli culturali presentano caratteristiche che portano a collocarli a metà tra il genere culturale e quello d'intrattenimento. Spesso queste opere sfruttano media, come quelli audio e di animazione, che alleggeriscono molto la fruizione dei loro contenuti. Presentazioni accattivanti, giochi e narrazioni, rendono piacevole da consultare anche l'opera culturalmente più impegnata. Nel caso dei titoli per bambini abbiamo spesso il percorso inverso, qui la tipica presentazione a mo di videogioco propone in realtà contenuti educativi.

 

E' interessante notare come la messa sul mercato di questi nuovi prodotti editoriali abbia richiesto la considerazione di nuovi canali di distribuzione. I titoli professionali posseggono loro canali a parte, per quanto riguarda gli altri, gli editori hanno inizialmente portato i loro prodotti in quelli che erano i tradizionali canali di distribuzioni, cioè le librerie. Di fronte a risultati inferiori alle aspettative si è però poi affermato, come nuovo canale di vendita, quello dell'edicola. La distribuzione in edicola ha portato all'abbassamento dei prezzi, permettendo all'editore di puntare su alcuni titoli particolari, per i quali pianificare il lancio (www.between.it).

L'affermarsi di questo nuovo canale evidenzia il carattere non discorsivo, non argomentativo, delle opere ipertestuali. L'edicola è infatti il luogo del consumo leggero, dell'attualità, della cultura non necessariamente bassa, ma comunque di intrattenimento. La libreria propone un approccio al testo più meditativo, più reverenziale.

 

Per quanto riguarda Internet bisogna notare come gli investimenti maggiori del mondo editoriale si siano rivolti al settore dell'informazione. Gli editori hanno puntato sulla costruzione di siti collegati a testate giornalistiche o comunque su siti portale, che ormai si propongono in rete, certamente come ponti per la navigazione personale ma sempre più spesso come archivi di informazione già selezionata ed ordinata, con un forte influsso dell'attualità. Pochissimi sono stati gli investimenti in settori quali quello narrativo. E' interessante notare che se si osserva la realtà dei siti con contenuto narrativo si troverà che la quasi totalità dei siti propone opere che presentano una testualità rigidamente lineare. Esistono pochissimi ipertesti letterari disponibili in rete.

 

Nel 2001, innanzitutto per iniziativa della Mondadori, si è aperto un nuovo mercato per l'editoria multimediale. Con l'apparizione sul mercato italiano degli e-book, piattaforme elettroniche per la registrazione e lettura di testi, gli editori si stanno preparando a una nuova forma di distribuzione dei loro prodotti. I testi vengono direttamente distribuiti in rete, sono scaricabili su una piattaforma, PC o e-book, e possono essere letti utilizzando particolari programmi di lettura. Questo nuovo modo di fornire testi preannuncia che in futuro ogni tipo di testo potrà essere costruito e consultato in formato elettronico: questa potrebbe essere una ottima opportunità per l'affermarsi di una forma testuale di tipo ipertestuale. In parte questo avverrà certamente, ogni testo, anche su carta, offre collegamenti ipertestuali, come note o indici; la forma digitale faciliterà l'uso di strumenti di questo tipo incrementandone la diffusione e l'utilizzo. Quale sarà esattamente lo sviluppo di questo nuovo medium è difficile a prevedere, è comunque lecito chiedersi fino a che punto potrà affermarsi la modalità ipertestuale e fino a che punto prevarrà quella lineare.

Innanzi tutto c'è da notare come i programmi di lettura presenti fino ad ora sul mercato non offrano potenzialità ipertestuali particolarmente significative. Sia Acrobat Reader che Microsoft Reader permettono al lettore di inserire segnalibri, di evidenziare sezioni del testo o di inserire delle note, ma tutto questo partendo da una logica ancora lineare, che non punta a rompere la rigidità del testo. Questa cosa potrebbe però motivarsi nella necessità, per un prodotto ancora sostanzialmente nuovo, di offrirsi alla potenziale utenza in una forma che risulti familiare e che non spaventi.

Per quanto riguarda i futuri sviluppi dell'e-book, gli analisti preferiscono non sbilanciarsi, non si può prevedere come saranno organizzate queste piattaforme fra tre anni. Una cosa che si può però dire è che il settore più promettente di questo mercato sarà certamente quello dei testi scolastici, di formazione e di educazione per l'infanzia (Malagnini, 2001). E' facile immaginare come questo tipo di tecnologia consentirà di organizzare e coordinare fra loro una ampia gamma di testi. Si può ad esempio immaginare corsi costruiti non più a partire da un singolo libro di testo, ma da un'intera biblioteca multimediale, fortemente orientata all'interattività, nei quali lo studente potrà intervenire con più libertà e spazio di iniziativa nella costruzione del percorso didattico.

La McGraw-Hill sta lavorando molto su questo versante, così come Britannica.com e Questia, due grosse librerie elettroniche (Malagnini, 2001).

In pratica ne emerge una caratterizzazione della tecnologia ipertestuale fortemente orientata verso la gestione della conoscenza, verso l'organizzazione di più testualità che rimangano però, singolarmente prese, ancora lineari.

 

3.4.2 L'ipertesto nella rete.

 

Gli ipertesti chiusi (cd, opere narrative) consentono maggiormente all'autore di istituire percorsi di lettura. Nel caso della narrativa è possibile sfruttare gli effetti della fruizione ipertestuale come elementi estetici, e di portare questi elementi in rafforzo al contenuto narrativo; ad esempio si può spingere il lettore verso sensazioni di spaesamento, di indefinitezza, di tensione esplorativa e allo stesso tempo narrare eventi, descrivere  personaggi, caratterizzando la storia a partire da queste stesse sensazioni. I CD multimediali, quando non sono opere per utilizzo professionale, come quelle giuridiche o geografiche, hanno generalmente un contenuto a metà tra l'intrattenimento e il culturale, numerose sono le opere legate a singoli artisti, a un'epoca storica, a un paese o comunque a un argomento di interesse culturale presentato nella maniera più accattivante possibile. In questi casi, se buona parte della organizzazione dell'ipertesto è pensata per rendere agevolmente accessibili le informazioni, con funzione catalogativa, è ancora possibile per l'autore proporre dei percorsi di lettura partendo proprio dalla struttura ipertestuale. Ad esempio chiedendo al lettore di costruirsi un percorso attraverso le opere dell'artista, dalle quali si potranno poi attingere anche informazioni bibliografiche, oppure individuando come nodi fondamentali dell'ipertesto, come passaggi quasi obbligati della navigazione, alcuni personaggi chiave o alcuni eventi ritenuti imprescindibili o fondativi. Viene insomma utilizzata la struttura ipertestuale in modo da evidenziare certe relazione fra i contenuti privilegiandole rispetto ad altre, e costruendo dunque a partire da esse un qualche discorso. In pratica il percorso ipertestuale attraverso il quale il lettore giunge alle informazioni può influire sul senso del testo.

Entrando invece in una rete universale, come è Internet, l'ipertestualità come viene ripensata? In effetti si può notare un diverso assestamento della struttura ipertestuale se si considerano gli ipertesti con forma chiusa o al contrario all'interno di un'ampia rete di ipertesti.

 

L'ipertesto sulla rete subisce in qualche modo un irrigidimento, perde funzionalità ipertestuale. Nel caso concreto, nell'esempio di Internet, questo fatto è dovuto a più fattori. Uno di essi è certamente di tipo tecnico. L'HTML, il linguaggio attraverso il quale si visualizzano tutte le pagine WEB, non offre altissime potenzialità ipertestuali. La semplicità di questo linguaggio è tra i fattori che hanno determinato il rapido sviluppo di Internet, rendendo facile a chiunque poter inserire il proprio sito in rete. Tuttavia questa semplicità presenta anche dei limiti; basti dire che l'unico tipo di link che l'HTML permette è quello unidirezionale, e che quindi ogni singola direzione di collegamento che l'autore intenda inserire nell'ipertesto deve essere manualmente indicata sull'elemento testuale che si intende collegare.

Oltre all'elemento tecnico bisogna però riconoscerne uno legato al porsi stesso di una ampia rete ipertestuale. L'ipertesto ha per sua naturale aspirazione l'universalità: se la forza dell'ipertesto è l'esplicitazione dei collegamenti, ogni testo dovrebbe essere collegato. Quando però la rete ipertestuale diventa ampia, la struttura ipertestuale cessa di avere una funzione discorsiva e assume un ruolo principalmente catalogativo. In Internet non è possibile navigare partendo dai testi stessi, passando da un testo al successivo: l'eccessivo numero dei percorsi possibili porterebbe inevitabilmente a perdersi.

Per ovviare a questo inconveniente esistono i motori di ricerca. Questo tipo di siti non è nato con Internet, tuttavia in pochi anni essi hanno avuto un ampio sviluppo. Oggi si accede alla rete solo passando per essi, e non potrebbe essere altrimenti. Il motore di ricerca analizza la richiesta di un singolo contenuto e individua i siti, o le sezione di siti, che, secondo la sua memoria, presentano quel contenuto. In questo modo è tolta funzionalità discorsiva alla organizzazione ipertestuale e semplicemente si utilizza la rete dei collegamenti come indice catalogativo, rinviando a sezioni testuali classicamente lineari.

In effetti è in questo modo che noi usiamo, per la gran parte dei casi, la rete di Internet: siamo alla ricerca di un contenuto, di un'informazione, la reperiamo attraverso la rete ma poi accediamo a essa in forma completamente lineare. La maggior parte dei siti sulla rete sono organizzati per soddisfare questo tipo di utilizzo. Essi non sfruttano la loro forma ipertestuale per produrre alcun senso, semplicemente ordinano, nel modo che ritengono più fruibile, una serie di contenuti, presentati poi singolarmente in ordine lineare.

 

In realtà il collegamento rimane sempre l'elemento fondamentale di una organizzazione ipertestuale, anche qualora la si consideri all'interno di una rete estesa come Internet. Quello che si è visto è che in questi casi il link non assolve a un ruolo argomentativo, ma piuttosto catalogativo. Il link non potrà essere considerato come un nesso logico, come indice di causazione o conseguenza fra le lessie collegate, tuttavia esiste una funzione svolta dal link che non gli può essere tolta. Il tipo di link, la posizione e la visibilità che occupa, individua il tipo di accesso che a una sezione testuale si intende riservare. In Internet diventa fondamentale capire quale peso possegga ogni nodo-pagina sulla rete, di quale possibilità di accesso disponga e, di conseguenza, chi ne controlli l'accesso. Analizzando Internet il discorso sulla struttura ipertestuale passa da un ambito di critica testuale ad uno tecnico e pragmatiico. Il discorso da letterario, rivolto cioè a cogliere le scelte di un autore, diventa di necessità tecnico (quali sono le possibilità e i limiti della tecnologia della rete) e politico economico (chi può gestire gli accessi e in virtù di quali discriminanti).

Ad esempio é chiaro, che i motori di ricerca, gestiti da società private, con la necessità di trarre guadagno dai servizi offerti, privilegeranno, nella presentazione dei risultati delle ricerche, società amiche o disposte a remunerare il servizio. I Browser utilizzati per la navigazione filtreranno le caratteristiche tecniche dei siti ai quali si potrà accedere.

 

3.4.3 Sito Web Italiano per la Filosofia.

 

Essendo la parte finale di questo lavoro dedicata a XML, un linguaggio che promette, grazie alla sua buona elasticità, di potenziare la rete, rivolgiamoci ora ad analizzare alcuni siti Internet per vedere nello specifico che tipo di ipertestualità propongano. Studiando Internet il campo di analisi diventa veramente immenso, esiste un altissimo numero di tipologie di siti, che variano per gli argomenti trattati e le modalità di proporsi ai lettori. Per questo motivo è necessario scegliere un campo di ricerca ristretto, facendo attenzione a individuare il settore che offra le caratteristiche più appropiate alla propria analisi. Nel nostro caso sceglieremo di interessarci al panorama dei siti filosofici italiani. Questo per una serie di motivi: in primo luogo per valorizzare le conoscenze fornite dalla nostra formazione scolastica; in secondo luogo perché si tratta di un ambito abbastanza ristretto da poter essere osservato con buona completezza; in terzo luogo perché si tratta di un settore del Web che presenta contenuti culturali, che potenzialmente potrebbero presentare caratteristiche sia informative sia discorsive. Intendiamo dire che, visto che la nostra critica all'ipertestualità si è basata sulla distinzione fra funzioni argomentative e catalogative, si è scelto di analizzare un tipo di contenuto che di per sé potrebbe prestarsi sia a argomentazioni discorsive sia a organizzazione di un indice di contenuti. Un generico testo che abbia come contenuto la filosofia potrebbe strutturarsi o come una vera e propria dissertazione o come catalogo che ordini altri testi.

Il modo col quale si sarà scelto di utilizzare l'ipertesto, anche se dipenderà in parte dalle potenzialità tecniche a disposizione, esprimerà inevitabilmente le sue caratteristiche più proprie.

 

Come primo caso prendiamo quello del Sito Web Italiano per la Filosofia (www.swif.uniba.it). Si tratta certamente del più importante sito italiano dedicato alla filosofia: è facile notare, anche solo dopo una breve navigazione, come lo scopo di questo sito sia di offrire la più ampia gamma di risorse, relative alla filosofia, disponibili in rete. Il sito si propone quindi una serie di obbiettivi piuttosto ampi: fornisce informazioni di attualità, link a molti altri siti di argomento filosofico, recensioni di testi, link a gruppi di ricerca, a riviste, a programmi per lo studio della filosofia, alle biblioteche, ai testi disponibili in rete.

 

Figura 3.3. La Home Page di Swif.

 

Il fatto che la redazione sia formata da diverse persone, alcune delle quali prestano un servizio volontario, fa sí che l'organizzazione del sito non presenti una struttura unitaria, sia da un punto di vista grafico che da un punto di vista di ordinamento dell'informazione. Le variazioni sostanzialmente riguardano la maggiore o minor profondità nel segmentare la catalogazione delle informazioni offerte.

Tralasciando le differenze si può comunque vedere come tutto il sito sia ordinato attraverso un'indicizzazione per categorie. Questo significa che è possibile passare ad esempio dalla categoria "strumenti" a quella "biblioteche" a quella "biblioteche elettroniche", fino a scegliere la biblioteca che si vuole raggiungere. Ovviamente è presente anche un motore di ricerca per parole chiave, tuttavia l'ordinamento a indice è quello privilegiato, almeno graficamente, dai curatori. Essendo la suddivisione del sito molto stratificata, a volte la ricerca non risulta agevole: il lettore rimane sempre nel dubbio di non aver individuato la categoria corretta per ciò di cui è in ricerca, e anche se, ai livelli più bassi c'è molto collegamento fra le sezioni, per cui si può giungere alla stessa informazione da categorie superiori differenti, questo non è percepito immediatamente dal lettore.

In definitiva appare chiaro come questo sito si presenti come punto di smistamento delle varie risorse presenti sulla rete, il suo scopo è raccogliere più dati possibili e offrirli al lettore in un ordine di fruizione. Le potenzialità ipertestuali e di accesso remoto offerte da Interne sono qui sfruttate  semplicemente per ordinare una serie di dati e renderli accessibili al più alto numero di persone.

 

Siti che in maniera più artigianale e meno completa tentano di fare quello che fa Swif ce ne sono diversi sulla rete, tutti offrono un ampio numero di materiali, articoli, interviste, testi elettronici, interventi su tematiche didattiche; in alcuni casi le firme alle singole sezioni sono illustri, in altri casi appartengono ad appassionati sconosciuti, in altri addirittura non vengono indicati i curatori del lavoro, che rimane così incertamente affidabile. In tutti i casi il sito è organizzato semplicemente come l'indice di un archivio, alcuni ordinano il materiale a partire dal periodo storico, altri dagli autori, altri privilegiano la distinzione del tipo di materiale, che sia intervista piuttosto che commento piuttosto che testo, altri utilizzano tutte queste distinzioni insieme, in ogni caso l'organizzazione ipertestuale è molto primitiva e rigida, a volte priva dei più elementari sistemi di orientamento. Si potrebbe dire che queste modalità di organizzare i siti dipendano dal carattere artigianale e di spontaneità della rete, certamente molti dei curatori di questi ipertesti sono appassionati che dedicano al sito il loro tempo libero, senza professionalità e preparazione, tuttavia a nostro parere non può essere questa l'unica causa della rigidità delle strutture ipertestuali: molti siti creati da professionisti mostrano sostanzialmente le stesse caratteristiche, basti pensare ai siti delle aziende o ai portali. Se l'ipertestualità in rete è organizzata in funzione sostanzialmente catalogativa è perché questo chiede chi si collega. I naviganti accedono alla rete per recuperare risorse, informazioni, testi; i contenuti che cercano sono nel prodotto finale della loro ricerca, nel file o nella pagina recuperata, la rete ha la sola funzione di permettere loro di accedere, più velocemente e con maggior precisione possibile, a quei contenuti.

Tanto per fornire alcuni riferimenti potremmo menzionare alcuni dei siti più completi e ricchi di informazione: www.filosofia.3000.com, www.oneonline.it, philo.cnm.unive.it/filosofia/filosofia.html; in modo significativo questo ultimo sito si autodefinisce "metaindice delle risorse filosofiche italiane".

 

 

3.4.4 Noema.

 

Un sito che organizza la struttura ipertestuale con modalità un po' più ricche è quello della rivista elettronica Noema (www.geocites.com/Athens/Delphi/6695./filosofia.html). Anche qui lo scopo del sito è semplicemente quello di fornire il collegamento ad alcuni testi, alcuni nodi-pagina, che trattano tematiche filosofiche, in questo caso però viene fatto uno sforzo per fornire alla pagina una serie di relazioni con altre sezioni del sito che consentono di integrarne il contenuto.

 

Figura 3.4 Noema: esempio di una pagina.

 

Facendo l'esempio di un testo di Nietzsche, possiamo vedere come oltre al testo lineare vengono presentati al lettore una serie di collegamenti con altre pagine. I percorsi che possono partire da questa pagina forniscono al lettore diverse possibilità di inserire i contenuti del testo in contesti interpretativi diversi. Si può collegare il testo a un'altra opera dell'autore, ci si può allontanare da questo ipertesto e cercare in rete altri siti riservati ad Nietzche, si possono cercare alcune immagini relative all'autore.

In pratica qui sono presenti le più classiche modalità di organizzazione dell'ipertesto. Una lessia viene collegata o a quelle direttamente in relazione con essa o a lessie di orientamento della navigazione che presentano i contenuti dell'ipertesto a un livello più generale.

 

In questo caso la struttura ipertestuale fornisce una certa significatività al testo, nel senso che il fatto che siano stati scelti alcuni collegamenti piuttosto che altri può influire sul tipo di conoscenza che finalmente il lettore sarà in grado di conseguire, tuttavia sembra piuttosto evidente come questo ruolo giocato dalla forma ipertestuale rimanga piuttosto blando. In definitiva anche ipertesti organizzati in questo modo non sono niente altro che degli indici in grado di mettere in evidenza più chiaramente alcuni legami particolari fra certe sezioni. Analizzando le scelte fatte dai curatori dell'ipertesto viene in effetti anche da chiedersi se l'accostamento fra le sezioni sia frutto di una scelta, di un'intenzione, o semplicemente sia dovuto alla disponibilità di materiale elettronico, e si siano quindi messi in relazione, senza pretesa logica, i testi disponibili. Non è che il lettore passando dal testo "Gloria e eternità" a "Il viandante e l'ombra" legga un legame logico fra le due parti, magari sarà in grado di cogliere analogie o differenze e di ricavarne osservazioni critiche, ma la cosa dipenderà dalle sue conoscenze, dal suo impegno e non dal collegamento elettronico fra le due parti.

 

3.4.5 Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche.

 

Un altro sito molto interessante è l'Enciclopedia Multimediale delle Scienze filosofiche della Rai (www.emsf.rai.it). Questo sito mette a disposizione dell'utente molte risorse di vario tipo: video, bibliografie, testi. Per quello che riguarda i video e le bibliografie, sostanzialmente sono segnalati all'utente gli estremi di una serie di opere alle quali non è però consentito di accedere direttamente.

La sezione più interessante è di certo quella chiamata "aforismi". In questa parte del sito si trovano porzioni testuali di alcune opere fondamentali della storia della filosofia, si tratta insomma di citazioni che possono però anche raggiungere la lunghezza di un paio di pagine. In pratica anche in questo caso si offre al lettore la catalogazione di una serie di testi, di una serie di unità lineari, alle quali è possibile scegliere di accedere a seconda del proprio interesse. In questo caso si presentano comunque degli elementi ulteriori che ci permetteranno di fare alcune osservazioni.

Alle sezioni testuali, alle citazioni, si può infatti accedere attraverso due modalità diverse: per argomento o per autore. Questa possibilità non si caratterizza unicamente da un punto di vista di fruizione, non ha il solo scopo di agevolare l'individuazione dei contenuti. A ben vedere si possono utilizzare le due modalità di accesso in sinergia tra di loro. Se ad esempio intendo ricercare alcuni temi relativi all'estetica potrò trovare che di questo ha parlato ad esempio Bodel, una volta visionato cosa dice questo autore in relazione all'estetica, potrei chiedermi di quali altre cose egli si sia occupato, andando in questo modo ad approfondire il senso dei testi precedentemente presi in visione, alla luce di un contesto più ampio. Accorgendomi poi che Bodel ha trattato anche di amore, potrei decidere di vedere quali altri autori hanno affrontato questo tema e confrontare le posizioni. La possibilità di lavorare in questo modo rende i collegamenti fra le sezioni testuali ordinate nell'ipertesto non puramente fruitivi ma in qualche modo significativi.

 

Per ben capire il ruolo che questo tipo di approccio all'ipertestulità può rappresentare dobbiamo riprendere due osservazioni fatte in precedenza. Innanzi tutto è bene far presente ciò che si è detto in conclusione al capitolo secondo. Il segno può essere inteso possedere una referenza solo se si accetta che questa possa spostarsi su più livelli, non esiste un rapporto diretto tra segno e cosa ma necessariamente la referenza operata da un segno si costruisce in relazione al ruolo che il segno ha con gli altri segni, si costruisce in un linguaggio, e ancora, i rapporti che in un linguaggio si instaurano fra i segni non sono mai rigidi ma possono saltare da un livello all'altro a seconda della necessità di conferire senso a un testo.

 

Nell'organizzazione ipertestuale di questo sito notiamo proprio come la destinazione di un link, cioè una delle citazioni testuali in archivio, non sia presentata a partire da un'unica possibilità, secondo un'unica categorizzazione, ma offrendo due diversi approcci di reperimento. In questo modo si possono interpretare i legami fra i testi in relazioni diverse, con scopi  e risultati diversi. Offrendo al lettore lo stesso testo in contesti differenti, collegandolo quindi alle opere dello stesso autore piuttosto che alle opere di stesso argomento, si permette di visionarlo secondo più interpretazioni. E' da notare inoltre come il raffronto di un testo con le altre opere dell'autore o con le altre opere di stesso argomento possa essere fatto quante volte si desideri, posso ad esempio collegare il concetto di logica in Kant alla logica Aristotelica, ritornare alla logica di Kant e raffrontarla col suo concetto di metafisica, in questo modo i contesti di interpretazione offerti possono moltiplicarsi. In pratica è come se un testo fosse collegato a più livelli con gli altri, la scelta di quale percorso di collegamenti esplorare è lasciata al lettore, che può in questo modo costruirsi contesti interpretativi diversi a seconda del suo interesse.

 

Figura 3.5 Emsf: accesso per autori e per argomenti.

 

Parlando della differenza tra libro a stampa e ipertesto si era messo in luce come questa rivoluzione tecnologica provocasse un indebolimento del concetto di autore. Nell'epoca della stampa l'idea di autore era un'idea molto forte, l'autore affermato costituiva spesso un'autorità culturale, il suo pensiero era percepito come un corpus coerente, la sintesi di una interpretazione intellettuale della realtà, o almeno della porzione di realtà di cui l'autore si interessava.

L'ipertesto è stato da molti percepito come uno strumento ostile al concetto di autore, le opere, di qualsiasi autore siano, sono fra loro collegate e l'accesso ad esse non è limitato da nessun ordine prestabilito, l'opera cessa di costituire un'unità e di conseguenza ha poco senso riferirsi a colui che era garante di questa unità, cioè proprio all'autore.

E' per lo meno curioso notare come nel caso di questo sito, l'idea che l'autore costituisca un'unità sintetica d'interpretazione, non solo è mantenuta ma addirittura diventa uno dei punti focali per attuare la lettura. Si potrebbe sostenere che questo tipo di organizzazione dell'ipertesto subisca l'influsso di modalità per archiviare i testi consolidate nella tradizione, e che si indichi l'autore come riferimento perché fino ad oggi sempre si è operato così. Questo sarebbe vero se l'ordinamento a partire dall'autore svolgesse una funzione unicamente di reperimento, di indicazione di un percorso per reperire il testo, ma abbiamo visto come il ruolo del legame fra testo e autore permetta invece al lettore di costruire contesti interpretativi diversi.

 

Se prima abbiamo notato come la struttura ipertestuale di questo sito attui in un certo senso la disposizione su più livelli della referenza, dobbiamo ora dire che comunque questa disposizione si basa ancora tutta sul concetto di categoria. In effetti i testi ai quali è possibile accedere sono ancora divisi per grandi categorie. Esistono le categorie degli autori e quelle degli argomenti. Il fatto che i testi siano disposti su due diversi livelli di ordinamento permette di intersecare i legami che intercorrono fra di essi, istituendo contesti interpretativi diversi: detto questo, la suddivisione dei testi resta sempre legata all'appartenenza a grandi categorie. Questo per un motivo molto semplice: il lettore deve avere una chiara comprensione di dove situare il testo se intende collegarlo con altri. Le categorie di ordinamento dell'informazione devono essere immediatamente percepibili dal lettore nelle loro implicazioni se vogliono essere usate come strumenti significanti nella costruzione della lettura. In questo caso il rifarsi a due categorie molto ampie, nonché consolidate nella tradizione, ha proprio questo scopo.

Non a caso in una situazione come questa diventa molto importante il bagaglio di conoscenze del lettore: sapere che ruolo ha giocato un autore nella storia della filosofia o che rapporto abbia un argomento filosofico con un altro diventa fondamentale per scegliere come confrontare fra di loro i testi, la capacità di capire a che categoria appartenga un testo e che legame la sua categoria di appartenenza instauri con le altre diventa cruciale per muoversi nella lettura tra un testo e l'altro.

Si parlava prima della modalità palese o nascosta di fornire la struttura dei collegamenti al lettore. In questo caso la modalità è palese, proprio perché si forniscono al lettore due semplici categorie di appartenenza delle opere attraverso le quali è necessario muoversi per passare da un testo all'altro. Si vede quindi in questo caso come una modalità nascosta non porti necessariamente ad un ipertesto discorsivo e una palese a uno catalogativo. Questo ipertesto è un esempio di come si possa dotare di ruolo significativo una struttura ipertestuale anche partendo da una suddivisione categoriale delle lessie presentate nell'ipertesto. In questo caso potremmo dire che ci troviamo di fronte a un esempio nel quale la struttura ipertestuale può essere utilizzata dal lettore sia come una semplice catalogazione di contenuti, sia come mezzo per esplorare legami tra testi.

 

A questo punto possiamo notare come il ruolo di una struttura ipertestuale può dipendere da due fattori: dalle possibilità di lettura che essa offre ma anche dalle capacità e dalle intenzioni del lettore. Si è visto come l'ipertesto, proprio in quanto lettura multi-lineare, chieda al lettore un intervento cognitivo superiore rispetto a un testo lineare. Questo significa che oltre alle possibilità offerte dal testo la lettura dipenderà dall'impegno cognitivo del lettore, dalle sue conoscenze dell'argomento e dalla sua dimestichezza con la struttura ipertestuale.

Alcuni esperimenti sull'esperienza di lettura provata da alcuni lettori di ipertesti hanno evidenziato grosse divergenze nei giudizi dati dai volontari dell'esperimento, alcuni si trovavano molto soddisfatti altri provavano unicamente un forte senso di confusione. Il giudizio dipendeva dalle abilità del lettore, in particolare da due fattori: innanzi tutto dalla capacità d'attenzione e dall'abitudine a letture ipertestuali, secondariamente dalla competenza relativamente all'argomento della navigazione (Landow,  1997).

 

3.4.6 Lemma: navigare nelle parole.

 

Il sito che analizzeremo ora non è prettamente filosofico, nel senso che solo in parte offre contenuti filosofici, tuttavia non si può evitare di prenderlo in considerazione a causa della particolare struttura organizzativa che assume. Lemma è un sito nato da un progetto di Rai Educational, l'obbiettivo che si pone questo sito è di sperimentare un'enciclopedia etimologica che offra, per i termini della lingua Italiana, origine, uso e relazione semantiche con gli altri termini della lingua (www.educational.rai.it/lemma). Per ora il progetto è solo in fase sperimentale per cui prende in considerazione unicamente duecento termini, chiamati un po' impropriamente lemmi.

 

La cosa interessante da osservare è il tipo di organizzazione del sito, di certo insolita rispetto alla maggior parte dei siti in rete. Ognuno dei duecento lemmi appartiene a una famiglia di termini, composta più o meno da sei o sette lemmi, ogni famiglia è collegata a una area culturale. Le aree sono cinque: società, comunicazione, filosofia e storia, letteratura e arte, scienza. Si vede subito come ogni elemento della struttura ipertestuale, in questo caso ogni lemma, sia determinato da più livelli di referenza, da più percorsi di accesso, da più sistemi di relazioni: precisamente i legami con gli altri elementi sono posizionati su tre diversi livelli.

 

Figura 3.6 Tre livelli di referenza.

 

In pratica il navigante ha diverse opzioni su cui giocare. Egli può scegliere direttamente un lemma, leggere quali riferimenti vengono dati in relazione alla sua origine, al suo uso alle sue diverse accezioni, a questo punto egli potrebbe considerare un altro termine della stessa famiglia, visualizzato nella pagina attorno a una specie di sinapsi che ha come centro proprio il nome della famiglia, oppure risalire alla area di cui fa parte la famiglia e poi ridiscendere a un'altra famiglia della stessa area, anch'esse presentate attorno a una sinapsi, fino a giungere a un nuovo lemma, ma anche è possibile passare da una famiglia all'altra o ancora direttamente a un'area. Si può insomma salire e scendere dai livelli formando ogni volta percorsi differenti, ogni volta configurando per un lemma una diversa rete di relazioni. Si tenga presente che una volta giunti alla pagina che espone le informazioni relative a un lemma si aprono da qui molte possibilità poiché all'interno della esposizione, qualora appaia un termine che costituisce anch'esso un lemma, è possibile accedere direttamente al termine senza passare in alcun modo attraverso la gerarchia dei livelli. Per facilitare l'immediatezza dei rimandi sono anche istituiti alcuni loghi-icone, non però interattivi, che hanno il compito di indicare che tipo di informazioni sono date, in quella riga nella quale appaiono, relativamente al lemma, cioè se informazioni storiche, semiotiche, d'uso, di famiglie di parole.

 

Figura 3.7 L'esposizione di un lemma.

 

In questo modo è possibile ad esempio analizzare il termine "leggere" mettendolo in relazione con lo "scrivere" e quindi col "disegnare", piuttosto che col "comunicare" e successivamente col "vedere". L'obbiettivo che si intende raggiungere è quello di presentare una rete di relazioni, e quindi di definizioni e specificazioni, che si coordini su tre livelli di collegamento, non però rigidi ma configurabili liberamente a seconda di quanto si salga e scenda sui livelli. Questa modalità è perfettamente coerente con quanto è stato detto in relazione al concetto di referenza, nel secondo capitolo, e bisogna dire che il sito è anche strutturalmente organizzato bene. La scelta dei tre livelli ad esempio non pare casuale. Questo grado consente già un buon numero di combinazioni diverse e tuttavia determina una struttura ancora abbastanza semplice perché si possa gestire con agilità. In pratica vediamo che il fatto di essersi fermati a una struttura di soli tre livelli consente di mantenere il passaggio da un livello all'altro piuttosto libero, cioè non troppo vincolato da passaggi obbligati. Ci spieghiamo meglio. È sostanzialmente possibile passare da un lemma a un altro lemma, da un lemma a un'area, un po' più difficilmente da una famiglia ad un'altra famiglia. Il fatto dipende da una situazione molto concreta e determinata dai limiti tecnici del linguaggio di programmazione utilizzato, l' HTML. Al livello più basso, cioè al livello dei lemmi sono posti dei link con altri termini direttamente nella esposizione del lemma, ed è quindi possibile passare da un lemma ad un altro senza risalire la gerarchia obbligata dei livelli. Al livello più alto, cioè quello delle aree, è in qualsiasi momento presente una barra di navigazione che permette di accedere a tutte e cinque le aree. Il livello delle famiglie rimane più rigido, diventa accessibile solo partendo o dall'ultimo o dal primo e non consente passaggi trasversali immediati, se non che è sempre possibile attivare l'elenco completo di tutti i lemmi, le famiglie e le aree (fig. 3.6) e muoversi direttamente da quello. 

 

Qui emergono le difficoltà nell'organizzare una struttura a livelli. Il vantaggio di una struttura non rigida a più livelli, una struttura nella quale sia consentito proseguire avanti e indietro e saltare di livello, sarebbe quello di determinare da un lato un ordine significativo, cioè dei legami che discriminino e caratterizzino l'elemento collegato, dall'altro di lasciare libertà nel considerare di volta in volta questi legami, a seconda delle proprie esigenze di conoscenza. Tuttavia non è sempre facile ottenere questo equilibrio, essere cioè in grado di trasmettere una struttura ordinativa al testo senza irrigidirlo.

Nel caso di questo ipertesto l'obbiettivo è stato parzialmente raggiunto. I tre livelli, le tre diverse categorie di collegamenti, permettono di costruire una rete di relazioni abbastanza ricca. In alcuni casi però la navigazione, la costruzione della propria rete di riferimenti non è così agevole. Ad esempio il passaggio attraverso la categoria delle famiglie risulta a volte troppo strutturale e poco significativo: il navigante corre il rischio di perdere il filo del percorso che stava impostando, trovandosi a non cogliere il legame che i passaggi che gli sono offerti hanno col percorso precedentemente svolto. Anche al livello dei lemmi, quando nella descrizione è possibile trovare, attraverso parole calde, collegamenti con altri lemmi che possono non appartenere alla stessa famiglia o anche alla stessa area del termine che si sta analizzando, possono sorgere difficoltà di orientamento. Il lettore si trova a passare in una posizione della struttura generale dei legami del tutto distante da quella in cui si trovava prima e, qualora volesse decidere di risalire attraverso i livelli, potrebbe non cogliere più un collegamento significativo tra il percorso che si era precedentemente costruito e le nuove direzioni che la navigazione gli pone davanti. Per quanto riguarda invece l'ultimo livello, quello delle aree, il lettore, qualora si trovi nella situazione di voler discendere i livelli, può imbattersi nella difficoltà di non riuscire a percepire verso che direzione lo portano le sue scelte. Scegliendo un'area, e poi magari una famiglia il lettore non sa verso quali lemmi sarà condotto, e poiché la parte sostanziale delle informazioni fornite dall'ipertesto si trovano ai livelli dei lemmi, egli non è in grado di stabilire a cosa approderà, trovandosi costretto a una navigazione esplorativa.

 

Tutte queste difficoltà nascono dal fatto che i curatori si trovano a dover mediare fra due esigenze contraddittorie. Un ipertesto può comunicare o contenuti, informazioni testuali, o la struttura secondo la quale sono organizzati questi contenuti, informazioni metatestuali. Da un lato bisogna fornire al lettore una visualizzazione della struttura dei legami dell'ipertesto, o almeno di volta i volta una parte di essa; se questo non viene fatto egli si trova disorientato non sapendo verso che direzioni muoversi. D'altro canto, se si eccede troppo nel porre passaggi che non si rifanno ai contenuti, ma che hanno come funzione quella di esporre la struttura, il lettore è obbligato a distogliere l'attenzione dai contenuti, avviene così il sovraccarico cognitivo e il lettore può trovarsi disorientato perché non più in grado di ritenere i legami fra le lessie ipertestuali.

È bene notare che queste difficoltà possono essere superate da un lettore allenato all'ipertestualità e disposto a mantenere un'attenzione vigile. Nel continuo procedere lungo l'esplorazione della struttura, il lettore va poi formandosi una cognizione sempre più forte dell'ipertesto. Questo ci dice come in realtà, in un ipertesto, il senso testuale complessivo è dato solo una volta che si siano sufficientemente messe alla prova le relazioni fra gli elementi collegati, solo una volta che sia, almeno in parte, portata alla coscienza del lettore la struttura. In un ipertesto nel quale si insista abbastanza sulla struttura, la si manifesti e si permetta al lettore di esplorarne le relazioni, e nel quale i singoli elementi siano maggiormente definiti una volta che sia espressa la loro posizione rispetto agli altri, si può dire che la struttura ipertestuale apporti valore significativo. La struttura assume un valore significativo, sia perché dice che gli elementi che incontrerò nella lettura sono da interpretare in quanto sezioni di una rete, sia perché l'accostarsi al singolo passaggio di relazione consente di accrescere la comprensione del singolo elemento.

 

Nel caso del sito Lemma queste difficoltà emergono in parte anche a causa dei limiti di HTML, che consente unicamente link unidirezionali. Il link unidirezionale fa sí che se io pongo una struttura di più collegamenti, cosa che in questo sito è resa attraverso le sinapsi, lo possa fare accostando graficamente su una stessa pagina una serie di link ma, questa mia struttura, servirà solo in una direzione e non potrò quindi utilizzare sempre la stessa struttura per ogni tipo di passaggio.

I curatori del sito hanno perciò deciso di fornire per tutti e tre i livelli la possibilità di visualizzare le intersezioni offerte da quel nodo gerarchico, cosa che viene resa attraverso le sinapsi, ma solo per i livelli estremi, primo ed ultimo, hanno potuto prevedere la possibilità di passaggi trasversali, cioè tra elementi dello stesso livello, senza obbligo di risalire la gerarchia. Oltre a queste difficoltà l'uso di HTML pone per una struttura ipertestuale di questo tipo diversi ostacoli. Se i curatori dovessero infatti decidere di aggiungere altri lemmi in questa rete dovrebbero ricostruire completamente l'intero ipertesto, andando a rivedere tutte le singole immagini delle sinapsi. Questa cosa non sarebbe necessaria qualora si potesse prevedere un'unica struttura sottostante alla quale poi correlare come link i termini che si ritenesse di inserire nell'ipertesto.

 

Nel complesso bisogna comunque dire che l'ipertesto rappresentato da questo sito risulta leggibile e che sicuramente in questo caso la struttura posta dai collegamenti dà un apporto significativo. In verità è anche giusto notare che la cosa riesce a funzionare per il basso numero di lemmi inseriti nella struttura. Se si volesse costruire una rete di termini dell'ampiezza di un vocabolario ne risulterebbe di certo una struttura inleggibile, una struttura talmente complicata da non consentire di muoversi in essa.

Rispetto all'organizzazione di Emsf Lemma pone semplicemente un livello in più. Eppure, si è visto, le difficoltà di lettura, per quanto ancora superabili, aumentano notevolmente. Questo proprio per il fatto che per il lettore la cognizione della struttura si fa più difficile. In una organizzazione a due soli livelli si ha immediatamente presente in quale punto situarsi e in quale punto situare le possibilità della propria navigazione: se non è uno è l'altro. Già con tre livelli gli autori di un ipertesto devono operare delle scelte e in alcuni casi privilegiare la presenza della struttura e in altri la scorrevolezza dei contenuti, rischiando sempre di disorientare il lettore.

 

L'osservazione del sito Lemma porta a un'ultima interessante considerazione. Il tipo di ordinamento ipertestuale è legato non casualmente ai contenuti proposti. Questo ipertesto si pone l'obbiettivo di analizzare delle parole, dei termini. Molta parte della tradizione ipertestuale fonda le sue radici sull'idea di rete semantica. Una delle modalità più primitive di organizzare un ipertesto è quella di istituire i collegamenti attraverso una serie di parole calde: ad alcune parole, che hanno già il loro posto in un testo, viene affidato il compito di fungere da ponte con altri testi, generalmente a partire da una associazione semantica. La forza di questo sistema sta nella semplicità e nell'immediatezza, la debolezza nel fatto che non sempre le associazioni di termini, anche identici, posti in contesti diversi, risulta comprensibile per il lettore. In pratica la forza sta nella immediatezza del legame, la debolezza nel rendere il legame significativo e pertinente.

Questo sito si rivela quindi interessante perché in parte fonda la sua struttura partendo da questa tradizione, e infatti mette in relazione singoli termini, in parte la smentisce, non istituendo tra i termini semplici collegamenti univoci. L'ipertesto Lemma, da un lato propone di risolvere le difficoltà delle associazioni semantiche attraverso l'istituzione di strutture non rigide a più livelli; dall'altro pone in evidenza come tali strutture risultino utili solo per elementi che condividono dei legami immediatamente individuabili. Se si decide di organizzare un ipertesto attraverso una struttura a livelli ci si deve assicurare che la struttura sia funzionale, cioè che i legami fra gli elementi collegati siano facilmente, e con poca incertezza, individuabili, sia dall'autore che dal lettore.

 

3.4.7 Sistemi di reperimento automatico.

 

Il ricorso a lessie intermedie con funzione metatestuale, cioè di indirizzo del lettore nella rete testuale, ha lo scopo di porre livelli diversi di collegamento, in modo che, passando per livelli non definitivi, il lettore possa riorientare la sua direzione a seconda del suo scopo. Landow mette bene in luce questo fatto (Landow, 1997, 105). Il limite di questo approccio è quello che non sempre si può individuare, per una qualsiasi realtà si intenda descrivere, una struttura unica. In tempi e in momenti diversi, di fronte a esigenze conoscitive differenti, un lettore può trovarsi nella situazione di dovere considerare relazioni differenti fra gli elementi che compongono una rete. In questo senso quanto più rigida è una struttura tanto più si esporrà al rischio di risultare inadeguata e inadatta. Permettere al lettore di muoversi liberamente lungo i livelli della rete aiuta a conferire agilità di lettura a un ipertesto. Se la configurazione dei collegamenti può essere più volte ridefinita, e gli elementi messi tra loro in relazione, pur appartenenti a una gerarchia, non devono essere consultati unicamente secondo quella gerarchia, il lettore potrà ad ogni lettura crearsi un nuovo percorso di comprensione del testo.

In questo caso tuttavia, l'esigenza di offrire libertà al lettore non è la sola a venire considerata. Anche in una struttura mobile esiste un ordine strutturale, se non viene imposto viene quanto meno suggerito un ordine strutturale e quest'ordine acquista una fondamentale importanza nell'atto di lettura perché è quello che indirizza il navigante attraverso i nodi della rete. La scelta di organizzare un ipertesto come struttura a livelli non rigidi, è in pratica la scelta di compromesso fra le esigenze di fornire al testo libertà di consultazione e ordine significativo.

 

Se si fa invece la scelta di voler privilegiare la massima libertà di consultazione, di dare totale antecedenza al lavoro del lettore rispetto a quello degli autori, la soluzione è quella di puntare sulla funzione di ricerca. Dare a un navigante posto di fronte a una rete la possibilità di cercare e visualizzare unicamente gli elementi significa passargli completamente l'iniziativa e togliere ogni ruolo comunicativo, di costruzione di senso, alla struttura dei collegamenti. Il modo di archiviare, di attribuire una marcatura di reperimento, incide di certo sui risultati che una ricerca può dare, in ogni caso questa categorizzazione degli elementi, questa struttura potremmo dire, non viene in alcun modo utilizzata per comunicare col lettore, non viene espressa e mostrata al lettore.

In precedenza si è visto come l'ampliarsi di Internet ha portato a una rapidissima crescita dei motori di ricerca nella rete. Più ampia è la rete  ipertestuale e più diventa difficile riuscire a dare, anche solo a suoi settori parziali, una struttura ordinativa. Più ampia è la rete e più è obbligatorio rivolgersi a sistemi di ricerca, abdicando l'idea di proporre una struttura di lettura.

 

Il limiti contro i quali si scontra ogni strumento di ricerca sono due: il primo è quello di non essere in grado di considerare tutti gli elementi della  rete, il secondo è di non essere sempre in grado di riconoscere tutti gli elementi pertinenti alla richiesta sottoposta.

La prima difficoltà diventa molto evidente in una rete in continuo aggiornamento come Internet. Si stima che Internet contenga alcuni miliardi di pagine, ogni giorno se ne aggiungo a queste alcune decine di migliaia. I motori di ricerca più grossi sono in grado di prendere in considerazione due, tre centinaia di milioni di pagine. Secondo le stime più ottimistiche nessun motore di ricerca è in grado di analizzare più di un quinto dei documenti presenti sulla rete (www.searching.com). Ultimamente per tentare di ovviare a queste difficoltà sono nati i metamotori di ricerca, cioè dei super computer in grado di formulare la richiesta a più motori di ricerca, raccogliendo poi una selezione dei risultati ottenuti e scegliendo i più pertinenti. Il problema rimane comunque del tutto aperto tenendo anche conto che a oggi gli utenti di Internet sono circa 300 milioni, quindi una piccola fetta della popolazione mondiale. Poiché Internet si propone come rete universale si vede come il problema nei prossimi anni tenderà più ad acutizzarsi che non a scemare, sempre che non si trovino soluzioni tecnologiche radicalmente più potenti di quelle attualmente a disposizione.

 

La questione della scarsa capacità di censimento della rete si accosta in modo complementare all'altra difficoltà dei sistemi di ricerca.

L'efficacia di un sistema di reperimento di dati dipende dalla sua capacità di individuare quegli elementi in grado di soddisfare la richiesta. Per fare questo idealmente una macchina dovrebbe essere in grado di leggere la domanda posta dall'uomo per andare successivamente a vedere quali fra i testi in archivio possono in qualche modo riguardare la questione posta. Si capisce immediatamente quanto questa operazione possa risultare difficile. Se fosse anche un uomo a dover effettuare la ricerca per conto di un altro è facile immaginarsi come la scelta dei testi pertinenti non necessariamente corrisponderebbe in pieno a quella che avrebbe fatto l'autore della richiesta, se fosse stato lui a fare direttamente la ricerca. Il giudizio sulla pertinenza di un elemento rispetto a un altro è di certo arbitrario e dipende dalla rete di relazioni nella quale si ritiene entri l'elemento in questione. Per quanto riguarda i sistemi automatici, la difficoltà sta nel proporre programmi in grado di effettuare ricerche semantiche. Un programma informatico lavora a partire da calcoli algoritmici, perché lavori bisogna essere in grado di fornirgli delle regole operative che, per quanto complesse, devono essere limitate. Nel linguaggio esiste di certo una regolarità, solitamente denominata sintassi, che stabilisce la funzione e il significato dei termini, ma non tutto il linguaggio è riducibile a sintassi e di fatti si parla anche di una semantica del linguaggio. Un programma informatico dovrebbe essere in grado di dedurre, a partire da regole sintattiche, la semantica di un termine, ma questo, come si è visto nel secondo capitolo,  presenta diverse difficoltà che si possono riassumere mostrando come molto spesso le regole sintattiche non sono rigide ma possono configurarsi in maniera diversa, soprattutto in base alla esigenza di fornire senso a un testo.

 

Concretamente queste difficoltà sono risolte accontentandosi di fornire sistemi di ricerca che solo parzialmente fanno uso di algoritmi semantici. Una buona parte del lavoro rimane ancora affidata al giudizio umano. Solitamente le possibilità di ricerca si fondano sull'individuazione di alcune parole chiave. Il programma a questo punto ricerca i documenti che contengono, o non contengono, quel gruppo di parole, poi fornisce un elenco dei risultati, preoccupandosi di sistemare ai primi posti quei documenti che, in base ai suoi algoritmi, presentano quel gruppo di parole secondo un utilizzo più significativo. Sta poi comunque all'uomo di decidere quali documenti realmente sono di suo interesse. Molto spesso chi lavora con questi strumenti opera per tentativi. Questo dimostra quanto il lavoro svolto dal programma resti impreciso.

Quello che è importante osservare è come questo tipo di ricerche offra una modalità di accostamento ai dati principalmente unitaria, nel senso che offre dati unitari e non in relazione ad altri. La dimensione strutturale del testo, come di una serie di lessie inserite in una struttura, che l'ipertesto promuoveva qui viene persa. E' vero che l'alta rapidità di reperimento dei dati favorisce l'accostamento tra di essi, ma il programma in sé non presenta mai i dati in una rete di relazioni. In questo senso la funzione di ricerca spinge qualsiasi tipo di struttura ipertestuale verso la catalogazione. Se anche alcuni ipertesti si avvalgono della struttura come di un elemento significante, una volta che questi ipertesti vengono inseriti in una grande rete e che si accede alle loro sezioni attraverso l'utilizzo di uno strumento di ricerca, essi verranno letti solo come ubicazioni di contenuti lineari, cioè come sezioni di un grande catalogo.

 

A questo punto é molto interessante riferirsi alle osservazioni di Alessandro Persinotto. Egli nota come il proliferare dei portali sulla rete sia il chiaro indice di un fallimento cognitivo delle strategie ipertestuali classiche.

 

L'impressione è che, col passare del tempo e con l'accrescersi esponenziale dei materiali in Rete, la struttura del Web diventi sempre meno reticolare e sempre più ordinata in maniera gerarchica e categoriale; in altre parole, sembra che la tassonomia abbia prevalso sull'associazione, più o meno libera (Persinotto, 2001).

 

Nella rete i siti sembrano sempre più spesso delle isole, delle unità testuali autosufficienti, è difficile accedere a essi in maniera trasversale ed essi stessi sono poveri di link esterni. Questo fatto può avere due origini, la prima è di tipo economico, e dipende dal fatto che molto spesso i siti non sono altro che vetrine di una attività, economico sociale, che trovano spazio all'interno di portali generici o tematici. L'altra origine è più strettamente semiotica, connessa ai processi cognitivi che entrano in atto nella lettura. Quando un lettore si trova di fronte a un collegamento di tipo trasversale, a una parola calda, egli sarà sempre nell'incertezza per quanto riguarda il suo utilizzo, non saprà mai con assoluta certezza a cosa lo porterà. Secondo Persinotto la causa semiotica del fallimento dell'ipertesto è da ricercarsi nella debolezza predittiva del meccanismo abduttivo (Persinotto, 2001). L'abduzione è il metodo per formulare una predizione senza assicurazione che essa risulterà valida, è una specie di esplorazione casuale di un ipotetico nesso logico. Molto spesso in effetti, nei casi di ipertesti discorsivi, i link sono proposti come delle abduzioni.

Queste considerazioni di Persinotto concludono perfettamente il discorso sul ruolo della struttura ipertestuale, ci permettono di capire le ragioni che portano a definire l'ipertestualità come una testualità principalmente catalogativa, almeno qualora abbia obbiettivi di accrescimento della conoscenza. Per quanto riguarda l'ipertestualità come forma di intrattenimento, come forma ludica, possiamo invece notare come l'abduzione non crei alcuna difficoltà, e anzi favorisca un accostamento al testo di tipo esplorativo, effimero e non impegnato.

 

3.5 Ipertestualità e approccio cognitivo alla conoscenza.

 

Le conclusioni a cui siamo giunti non possono non farci ripensare a quanto detto nel primo capitolo. Si era partiti osservando come la scrittura nacque sotto due diversi impulsi, quello di archiviare e ordinare i dati e quello di nominare e significare la realtà, cioè di stabilire la posizione che le cose assumono nell'universo. Naturalmente non mancano le divergenze riguardo a questo punto. Relativamente ai dati storici e archeologici abbiamo autori che forniscono sintesi più o meno sbilanciate in un senso. In ogni caso esiste questo binomio di impulso alla base di un fenomeno come la scrittura.

La realtà di Internet e dell'ipertestualità, così almeno per come l'abbiamo trattata in queste pagine, cosa ci dice rispetto a questo punto? Cosa dice relativamente all'approccio cognitivo che noi abbiamo alla conoscenza in generale? Più volte si è ripetuto che la struttura ipertestuale non ha solitamente nell'ipertesto un ruolo di accrescimento del significato. Applicare a un testo una struttura ipertestuale non produce un'espansione di significato.

Questa affermazione è comunque da intendersi in relazione ai singoli contenuti e non all'idea di conoscenza in generale. Inevitabilmente una tecnologia così radicalmente nuova come una rete universale di ipertesti, e anche se volessimo dire rete universale di testi, modifica l'idea che noi abbiamo del nostro rapporto con la conoscenza, e di rimando con la realtà.

Avendo definito la prerogativa dell'ipertestualità come catalogativa, o tassonomica, potremmo essere portati a dire che l'elemento di archiviazione e catalogazione è quello che in sostanza prevale attraverso tutta la storia della scrittura, quello che si fa germe di ogni innovazione. La conoscenza a questo punto ci parrebbe come dominata dalla necessità di possedere il più alto numero di informazioni nel minor tempo possibile. Tuttavia non si può facilmente accantonare l'aspetto di rete, di relazione della conoscenza. Per quanto Internet si organizzi unicamente come un grosso archivio, non perde la sua caratteristica di rete. Uno degli obbiettivi principali della rete rimane comunque quello di facilitare, attraverso la rapidità di reperimento, la messa in relazione e il confronto dei dati. C'è quindi in ogni caso una spinta alla sintesi, alla possibilità di riportare la totalità sotto un medesimo ordine.

 

3.5.1 L'economia di rete.

 

Sicuramente la forte attrattiva e il fascino della novità tecnologica dell'informatica prima, dell'ipertesto e della rete poi, hanno creato un clima di eccessivo entusiasmo, di eccessivo senso del passaggio epocale, che ha portato i critici di varie discipline a sbilanciarsi troppo nei confronti del concetto di rete e di interconnessione.

La teorizzazione che sopra tutte si è imposta nella descrizione della società postindustriale è quella del sociologo statunitense Daniel Bell (Bell, 1973). Questo approccio riconosce nella comunicazione la risorsa strategica fondamentale alla base del nuovo modello economico e porterà alla definizione della nostra società come information society . In questo senso si può spiegare il sorpasso, avvenuto nel corso degli anni sessanta, nel valore di fatturato, del settore terziario rispetto ai settori produttivi. In questo nuovo tipo di economia, il paradigma non è più quello della mera ottimizzazione dei profitti, questa visione è troppo lineare e a volte cieca, al contrario lo sforzo di programmazione tende sempre di più alla valorizzazione dei beni non monetizzabili. Dopo la guerra, inoltre, le imprese nazionali pervengono alla saturazione del mercato interno e rivolgono sempre di più l'attenzione a quello estero diventando multinazionali (Bennato, 1999, 213).

 

Dagli anni ottanta si inizia a parlare di globalizzazione, cioè dell'esistenza di un mercato unico mondiale nel quale le frontiere non devono e non possono più formare ostacoli alla concorrenza fra aziende (Levitt, 1983). La forza di un'impresa dipende dalla sua capacità di presentarsi su tutto il mercato mondiale quindi di coordinare le sue presenze nei diversi paesi, nei diversi centri gestionali che elaborano la sua azione. Un tale assetto ha come conseguenza lo sviluppo di modalità gestionali di tipo reticolare, sparirà perciò l'azienda in grado di gestire il processo produttivo dall'estrazione della materia prima alla commercializzazione e si assisterà all'imporsi del metodo dell'appalto. Lo schema reticolare è quello che maggiormente si adatta alla rapidità e alla flessibilità del mercato poiché consente di contrattare ogni volta il costo di un servizio e quindi di non sprecare risorse superiori al necessario, nonché di risparmiare sui costi gestionali (Bennato, 1999, 213). 

 

È chiaro che l'avvento negli anni novanta della new economy non ha fatto altro che rafforzare il paradigma della reticolarità. Jeremy Rifkin proporrà la definizione di era dell'accesso per questo nuovo modello di economia (Rifkin, 2000). A suo parere il ruolo giocato nell'economia dalla proprietà sarà sostituito da quello dell'accesso. In un mercato in continuo sviluppo e accelerazione la proprietà diventa unicamente un peso, perché il bene materiale utile in una fase in quella successiva potrebbe risultare completamente inadeguato, il vero potere è dato dalla possibilità di gestire l'accesso ai servizi commercializzando l'accesso, e magari le attitudini di consumo degli utenti, e non più il servizio in se stesso. In questo senso va interpretata la vocazione al gratuito dell'economia su Internet. Gli ultimi sviluppi della new economy, in particolare la disattesa delle aspettative sugli utili delle aziende di Internet, che ha portato nel 2001 ai crolli in borsa dei titoli tecnologici, smentiscono in parte queste previsioni. L'economia come gestione di grandi reti di consumatori, con totale dipendenza dei processi produttivi dalle attitudini di consumo è ancora di là da venire. I processi di produzione e di consumo hanno ancora, e lo avranno per diverso tempo, dei centri direzionali di irradiazione, ed il modello che si fondava sulla massima produzione e massima distribuzione del prodotto standard è ancora forte.

 

3.5.2 La comunicazione di rete.

 

Sulla stessa linea interpretativa dell'information society possiamo situare il concetto di intelligenza collettiva formulato da Lévy e ripreso da importanti studiosi delle nuove tecnologie come Derrick de Kerchove (Lévy, 1990). Per ammissione dello stesso Lévy il concetto di intelligenza collettiva non è nuovo ma semplicemente ricalca quello di cultura. A buona ragiona la cultura può essere definita  la dimensione collettiva dell'intelligenza, la nostra intelligenza individuale è totalmente permeata dall'intelligenza collettiva; non saremmo intelligenti se non usassimo il linguaggio, se non fossimo stati allevati in una certa cultura. Tradizionalmente si è sempre parlato di memoria collettiva, di un immaginario collettivo, le modalità di organizzare il lavoro e di gestire l'informazione date dalle nuove tecnologie permettono di evidenziare meglio la dimensione dell'agire, dell'organizzare e del conoscere che l'intelligenza sociale possiede. La televisione è una tecnologia dall'uno ai molti, il telefono dall'uno all'uno, Internet è sia dall'uno ai molti, che dai molti all'uno, che dall'uno all'uno. In rete esistono molte più opportunità di condividere risultati, di organizzare una divisione del lavoro, di consentire a chiunque l'accesso a qualsiasi genere di informazione. Anche le grandi imprese si costituiscono sempre più di sovente in piccoli gruppi di lavoro, esse vanno a cercare all'esterno dei consulenti, o dovunque sia possibile ottenere un certo servizio alle migliori condizioni. Si costruisce un nuovo modello di agire che da un lato è democratico e dall'altro è "just in time": avendo un problema lo si risolve subito e si passa al successivo (De Kerckhove, 1991). La concezione di Lévy insomma non accetta l'interpretazione di Internet come strumento di livellamento dal basso,  ma vuole sottolineare la presenza di quegli aspetti che favoriscono l'integrazione delle posizioni di ogni navigante e in questo riconosce una positività etica, nonché politica. La rete è descritta come il luogo nel quale ogni punto, ogni navigante, possiede la stessa centralità e definisce, per la sua parte, la struttura della rete. È lo strumento più idoneo a veicolare l'intelligenza collettiva.

 

Se Internet rappresenta sicuramente un nuovo modello di media nel quale diventa fondamentale il coinvolgimento dell'utente, non bisogna però eccedere nell'attribuire importanza a questa novità. Pare ormai chiaro a molti studiosi che la rete non andrà a sostituire in modo onnivoro gli altri media, piuttosto creerà, oltre a nuove modalità di comunicazione, un nuovo modo di proporsi dei vecchi media, che dovranno tenere conto delle possibilità interattive.

Da diverso tempo la strategia della televisione si sta spostando dal broadcasting, la programmazione generalista, al narrowcasting, un tipo di programmazione più ristretta e orientata a pubblici scelti (Bennato, 1999). Lo sviluppo della televisione via satellite o via cavo ne sono la conseguenza più vistosa. Oltre a questo bisogna anche riconoscere che una buona parte dello stesso Internet è organizzata in questo modo. I navigatori meno intraprendenti molto spesso si affidano a portali specialistici, che selezionano un genere di siti particolare, in grado di offrire un'informazione sufficientemente orientata verso i loro interessi individuali ma comunque preselezionata ed ordinata, con conseguente risparmio di fatica nella navigazione. Ne risulta un ruolo della rete che non immediatamente può essere detto di coinvolgimento. La rete di certo offre possibilità che un tempo non esistevano di intraprendenza, accesso all'informazione e diffusione anche di piccole iniziative, tuttavia non può essere immediatamente interpretata come luogo di interazione perché in essa persistono elementi di direzione dall'alto. La presenza di forti gruppi economici, di posizioni dominanti di alcune società, di alcuni browser, di alcuni motori o portali, non permette di descrivere la rete come assenza di centro, ma obbliga a riconoscere la presenza di forti centri attrattivi.

 

3.5.3 Reti di culture.

 

Diversamente da quello che succede partendo da un approccio economico o comunicativo, dal punto di vista culturale Internet è solitamente visto con diffidenza e con scarso entusiasmo. La rete è giudicata un veicolo dell'imperialismo culturale americano, ed è interpretata come uno strumento di omologazione.

Di certo la lingua, i valori di riferimento e i metodi comunicativi sono quelli derivati dalla società americana. Se Internet è strumento di omologazione da un punto di vista culturale, la metafora della rete non ha nessun valore e si dovrebbe invece parlare di spazio culturale piano. La cosa è curiosa perché se Internet da un punto di vista comunicativo ed economico ha l'effetto di decentrare l'iniziativa, di valorizzare ogni risorsa e di favorire l'apporto anche del nodo più piccolo, non si capisce perché da un punto di vista culturale debba portare alla omologazione.

La verità è che Internet non funziona né come una rete di nodi allo stesso livello né come centro di irradiazione a un solo punto. L'inglese è stata inizialmente la lingua della rete ma oggi molti linguaggi, anche di minoranze come quella basca, trovano il loro spazio, formando all'interno della rete un'area culturale coesa. Società come Yahoo dimostrano che una presenza globale sulla rete è possibile solo se si è disposti a modulare il proprio servizio in relazione al pubblico verso il quale ci si propone, offrendosi nella sua lingua e inserendosi nel suo universo culturale. L'inglese rimane la lingua franca di Internet ma serve molto spesso allo svolgimento di funzioni tecniche; la comunicazione fra gli individui resta molto spesso legata alla lingua di appartenenza (Dal Lago, 1999). Se poi l'inglese favorisce la comunicazione fra culture diverse, questo non può di certo essere riconosciuto come puro elemento di omologazione. La rete comunque consente fruizioni diversissime, ogni individuo ha la possibilità, se appena è disposto a prendere iniziativa, di costruire la sua personale fruizione. Tantissime sono le home page personali, molti siti si rivolgono a un pubblico decisamente di nicchia, in diversi casi a un pubblico territorialmente definito. La rete è una rete di individui, essi sono portati naturalmente a gravitare attorno al proprio universo culturale, fermo restando che la fruizione individuale favorisce la libertà di allontanarsi, di staccarsi dal proprio contesto sociale quotidiano, visto che vengono a cadere tutte le forme di controllo (Dal Lago, 1999).

 

Il sociologo Andrea Semprini fa un'interessante osservazione riguardo alle contrapposizioni culturali. A suo parere esse vanno sostanzialmente interpretate come movimenti nella semiosfera (sfera dei segni). Sono i significati, la loro circolazione, la loro interpretazione a definire la coesione e le regole di funzionamento dello spazio pubblico.

 

Le "guerre culturali" possono allora essere interpretate come un conflitto per conservare o conquistare il controllo delle rappresentazioni e dei significati, come una lotta per modificare i rapporti di forza semiotici, come una guerra per determinare le condizioni di distribuzione, circolazione e di ricezione dei discorsi sociali (Semprini, 2000, 117).

 

Partendo da questa prospettiva si capisce bene come Internet vada interpretato come luogo della traduzione. I luogo nel quale le differenze si trasformano poiché sono lasciate interagire. Fermo restando la presenza di significative posizioni predominanti, determinate dal primato economico, mai come su Internet i rapporti di forza si fanno rapporti tra rappresentazioni, simbologie, immaginari collettivi: in pratica segni. Utilizzare il termine "traduzione" serve a definire l'aspetto multiculturale della rete che in quanto concretizzazione più prossima della semiosfera culturale umana si fa luogo di incontro. Un luogo di incontro nel quale il rapporto economico gioca sempre la parte più vistosa ma dove c'è spazio per ogni genere di contatto. Strumenti del tipo open source, l'economia del "gratuito" della rete, testimoniano come la filosofia essenziale del web sia quella di mettere in libero circolo delle risorse, le quali produrranno beneficio a tutto il sistema. Ognuno attinge dalla rete ciò che è per lui utile, lo elabora personalmente e lo rimette in circolo, a disposizione di altre interpretazioni.

 

3.5.4 La rete come configurazione in attuale.

 

Una volta definiti gli aspetti economici, comunicativi e culturali che la rete determina si può capire quale impatto possa avere sull'approccio alla conoscenza l'affidarsi a una rete ipertestuale universale come Internet. De Kerckhove sintetizza l'impatto cognitivo delle nuove tecnologie prefigurando la fine della teoria, cioè della presa di distanza, dello sguardo oggettivo. Di fronte a un atteggiamento statico della scrittura alfabetica a stampa abbiamo ora una proporsi dinamico della conoscenza. L'analogico, cioè il riprodotto in scala, è sostituito col digitale che consente una frammentazione continua dell'informazione. Rispetto alla dimensione frontale del libro abbiamo una spinta verso l'immersione, si pensi allo schermo sull'occhiale, all'interazione, alla simultaneità, all'animazione. Rispetto alla desensorizzazione cui spingeva la stampa abbiamo un recupero della sensorialità. Se l'età della stampa è stata l'età della tensione al futuro, al progresso, alla comunicazione attraverso il tempo, questa nuova epoca tecnologica è l'età del presente, della soluzione "just in time" (De Kerckhove, 1991).

 

Le osservazioni di De Kerckhove, in effetti, più che descrivere una situazione attuale mettono in luce le tendenze generali verso le quali spingono le nuove tecnologie. Sintetizzando pare comunque corretto dire che il rapporto con la conoscenza tende a perdere dimensione trascendentale per diventare fortemente legato all'attuale. Non si riconosce più la conoscenza come l'intenzione di risolvere un problema per l'eterno ma si costruisce ogni volta, in base alle necessità e alle conoscenze a disposizione, una soluzione appropriata e individuale a un problema. Se una rete ipertestuale di carattere universale ha sostanzialmente una funzione catalogativa, questo significa proprio che la conoscenza verrà reperita come relazione, di volta in volta definita in base alla richiesta, di unità atomiche significative. Il suo valore sarà di attualità, come del prodotto che la rete di conoscenze attuali ha saputo dare. La dimensione reticolare e strutturale di questo approccio non scaturisce dai nessi fra le parti, quanto piuttosto dalla rapidità di reperimento e accostamento delle informazioni e dalla dimensione universale, o di aspirazione universale, del gruppo di informazioni offerte. Si tratta di una rete proprio in quanto riesce a portare immediatamente allo stesso livello ogni parte, senza obblighi di gerarchia. È una rete in virtù della sua dimensione universale, dell'altissimo numero di informazioni interconnesse e della rapidità di accostamento dell'informazione, non perché i nessi definiscano una struttura reticolare.

Se i nessi devono esistere è bene che siano fissi, e quindi la testualità risulta lineare; se i nessi non sono fissi hanno carattere abduttivo, e quindi scarsa predittività, sono difficili da fruire, richiedono uno sforzo cognitivo non spendibile dal lettore. L'unica alternativa in grado di conciliare l'elasticità dei nessi con la sensatezza è quella di permettere la configurazione di diverse strutture reticolari. Questa cosa è possibile, a un grado semplice, attraverso la disposizione della struttura su più livelli, dandole quindi una forma senza irrigidirla; a un grado complesso, davanti a grossa quantità di informazione, solo attraverso la funzione di ricerca che consente di creare configurazioni di nessi personalizzate.

La dimensione archivistica è presente quanto quella significante e non c'è vera predominanza di una sull'altra. Il costo di questa sintesi è la relatività dei risultati che sono provvisori ma soprattutto non estendibili al di là della richiesta che li ha prodotti.