DAI GRAFFITI AL WEB: COME CAMBIA LA STRUTTURA REFERENZIALE NELL'ETA' DELLA RETE
[Gli sviluppi della scrittura nella storia]
[La referenza tramite il segno]
[L'ipertestualità come spazio di scrittura]
CAPITOLO III: L'IPERTESTUALITA' COME SPAZIO
DI LETTURA
Nel
capitolo precedente si è associato il concetto di referenza a quello di link.
L'accostamento era giustificato dal fatto che il link si presenta come un segno
capace di indirizzare la lettura ad altri segni, ad altre porzioni di lettura.
Il link del resto è l'elemento fondamentale dell'ipertesto; capire in che senso
e fino a che punto un segno può riferirsi a una cosa o a un significato è
indispensabile per definire il limite del concetto di ipertestuale, e ci
permetterà di cogliere meglio le potenzialità di questo nuovo strumento.
Tuttavia non abbiamo ancora definito con precisione cosa si debba intendere per
ipertestualità. L'ipertesto esalta le caratteristiche di intreccio del testo.
Il termine "testo" deriva etimologicamente dal termine latino "textum", che originariamente
significava tessuto. La caratteristica di intreccio, di rimando continuo, è
fondante nel concetto di testualità, la cosa emerge molto chiaramente anche
analizzando l'etimologia del termine "leggere". "Leggere"
deriva dal latino "lego":
legare, raccogliere: accostarsi a un testo significa quindi ricostruire dei
legami, dipanare l'intreccio (Borelli, 1999, 37). Il prefisso "iper",
accostato al termine "testo", indica una testualità potenziata.
L'ipertesto è in definitiva un intreccio potenziato. Continuando sulla strada
dell'etimologia verrebbe da chiedersi potenziato in che direzione, sfruttando
quali elementi di forza. Prima di fare affermazioni circa la corretta e
fruttuosa organizzazione di questa modalità di gestione del testo occorrerà
vedere come può essere definito il concetto di ipertestualità, che testualità
proponga, o imponga, come effettivamente venga applicato nella concreta
attuazione di ipertesti.
Il
primo approccio che noi tutti abbiamo con l'ipertesto è certamente legato al
mondo dell'informatica. Molti hanno saputo di essere per la prima volta di
fronte a un ipertesto esplorando un CD multimediale, altri consultando un
terminale di servizio per l'utenza di qualche ente, altri ancora magari
collegandosi a Internet. Fin dal primo approccio si intuisce che un ipertesto
si differenzia da un testo normale per la rapidità con la quale è possibile
passare da una sezione all'altra: semplicemente cliccando su una parola, o
comunque su un elemento del testo caratterizzato come collegamento ad altro
testo. Se, al primo contatto, si può a volte rimanere stupiti da queste
potenzialità, bisogna dire che il più delle volte non si percepisce una vera
differenza col testo tradizionale. Proseguendo nell'uso e nella esplorazione di
questo nuovo mezzo, si arriva in seguito a riflettere sul fatto che, potendo
giungere a una sezione testuale semplicemente attivando un collegamento,
vengono a cadere le distinzioni fra interno ed esterno del testo, non ci
troviamo più a leggere una serie di sequenze testuali che magari ci rimandano
implicitamente ad altre, ad altri testi, ma creiamo la sequenza di lettura che
meglio risponde alle nostre esigenze. Questa osservazione può velocemente
portare a cogliere come non esista nell'ipertesto una vera unità testuale, ma
che il testo si strutturi in sequenze significative, collegate fra loro e
fruibili secondo differenti ordini di lettura.
Detto
questo, bisogna pure notare che i nuovi media elettronici possiedono altre
caratteristiche strutturali che li distinguono da un testo a stampa. Queste
caratteristiche si confondono con le peculiarità ipertestuali, a tal punto da
risultare difficile stabilire una netta distinzione fra le une e le altre.
Praticamente tutti gli ipertesti sono mezzi multimediali,
che accostano cioè fra loro elementi che fino a poco tempo fa venivano gestiti
da media differenti. Troveremo così testi che gestiscono in modo molto
integrato immagini, suono, scritto, animazioni. L'interattività è un'altra caratteristica che molto spesso si
accompagna all'ipertestualità. Interattivo è uno strumento comunicativo che
consente l'intervento dell'utente, e che si può modellare variabilmente, a
seconda delle scelte che l'utente opera o delle richieste che avanza.
Interattività e ipertestualità si accompagnano così strettamente che è lecito
chiedersi se si tratti effettivamente di concetti diversi o se sia meglio
considerarli concetti unici. Cosa si
debba intendere per ipertesto non è insomma così ovvio.
Come
evidenziato nel primo capitolo, anche un testo a stampa può essere organizzato
secondo modalità non lineari, consentendo o incentivando l'intervento del
lettore nella scelta di lettura. Già solo un indice può essere considerato una
struttura ipertestuale, in quanto offre al lettore una serie di possibile
strade da seguire nella ricerca della sua informazione. Un testo come la Bibbia
è da diversi secoli affrontato dagli studiosi con approcci di lettura che si
potrebbero definire ipertestuali. La Bibbia infatti non viene solitamente letta
come una storia sequenziale, si privilegia piuttosto una lettura nella quale
vari passi sono accostati fra loro in relazioni che rivelano l'unitarietà e la
continuità della presenza divina nella storia umana. Anche nella letteratura
del novecento non mancano esempi di testualità, fisicamente costruita su un
supporto a stampa, ma organizzata con modalità di lettura non lineari; modalità
che stimolano un intervento del lettore nella fruizione del testo. Il concetto
di ipertestuale non è così chiaro. Esso può essere applicato a oggetti, a
particolari supporti testuali, o a particolari modalità di organizzare il testo. In effetti le
definizioni che si sono date di ipertestualità sono diverse e a volte in
contrasto fra loro.
Innanzi
tutto vediamo come si origina il termine "ipertesto". Come già detto
nel primo capitolo, a coniare il termine fu l'informatico Ted Nelson, nel 1965.
Durante una conferenza della Association of Computing Machinery, mostrò come,
sfruttando le possibilità del computer di saltare da una sequenza a un'altra
dell'informazione, fosse possibile realizzare la scrittura non sequenziale
(Darnell, 1998). Per indicare questo tipo potenziato di
scrittura Nelson aggiunse al termine "testo", che indica generalmente
una sequenza informativa scritta, anche se si potrebbe estendere a ogni forma
di informazione, il prefisso "iper", con analogia all'uso geometrico,
nel quale iperspazio è uno spazio a
più di tre dimensioni (Scavetta, 1992, 176).
Il
termine "ipertesto" è stato poi applicato nell'uso ad almeno tre
cose: un certo tipo di organizzazione del testo, un programma informatico che
consenta di costruire ipertesti, o l'ipertesto stesso come oggetto. In pratica
si può considerare ipertestuale o la struttura logica di costruzione di un
testo oppure il testo stesso, coi supporti fisici di cui è dotato. A seconda
che si intenda il termine "ipertesto" nell'una o nell'altra maniera i
modi di definirlo possono variare. Se si considerano le definizione proposte da
alcuni degli studiosi di teorie testuali che hanno affrontato l'ipertestualità,
si noterà facilmente questa dicotomia. Vediamo alcuni esempi rappresentativi:
Ipertesto
denota un testo composto da blocchi di testo - ciò che Barthes definisce
"lessie" - e da collegamenti elettronici che uniscono tra loro questi
blocchi. (Landow, 1997,22)
Una
scrittura e una lettura non lineari […] che permettono agli autori di collegare
informazioni, di definire dei percorsi attraverso un corpus, di annotare testi
esistenti e di creare note e punti di lettura, sia in dati bibliografici, sia
nel corpo di testo (Yankelovic, Meyrowitz, Van Dam, 1985, 15).
L'uso
del computer per trascendere le qualità di linearità, limitatezza e fissità del
testo scritto (Delany, 1990, 101).
L'ipertesto
è un corpo di testo che può essere visionato e reso accessibile all'utente in
differenti modalità (Ledgerwood, 1999, 46).
L'ipertesto
è un metodo di scrittura che utilizza il calcolatore per cucire fra loro le
componenti di un'opera in una rete; la lettura dell'opera avviene seguendo un
percorso nella rete; il percorso è una scelta del lettore fra le alternative
offerte dall'autore e viene determinato dal calcolatore sulla base dell'una,
delle altre e di ulteriori condizioni specificate dall'autore
(Pandolfi, Vannini, 1994).
Si
vede come alcuni autori ritengano necessario, nella definizione, il riferimento
al supporto fisico, cioè al computer. Altri, forti delle osservazioni per le quali
modalità di scrittura ipertestuale sono riscontrabili anche in testi a stampa,
non ritengono utile tale riferimento. Nel primo caso abbiamo una definizione
che focalizza la sua attenzione sull'ipertesto come oggetto, e perciò lo
definisce considerando costitutivo il supporto tecnico attraverso il quale
l'ipertesto si costruisce e fruisce. Nel secondo caso la definizione considera
l'ipertestualità come un tipo di organizzazione testuale, una struttura logica
di ordinamento delle informazioni.
Se
è vero che gli ipertesti sono diventati oggetti d'uso quotidiano solo con
l'avvento dell'informatica, visto che solo un supporto digitale permette
un'agile realizzazione di strutture ipertestuali; bisogna anche ammettere che
ha poco senso legare necessariamente la forma ipertestuale a un unico supporto.
Innanzi tutto abbiamo nella cultura della stampa esempi di organizzazione dei
testi secondo strutture non lineari e aperte alle scelte del lettore; inoltre
non possiamo escludere che in un futuro possa esistere un supporto fisico per
la gestione delle informazioni che meglio si adatti all'ipertestualità che non
quello digitale; ad esempio si può pensare ai computer quantici, che già sono
in fase di sperimentazione.
Considerare
l'ipertestualità come una struttura logica di organizzazione delle informazioni
pare un scelta molto più appropriata. Nella storia della scrittura si può
facilmente osservare come l'organizzazione logica di un testo non dipenda
esclusivamente dal supporto materiale. Il supporto materiale, che sia la
tavoletta d'argilla, il papiro, o il volume medievale, si pone certamente come
substrato di ogni organizzazione testuale, tuttavia la sua funzione entra
sempre in rapporto dialettico con la situazione sociale e culturale.
La
scrittura nasce come risposta ad una esigenza di archiviazione delle grandi
organizzazioni statuali dell'antichità, ma anche la forma con la quale si
realizza, impressione di gettoni su tavolette di argilla, determina un suo uso
originario prevalentemente archivistico.
Il
libro del XII sec. nasce come risposta alle esigenze "laiche" della
nuova società, nella quale non era più possibile avere un approccio con la
cultura solo di tipo interiore, ovviamente questa risposta alle esigenze della
società si traduce in un certo tipo di organizzazione del testo, con la nascita
della numerazione delle pagine, con la comparsa dei paragrafi, delle parole
colorate nel testo. In generale si può dire che l'organizzazione testuale si
modella in base alle richieste socio-culturali della società che le produce,
ovviamente a partire dalle possibilità tecniche di cui questa società dispone.
E' insomma corretto riconoscere una distinzione tra struttura testuale e
supporto che la realizza, addirittura bisognerebbe accettare un'antecedenza
della struttura logica sul supporto, anche se in ogni caso il rapporto fra
queste due componenti del testo è certamente dialettico, nel senso che l'una si
modella sull'altra e viceversa.
L'idea
che l'ipertestualità rappresenti un tipo di organizzazione logica della conoscenza
si rafforza anche osservando come in definitiva l'ordine di lettura lineare
possa essere visto come caso particolare dell'ordine di lettura non lineare,
come quindi l'ipertestualità possa in se contenere modalità di lettura che
arrivano a non utilizzare le sue proprie peculiarità. L'ipertestualità si pone
insomma come supporto elastico al testo, permettendo di strutturarlo
indipendentemente da alcuna precondizione materiale, quindi lasciando tutto lo
spazio all'ordine logico.
Non
bisogna comunque spingersi troppo in là nel descrivere l'ipertestualità come
una struttura logica. Alcuni autori hanno infatti, più o meno esplicitamente,
proposto l'ipotesi che la modalità ipertestuale di organizzazione
dell'informazione, sia la modalità stessa di organizzarsi del pensare. Ad
esempio in Scavetta l'ipertesto è paragonato a una rete semantica, suggerendo
così la metafora con il sistema mentale di costruzione del significato
(Scavetta, 1992, 173).
Secondo
questo approccio l'ipertestualità non sarebbe solo una struttura logica, ma la
struttura logica stessa del nostro pensare. Queste posizioni affondano le loro
radici nella critica di Deleuze e Guattari alla organizzazione testuale secondo
gerarchie ad albero. Partendo dalla osservazione che il pensiero non lavora per
categorizzazione, ma per associazione di termini, Deleuze e Guattari proposero
come alternativa il concetto di rizoma (Deleuze
e Guattari, 1977). La teoria del rizoma, descritto come punto di collegamento
fra differenti plateau, è stata da
moltissimi ritenuta un'anticipazione teorica di ciò che l'ipertesto concretizzò
nella sua veste informatica. Essa ha quindi goduto di ampia attenzione nel
mondo della critica testuale applicata agli ipertesti.
Tuttavia
gli studiosi della mente hanno rilevato come l'equazione logica associativa
uguale logica del pensiero sia una rappresentazione riduttiva e alquanto
semplicistica della nostra facoltà di pensiero. Il principio associativo,
secondo il quale un termine può legarsi a molti altri, è un principio molto
primitivo, che da solo non è in grado di motivare i complicati meccanismi
regolativi della nostra mente.
Se
quindi, come abbiamo detto, l'ipertesto è una forma di organizzazione logica
del testo, che tipo di forma logica è? La definizione generale più corretta che
se ne può dare, a nostro avviso, è quella fornita da Roncaglia:
Un
ipertesto consiste di un insieme di blocchi testuali (chiamati spesso lessie) e di un insieme di collegamenti
e rimandi (link) istituiti fra tali
blocchi, fra porzioni di tali blocchi, o all'interno di un singolo blocco
(Roncaglia, 2001).
Secondo
questo approccio si capisce benissimo il rapporto che intercorre tra
ipertestualità, multimedialità e interattività. Se l'ipertestualità è una
struttura di organizzazione logica del testo essa si potrà distinguere sia
dalla multimedialità che dall'interattività. Il fatto che oggi la gran parte
degli ipertesti siano anche opere multimediali non impedisce che potrebbero
esistere, come di fatto esistono, ipertesti che colleghino elementi unicamente
iconici o unicamente testuali. E' chiaro che uno strumento come il computer
favorisce l'integrazione di elementi informativi di diversa natura. Da un punto
di vista comunicativo è del resto vantaggioso integrare media differenti:
alcune cose sono più facilmente comunicabili da un'immagine, altre da un suono,
altre dalle parole. In ogni caso osservare come di fatto questa integrazione
sia strettissima non giustifica il confondere l'ipertestualità con la
multimedialità.
Stesso
discorso vale per l'interattività. E' vero che caratteristica fondamentale di
un ipertesto deve essere la possibilità di scelta per il lettore di più
percorsi di lettura, tuttavia la presenza di questa libertà operativa non
implica immediatamente l'interattività. I collegamenti fra i vari elementi
possono essere infatti attivati dal supporto tecnico di lettura col quale si
lavora, ma anche operati manualmente dallo stesso lettore. Nel caso del
computer, nel momento in cui decido di attivare un collegamento, la macchina me
lo fornisce automaticamente, in modo interattivo. Se invece sto scorrendo un
indice, opero io manualmente, aiutato dagli elementi grafici, il collegamento
tra le informazioni che voglio unire. Sia nel caso dell'indice che
dell'ipertesto informatico ho a che fare con una organizzazione testuale di
tipo ipertestuale, in un caso opero con un mezzo interattivo, nell'altro no.
Interattività e ipertestualità rappresentano concetti diversi, anche se
ovviamente l'interattività potenzia, e non poco, la fruibilità di una organizzazione
ipertestuale.
Abbiamo
visto che l'organizzazione di tipo ipertestuale è una caratteristica condivisa
da molti testi. Tuttavia solo da pochi anni si è messo l'accento su questo modo
di strutturare i testi. L'importanza che ha assunto il concetto di
ipertestualità nel dibatto culturale degli ultimi decenni è ovviamente legata alla forte visibilità che gli
strumenti informatici hanno dato a queste modalità di gestione dei testi.
All'interno del mondo della letteratura si é più volte auspicata la rottura
della linearità, si sono concretamente create testualità aperte o strutturate
in rete con altre, e questo ben prima che l'informatizzazione raggiungesse la
vita quotidiano dei letterati. Tuttavia bisogna notare che si sentì l'esigenza
di assegnare un unico e specifico nome per indicare quei testi, che si
caratterizzavano per essere aperti e reticolari, solo con la comparsa dei testi
elettronici.
Un
testo è in ultima analisi una modalità di organizzare la conoscenza, perciò la
storia dell'evoluzione dei testi ci dice delle modalità che l'uomo sceglie per
organizzare il suo sapere.
E'
chiaro che l'ipertesto nasce sotto la spinta di determinate esigenze e che fu
realizzabile con buona capacità di soddisfarle solo tramite supporto
elettronico e digitale. Ragionevolmente si può credere che le esigenze di
lettura che hanno portato alla nascita dell'ipertesto siano esigenze molto
legate alle nostre facoltà cognitive, o comunque nascano per rendere la gestione
materiale della conoscenza più efficace. Addirittura, lo abbiamo visto, si
potrebbe arrivare a ipotizzare che questa modalità di organizzare la conoscenza
corrisponda alla stessa modalità operata dal nostro pensiero. Ma quali sono
queste modalità di organizzare la conoscenza che l'ipertesto esprime?
Rispondere a questa domanda significherà chiedersi quali siano le
caratteristiche di un ipertesto, per quali motivi un lettore si rivolge a un
ipertesto e fino a che punto gli ipertesti che sono a oggi disponibili
rispondano alle esigenze del lettore.
Landow
mostra molto chiaramente come l'ipertestualità ponga alcuni termini in
condizioni di anacronismo dal punto di vista terminologico. Ad esempio risulta difficile parlare ancora
di testo per il fatto che, in
un'organizzazione testuale di tipo ipertestuale, si fa fatica a dire quale sia
il netto confine fra un testo e un altro. Per gli stessi motivi è difficoltoso
stabilire un interno e un esterno del testo, come anche un inizio e una fine (Landow, 1997, 87).
Ogni
unità testuale, ogni lessia, può essere da un lato inserita nella struttura e
dall'altro deve poter rimanere autonoma. Questo implica la necessità di una
riscrittura in forma modulare del testo (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999,
7). Il testo insomma è rotto in più possibilità di ordine e non è lecito
indicarne in modo definito una unica. Non a caso, soprattutto nei primi anni,
gli autori che trattavano di ipertesti insistevano molto sulle caratteristiche di
non-linearità. Genette parla dell'ipertestualità come di un tipo di testualità
caratterizzato dalla presenza di un testo posteriore (l'ipertesto) e di elementi derivati da un testo anteriore (l'ipotesto), il cui corretto
riconoscimento sia richiesto per la piena comprensione del testo posteriore (Genette, 1982). Sembra
quindi che l'ipertesto debba possedere identiche funzioni discorsive e
informative del testo tradizionale, ma che si differenzi per le sue caratteristiche
di non-linearità, in contrapposizione alla linearità, o rigidità dell'ordine
espositivo, del testo tradizionale.
Ben
presto ci si rese conto che parlare di non-linearità era eccessivo e si
sostituì il termine con multi-linearità. Multi-lineare
è un testo che può assumere vari ordini, anche se non qualsiasi ordine. In
questo modo si salvaguarda il ruolo dell'autore che comunque, anche in un
ipertesto, imposta l'organizzazione del testo. All'autore infatti spetta sempre
il compito di consentire certi passaggi e di vietarne altri, il lettore attiva
i collegamenti che più ritiene pertinenti alla sua lettura, ma la pertinenza di
un collegamento è stabilita dall'autore in fase di progettazione
dell'ipertesto.
Tentando
una sintesi delle caratteristiche dell'ipertesto Bettetini isola tre elementi:
multilinearità, connettività e reticolarità (Bettetini, Gasparini, Vittadini,
1999, 102).
Multilinearità
non significa assenza di un percorso, visto che l'autore inevitabilmente ne
deve porre uno. Già solo stabilendo un inizio l'autore indicherà una direzione
di lettura da seguire, definirà il senso, lo scopo e il programma del testo che
il lettore sta esplorando. Oltre a questo l'autore attribuisce agli elementi
del testo una certa connettività,
cioè una possibilità di accesso attraverso altri elementi. I legami che si
vanno a costruire fra gli elementi fungeranno inevitabilmente da
rappresentazione di un nesso, sia esso logico, storico o semplicemente di
fruizione.
Una
volta osservato come un ipertesto si organizza necessariamente in una reticolarità di blocchi sorge
immediatamente il problema della distinzione tra ciò che è nel testo e ciò che
è fuori e semplicemente si collega ad esso. Come già si diceva in un ipertesto
non è facile cogliere la differenza tra intratestuale e intertestuale. Questo
ci dice come inevitabilmente l'ipertesto sarà portato a non definirsi come
realtà chiusa ma piuttosto all'interno di una rete il più possibile universale,
proprio perché l'aspirazione implicita dell'ipertesto é che ogni elemento sia
collegato.
Bolter
mostra chiaramente come l'ipertesto inauguri una nuova dialogicità del testo che va a sostituirsi alla monolitica
testualità del libro, che secondo le categorie della cultura della stampa
assumeva una vera e propria funzione monumentale, in quanto imperitura testimonianza
dell'ingegno di un'epoca. Se il libro a stampa svolgeva un ruolo
didascalico-pedagogizzante, nel senso che il lettore si rivolgeva al testo come
ad una fonte autorevole di istruzione, la dialogicità ipertestuale richiama
piuttosto la maieutica socratica. In questo caso il testo, il senso, viene
costruito, secondo l'intenzione di un autore, ma traendolo dalle scelte
dell'interlocutore. L'esperienza fruita è sempre plurivoca e storica, è sempre
una delle possibili vie di lettura intraprese (Bolter, 1993, 148).
Questa
osservazione ha valore già considerando gli ipertesti chiusi, cioè quelle opere
ideate e costruite definitivamente da un autore, ma assume importanza ancora
più netta nel caso delle comunità virtuali. Una delle conseguenze più eclatanti
della forma di scrittura ipertestuale, qualora sia inserita in una rete
interattiva, è il costituirsi di testualità collettive. In questo tipo di forme
testuali non esistono né un autore né una direzione discorsiva perché il testo
è frutto di un continuo apporto di più autori, che intervengono uno a partire
dall'altro. Pierre Lévy, che ha insistito molto sulla novità di queste forme di
scrittura per formulare il suo concetto di intelligenza
collettiva, dice:
La
rete ipertestuale è continuamente in costruzione e rinegoziazione. Può restare
stabile per qualche tempo, ma questa stabilità è essa stessa il frutto di un
lavoro (Lévy, 1990, 32).
La
possibilità di costruire un senso differente per ogni lettura, se costituisce
un punto di forza in quanto al lettore è consentito di isolare il senso che gli
è più utile, si rivela una debolezza in quanto, una volta costruito un senso,
il lettore non sa più se potrà ricostruirlo. Il rischio è di perdere
l'informazione, o meglio di accostarsi alla conoscenza sempre in chiave
effimera, legati unicamente alla propria necessità presente di sapere, perdendo
legami con il passato, con una tradizione e col futuro, non favorendo
l'apprendimento. Un libro presenta una testualità implicita sempre
rintracciabile, legata alle sue condizioni storiche. L'autore ha la funzione di
sintesi significativa, svolge un lavoro al posto del lettore. Nell'ipertesto,
attraverso l'interattività offerta dal mezzo elettronico, si ridà ruolo al
lettore. La riconquista di una funzione attiva rispetto alla costruzione di
senso porta, però, il lettore a doversi caricare di nuova responsabilità, a
dover spendere una maggiore attenzione intellettuale, facendosi carico della
riuscita o del fallimento della lettura.
Descrivendo
la modalità di approccio all'ipertesto si è spessissimo utilizzata la metafora
della navigazione. Essa ha il pregio di suggerire la necessità del lettore di
intervenire nel testo, fissandosi dei punti d'orientamento, formando passo a
passo una direzione di lettura. L'ipertesto si presenta come un discorso molto
frammentato (Landow, 1997, 97). Ogni singola lessia ha più legami e
generalmente nessuno molto forte.
Questo
può far perdere fiducia nella testualità. In particolare si verifica quel
fenomeno che molti autori hanno definito sovraccarico
cognitivo. Dovendo continuamente operare delle scelte, il lettore non è in
grado di averle a ogni passaggio tutte cognitivamente presenti. In questo modo
ci si trova disorientati, nel senso che non si sanno cogliere le direzioni di
discorso a cui portano i collegamenti ipertestuali. Durante la lettura di un
ipertesto sarà a tutti capitata questa esperienza.
In
particolare si possono distinguere due diversi livelli di sovraccarico
cognitivo.
Un
primo tipo di disorientamento si verifica nel caso di un continuo passaggio
attraverso le stesse sessioni testuali. Quando ci si trova in questa situazione
significa che non si è riusciti a ottenere, dai link dell'ipertesto, lo stimolo
giusto per raggiungere l'informazione desiderata. Questo tipo di
disorientamento è tipico di un ipertesto chiuso o comunque di una sezione
ipertestuale non abbastanza ricca di soluzioni e non chiara nel comunicare i
nessi fra i propri collegamenti.
In
un altro caso il disorientamento può essere causato dalla eccessiva ampiezza
della rete dei rimandi ipertestuali. Maurizio Oliva ha descritto con chiarezza
come questa situazione si verifichi tipicamente in Internet
(www2.comune.bologna.it/bologna/boll900/oliva.html). Il fenomeno nasce dal
fatto che è per chiunque possibile inserirsi con dei collegamenti nel nodo-pagina di un altro autore. L'autore
non ha così precisa cognizione della posizione della sua opera nella rete
testuale. Inoltre ogni autore potrà fondare l'ordine dei collegamenti della
testualità che vuole costruire unicamente basandosi sui nodi pagina di altri
autori. Questo disordine genera quello che è detto buco cognitivo. Già l'autore costruisce una testualità basandosi su
collegamenti dei quali non conosce l'esatto sviluppo; il lettore quindi non può
che trovarsi invischiato in reti discorsive disordinate che richiedono di
conseguenza forte attenzione cognitiva, per essere svolte in una lettura
produttiva.
Di
fronte a questo sovraccarico di iniziativa richiesta al lettore, vengono in suo
soccorso gli elementi detti appunto di
orientamento. Elementi di questo tipo sono ad esempio la barra di navigazione, i segnalibro, la possibilità di consultare
una history di navigazione, la ricerca per parole o le mappe dell'ipertesto. Bettetini aggiunge
a questa classica lista anche l'individuazione di percorsi privilegiati per categorie argomentative: ad esempio nel
caso di un ipertesto dal titolo "visita alla città", si potrebbero
offrire percorsi di lettura partendo dai monumenti, dalle chiese o dai locali (Bettetini, Gasparini,
Vittadini, 1999, 14).
Landow,
l'autore più rappresentativo all'interno del mondo della critica testuale
all'ipertestualità, nota come il pericolo del disorientamento sia proporzionale
alla quantità di compiti che il lettore ha il compito di assolvere. In generale
il rischio del disorientamento è minore negli ipertesti organizzati come
dizionari o enciclopedie elettroniche, maggiore nelle forme più complesse di
ipertestualità: cioè quelle con pretese narrative o discorsive. Questo per il
semplice fatto che nel primo caso è molto più facile per il lettore sapere cosa
cercare nel testo, l'informazione che si tenta di attingere è un informazione
per sua natura indipendente dal resto del testo; nel caso di un ipertesto
narrativo tutta la testualità dovrà esser coerente e coesa, poiché dovrà
produrre un significato derivato dall'intero percorso di lettura.
Landow
sottolinea anche che la conoscenza di un argomento permette di orientarsi
meglio nel testo (Landow, 1997, 99). Questo perché si può meglio intuire quali
connessioni un collegamento avrà con gli altri. Ad esempio, la conoscenza di un argomento permette di non confondere
due autori omonimi, o di sapere in che data cercare le opere di un tale autore,
o sotto quale genere letterario.
Non
tutti considerano il disorientamento un male. Bolter fa notare che in
letteratura il disorientamento è utilizzato come mezzo estetico, per
trasmettere il senso del viaggio, dell'esplorazione (Bolter, 1993, 157).
Michael Joyce, forse il più famoso autore di ipertesti narrativi, nota come il
disorientamento inviti, od obblighi, alla azione: il lettore deve intervenire
attivamente sulla comprensione del testo (Bolter, 1993, 163).
In
ogni caso bisogna dire che gli stessi lavori di Joyce fondano gran parte della
loro efficacia letteraria sul senso di dispersione offerto dallo strumento
ipertestuale. Ad esempio in Afternoon
si accosta l'effetto provocato dallo sforzo di ricerca del lettore alla ricerca
del protagonista Michael Joyce. La stessa cosa si verifica nel caso di un altro
famoso autore di ipertesti narrativi, Miguel Garcia, che in Border-line sfrutta l'interattività
ipertestuale accostando i suoi effetti al senso della frontiera, della
clandestinità, filo conduttore di tutta l'opera
(www.mediamente.rai.it/biblioteca).
Il
fatto che la letteratura ipertestuale sfrutti il disorientamento, o anche lo
sforzo d'attenzione, prodotto dal mezzo elettronico ci dice che
nell'ipertestualità il valore del disorientamento o è da considerarsi estetico,
o altrimenti assegnerà al testo un carattere di superficialità, di accostamento
disimpegnato alla conoscenza.
Landow
sostiene che la possibilità di visualizzare contemporaneamente più testi,
tramite la comparsa di più livelli di finestre, risulti il miglior espediente
per evitare il disorientamento, e porta come esempi concreti di questa modalità
di gestire il testo software come Storyspace o Microcosm (Landow, 1997, 95).
Bolter ha individuato nella compresenza
la caratteristica forte di un po' tutta la scrittura elettronica, e di
conseguenza anche di quella ipertestuale (Bolter, 1993, 89). Lo strumento delle
finestre è uno dei più antichi, e sempre efficaci, mezzi per la gestione di
materiale elettronico. La finestra definisce spazialmente una unità testuale,
che può essere verbale, grafica o mista, e permette di gestirla sullo schermo
di lettura con la più ampia agilità. Anche se le capacità di memoria dei
computer a volte limitano le possibilità di gestione delle finestre, idealmente
questo strumento permetterebbe di visualizzare sulla stessa superficie tutte le
unità testuali che si ritenga utile considerare durante la lettura, a ognuna si
potrebbe assegnare lo spazio e il livello che si desideri, con un solo clic si
potrebbe attivare la finestra che si intende visionare. La capacità di
permettere una lettura in compresenza delle lessie è una delle caratteristiche
forti dell'ipertestualità e ad oggi rappresenta il più grosso limite della ipertestualità
su Internet che rimane molto rigida e difficilmente si avvale dello strumento
finestra.
Anche
Pierre Lévy ha sottolineato con forza come l'elemento di compresenza sia tipico
dell'ipertesto. Egli parte da una definizione della scrittura che si fonda sul
concetto di virtuale. Virtuale non va
inteso in opposizione a reale ma piuttosto all'attuale: il virtuale si presenta
come un progetto su ciò che sarà attuale. Ogni scrittura è una
virtualizzazione: la scrittura alfabetica è virtualizzazione della voce, la
voce è virtualizzazione del fenomeno. L'ipertestualità rappresenta un ulteriore
processo di virtualizzazione proprio perché è in grado di ridurre la distanza.
Poiché l'ipertesto coinvolge il lettore, inserendolo quasi in un ambiente,
l'ambiente dei segni attivi, pone meno distanza fra testo e lettore, e invita a
una maggiore identificazione. L'ipertesto produce una deterritorializzazione
del testo, porta all'emergere di un testo senza confini precisi, senza una
interiorità definibile.
Il
testo tende ad assomigliare all'universo dei processi con cui si fonde. Il
testo sussiste, ma la pagina è superata. La pagina, cioè il pagus latino, il territorio delimitato
dal bianco dei margini, solcato da linee su cui l'autore ha seminato lettere,
caratteri; [...] E' come se la digitalizzazione creasse una sorta di immenso
piano semantico, accessibile da ogni punto, che ciascuno può contribuire a
produrre (Lévy, 1996, 39).
Quello
che in definitiva viene messo in luce da queste considerazioni è come una delle
peculiarità dell'ipertesto, una delle esigenze che hanno portato alla sua
nascita, sia da ricercare nella aspirazione di ogni lettore a considerare i
dati, ai quali si accosta, il più possibile come compresenti, il più possibile
come prossimi e rapidamente confrontabili. Se leggere significa isolare e
discernere delle relazioni fra elementi, l'aspirazione massima, ed anche
utopica, del lettore sarà di poter ritenere con un solo atto tutti gli elementi
di suo interesse. La possibilità di gestire il maggior numero di dati, con la
massima capacità di avvicinarli e confrontarli, rappresenta la situazione
ideale di lettura. Il grande successo dell'informatica in questo ultimo secolo
è proprio legato alla possibilità di una rapida gestione di grandi quantità di
dati. Anche l'ipertesto, come uno dei figli della rivoluzione digitale, non può
che caratterizzarsi a partire da questo fatto.
Quando
Bettetini individua le caratteristiche dell'ipertestualità sottolinea con
chiarezza come l'ipertesto, definendosi come un struttura formata da blocchi
testuali collegati fra loro, implicitamente si propone come rete universale di
testi. Egli definisce questa caratteristica reticolarità (Bettetini, Gasparini,
Vittadini, 1999, 108). L'idea forte dell'ipertesto è che i legami fra i testi
siano il più possibile esplicitati e attivabili dal lettore, in modo da
permettere la scelta del percorso di navigazione preferito. La situazione
ideale sarebbe che tutti i collegamenti fossero esplicitati. In questo senso si
capisce come l'ipertesto proponga, anche nelle sue forme più semplici, il
programma di una rete universale.
Sergio
Cicconi nota come l'aspirazione dell'ipertesto sia necessariamente di natura
enciclopedica. Creare reti che superino il limite del testo singolare,
inserendolo in una rete intertestuale, non può che avere lo scopo di accrescere
la consapevolezza dei legami che intercorrono fra gli elementi che compongono
questi testi.
L'ipertestualità
pare dare una concreta realizzazione a quella che Umberto Eco definiva una
delle aspirazioni caratteristiche della cultura occidentale: l'aspirazione
enciclopedica. L'aspirazione enciclopedica è definita da Eco quella aspirazione
a formare un sistema di conoscenze completamente integrato, all'interno del
quale tutto si definisca in base all'espandersi di definizioni (Cicconi, 1999,
35). Gli elementi che entreranno in questo sistema non sono da intendersi
necessariamente come verbali, ma appartenenti a tutti i tipi di media e di manifestazioni
della cultura. Lo spazio di un sapere universale non può essere considerato
solo come un oggetto fisico concreto, esso è da considerarsi un oggetto
culturale: come lo spazio dove si incontrano e reciprocamente si definiscono
tutti i prodotti della cultura umana. In un linguaggio ogni elemento si
definisce in base alla posizione che assume rispetto agli altri elementi del
linguaggio. In quello spazio che deve raccogliere i risultati di tutta la
cultura umana le relazioni diventano il vero prodotto del processo di
comunicazione che si instaura, in questo senso il sistema enciclopedico si
definisce in quanto spazio culturale, poiché è il luogo dove si esplicitano le
relazioni fra tutti i prodotti della cultura umana.
Muovendo
da questa prospettiva Cicconi conclude che il futuro dell'ipertestualità
dipenderà dalla capacità che saprà dimostrare nel rendere funzionali i legami
tra i vari elementi (Cicconi, 1999, 32).
Un
testo tradizionale si presenta come una disposizione argomentativa di tipo
lineare. Le informazioni che sono in esso raccolte sono esposte secondo
l'ordine che l'autore ha ritenuto più opportuno per favorire la migliore
comprensione dell'argomento trattato. A prima vista si coglie subito come l'ipertesto
si differenzi dal testo tradizionale per la presenza di una struttura di
collegamenti che favorirebbe una pluralità di discorsi, in opposizione
all'ordine lineare dell'argomentazione tradizionale. Nel testo tradizionale le
unità testuali, quelle che in un ipertesto si chiamerebbero lessie, sono
accostate una all'altra e quindi la loro unione potrebbe essere interpretata
come un collegamento fisso, non leggibile se in quella direzione.
In
realtà dobbiamo moderare questa affermazione. A ben vedere anche di un testo
tradizionale si può dire che abbia collegamenti. Il testo lineare può essere
visto come una struttura costituita di collegamenti fra parti testuali almeno
in due sensi.
Innanzitutto
bisogna osservare che qualsiasi testo presenta al suo interno collegamenti a
altre testualità. In una nota si può rinviare a un altro testo, in un indice si
rinvia ad un'altra sezione dello stesso testo.
Inoltre
notiamo come in ogni caso la lettura non possa mai essere un'operazione
completamente vincolata al testo. La lettura assume sempre una dimensione
mentale. Leggendo una frase, una associazione mentale potrebbe richiamarmi un
collegamento con un'altra lettura, la mente permette in ogni momento di
stabilire collegamenti fra due qualsiasi elementi di due qualsiasi testi.
In
un certo senso la vera differenza che intercorre tra testo tradizionale e
ipertesto elettronico non sta nella struttura, che in un caso sarebbe lineare e
nell'altro reticolare. I collegamenti fra elementi esistono sempre, nella
situazione di un testo tradizionale sono però resi difficoltosi dal supporto
materiale su cui si basano. Potremmo dire che non esiste una vera differenza di
natura tra testo e ipertesto. La testualità lineare può essere interpretata
come un caso particolare della ipertestualità. La differenza starebbe in
definitiva nel tipo di supporto. In un libro è molto più problematico
esplicitare i collegamenti, può essere utile in alcuni casi, ad esempio
costruendo degli indici, ma la lettura non può venir troppo appesantita da
continui rimandi, che andrebbero realizzati cercando manualmente la giusta
pagina e il giusto segmento testuale. Bolter individua nello spazio logico il
vero luogo di esistenza di una organizzazione ipertestuale, nel senso che
l'ordine testuale di un qualsiasi testo, sia esso lineare o reticolare, è dato
dalla rete di allusioni e rimandi che lega gli elementi sparsi nel testo. Nel
caso dell'ipertesto elettronico questa rete di rimandi assume una consistenza
visibile e realmente in grado di agire: interattiva; nel caso del testo
tradizionale i collegamenti sono più raramente resi visibili e in nessun caso
sono fruibili automaticamente (Bolter, 1993, 203).
Bisogna
in realtà notare che l'assenza di un vero supporto ai collegamenti, diverso
dalla mente e dal corpo del lettore, permettono, in un certo senso, una libertà
di scelta, spesso assente nell'ipertesto. Un testo su carta ha minor
accessibilità di un testo elettronico qualora si considerino quegli elementi
che gli autori hanno inteso rendere nodi della rete testuale: in un ipertesto
posso per esempio avere la mappa di navigazione sempre visibile, e potrei così
rapidamente passare da un nodo testuale a un altro. Se invece si considerano
gli elementi che non sono stati istituiti come punti della rete di collegamenti,
bisogna dire che il testo cartaceo permette una maggiore possibilità di
orientarsi. In generale infatti si deve riconoscere che rispetto al testo
elettronico un testo su carta trasmetta immediatamente una maggior coscienza
delle sue dimensioni, dei rapporti spaziali, delle distanze fra gli elementi.
Così, leggendo un libro potrei decidere di tornare a quel passo che qualche
minuto prima mi aveva impressionato e farlo, con buona rapidità,
indipendentemente dal fatto che l'autore l'avesse previsto o meno. Non a caso è
più facile perdersi in un testo elettronico, che non in uno cartaceo, perché
non posso visivamente e in un solo colpo rendermi conto di dove io sia
posizionato al suo interno. Scavetta parla di scarsa tangibilità del testo elettronico (Scavetta, 1992, 105).
Secondo
una recente ricerca un navigatore su tre "soffre" di "ansia da
dispersione". Solo un 20% di navigatori di Internet dichiara di trovare
sempre quello che vuole, il 28% trova difficoltà solo alcune volte , mentre il
32% sempre. La difficoltà più spesso denunciata è quella di non essere in grado
di percepire quale risultato produrrà la selezione di un link (48%), altre
difficoltà nascono dalla scarsa conoscenza informatica (33%) o della lingua
inglese (19%) (www.hi-flier.com). L'elemento più importante si rivela comunque
la difficoltà di percepire sensatezza nei collegamenti da una sezione
all'altra.
Insomma
bisogna riconoscere che se l'ipertestualità è una organizzazione logica, essa
può applicarsi a più supporti, e così possiamo avere forme ipertestuali nella
stampa come anche nei corpi di tradizioni orali. Questo dice anche che
l'ipertestualità gioca la sua consistenza nella fruibilità e
nell'organizzazione del collegamento. Ci spieghiamo meglio. Ciò che diventa
determinante in una struttura ipertestuale sono i collegamenti, perché un testo
possa chiamarsi ipertesto i collegamenti devono essere visibili e fruibili,
inoltre la rete che essi determinano dovrà essere percepita dal lettore come
sensata, in grado di produrre sensi utili. Questa struttura individuata dai
collegamenti può a ragione essere denominata struttura logica. Nelson definisce
la struttura logica come una struttura virtuale soggiacente, cioè come una
struttura antecedente alla manifestazione visibile del testo (Nelson, 1990).
Bettettini
individua la differenza fra testo tradizionale e ipertesto nel fatto che i
collegamenti, da elementi sostanzialmente impliciti siano esplicitamente
istituiti da un autore. Egli rileva immediatamente come questo fatto possa
determinare maggior sensatezza come anche minore (Bettetini, Gasparini,
Vittadini, 1999, 16). Esiste la possibilità di perdersi nella rete, esiste il
rischio della frustrazione, qualora non si riesca a comprendere dove trovare
l'informazione cercata. Va riconosciuto che la caratteristica determinante di
un ipertesto è la sua leggibilità, e quindi la fruibilità, la visibilità e la
sensatezza dei collegamenti che ne costituiscono la struttura.
La
leggibilità è legata in buona parte al supporto attraverso il quale viene
espresso il testo. Se in un certo momento storico si è ritenuto di dovere
abbandonare il termine "testo" per formulare quello di
"ipertesto", la ragione di questo fatto deve trovarsi nella comparsa
di un nuovo supporto, quello elettronico, in grado di fornire collegamenti nel
testo molto più visibili e funzionali di quanto si era potuto ottenere dalla
tecnologia della stampa. Un testo elettronico può poi avere diverse
potenzialità, a seconda del linguaggio di programmazione o del software di
gestione con cui vi si accede. Esistono programmi molto strutturati che
forniscono mappe di navigazione, consentono di istituire segnalibri o prendere
annotazioni, ed esistono programmi più semplici che forniscono solo link
unidirezionali.
Una
delle prime cose utili ad accrescere la nostra comprensione dell'ipertestulità
sarà quindi di vedere quali meccanismi vadano messi in atto per migliorare la
leggibilità e quali al contrario la ostacolino. Dovremo rispondere a questa
domanda, non solo ragionando sulle conseguenze intrinseche alle modalità
ipertestuali di organizzazione dell'informazione, ma anche chiedendoci con
quali obbiettivi un utente si rivolge all'ipertesto. Una volta individuate le
modalità più funzionali di organizzare un ipertesto potremo, con maggior cognizione
coglierne la natura, e quindi capirne i presupposti e le conseguenze.
Landow
nota che scrivere correttamente un ipertesto significa non far disorientare il
lettore. Per affrontare questo problema bisogna permettere al lettore di essere
sempre in grado di sapere dove si trovi e come arrivare in un altro luogo che
sa esistere nella rete (Landow, 1997, 155). E' curioso notare come Landow
dimentichi di sottolineare un altro aspetto fondamentale. Il lettore, per
sapere come dirigersi verso l'informazione che intende acquisire, dovrà anche
sapere cosa è possibile trovare nella rete testuale che sta esplorando.
Nella
scrittura lineare generalmente questo problema non si pone. Innanzitutto il
lettore ha un rapporto di maggior tangibilità con lo scritto: sa con un solo
sguardo giudicare la ampiezza del volume e cogliere la sua posizione rispetto
all'intero volume, semplicemente stimando il numero di pagine lette. Inoltre,
essendo una lettura lineare generalmente fatta per essere letta interamente,
dall'inizio alla fine, il lettore non è portato a interrogarsi su come
recuperare l'informazione, egli semplicemente si fiderà dell'ordine di lettura
proposto, dal quale in seguito isolerà le cose per lui più utili.
L'ipertesto
non è fatto per essere letto tutto. I lettori di fronte a una pagina
ipertestuale spesso non scorrono l'intero contenuto; individuano piuttosto i
punti caldi, link e le mappe, e in questi cercano di individuare la direzione
più appropriata per raggiungere l'informazione che cercano. Inoltre, proprio
perché l'ipertesto chiede al lettore di operare delle scelte, non è detto che
tutti i nodi della rete testuale vengano raggiunti dal lettore. In questo modo
non si ha mai nella lettura di un ipertesto una percezione di conoscenza
totale. Non esiste il momento nel quale il lettore sarà convinto di aver
esplorato tutto l'ipertesto. In questo modo, quando un lettore non avrà trovato
l'informazione che stava cercando, nascerà spesso in lui un sentimento di frustrazione,
causato dal non sapere se ciò che stava cercando non c'è nell'ipertesto o se
diversamente egli non è stato in grado di trovarlo.
Queste
osservazioni ci permettono di notare fin da ora l'importanza fondamentale della
funzione di ricerca. La funzione di
ricerca ha ben poco di testuale, intendendo testuale nella accezione
tradizionale di esposizione discorsiva, il suo valore è proprio quello di
concedere massima libertà alle esigenze del lettore, di poter avere un accesso
ai testi in rete secondo la sua più libera volontà, nonché di consentirgli di
verificare la presenza o meno, all'interno dell'ipertesto, di ciò che cerca. Il
fatto che la funzione di ricerca assuma nell'ipertesto un ruolo così forte non
è certo un elemento da trascurare. Al contrario questo fatto ci aiuterà a
capire meglio l'uso che l'utente fa dell'ipertesto e di conseguenza ci
permetterà di individuarne le caratteristiche fondamentali. Svilupperemo più in
là tutte le conseguenze di questa osservazione, ci limitiamo per ora a mostrare
come la funzione di ricerca riveli un ruolo non discorsivo nelle operazioni di
lettura dell'ipertesto. Potremmo definire elementi discorsivi quegli elementi che consentono all'autore di organizzare
un discorso testuale, cioè di indirizzare il lettore verso una certa
comprensione del testo. Nel caso dell'ipertestualità, che si pone come lettura
multilineare, si può parlare di azione discorsiva dell'autore anche nel caso in
cui egli organizzi il testo con l'intento di portare il lettore verso l'attuazione
di alcune scelte. Diciamo discorsivo in
contrapposizione alla libertà lasciata al lettore-utente dalla funzione di
ricerca. Le azioni discorsive, come il fornire mappe, il privilegiare alcuni
collegamenti, lasciano spazio a un discorso dell'autore; la funzione di ricerca
consente al lettore ampia libertà nella costruzione di un personale percorso
testuale di lettura e porta a costruire una testualità partendo dalle scelte
non dell'autore ma del lettore.
Il
modo più semplice, ma anche più limitato, di evitare il disorientamento è
quello di mantenere nel testo la disposizione lineare, sfruttando la sua
funzione ordinativa, e di associare a questo ordine lineare supplementi
testuali di rapida consultazione. Esempi di questo riadattamento possono essere
le edizioni elettroniche di alcuni importanti corpi testuali di grossa
ampiezza, già considerati dagli utenti come un insieme di opere unitarie
(Landow, 1997, 79). Si tratta ad esempio di edizioni elettroniche della Bibbia
o dei testi fondamentali della letteratura cinese. Qui il testo originario è
mantenuto nella massima fedeltà, lungo la sua direttiva sono poi inseriti
collegamenti che fungono da commento e da integrazione del testo originario.
Questi collegamenti non rompono l'ordine espositivo del testo primario,
semplicemente sfruttano la rapidità di attivazione del mezzo elettronico e
rendono più facilmente accessibili un più alto numero di integrazioni di quante
ne potrebbe offrire un supporto cartaceo. In questi casi la potenzialità
elettronica è sfruttata senza stravolgere il testo ma anzi con l'intento di
incrementare le capacità di quelle modalità di analisi già acquisite nella
tradizione. Testi come la Bibbia o come corpi testuali di letteratura sono affrontati
dagli studiosi con metodi che si fondano sul continuo rimando intertestuale. Da
questa osservazione si ricava una prima distinzione fra le modalità di
organizzazione ipertestuale. Possiamo avere strutture ipertestuali assiali o
reticolari (Landow, 1997, 80).
Figura 3.1 Strutture ipertestuali.

Nell'ipertesto
gli elementi visivi e sonori, quegli elementi che lo rendono un ipermedia,
occupano, rispetto al testo tradizionale, molto più spazio. Essi acquistano rilevanza
in virtù della immediatezza della loro capacità comunicativa. Nei nuovi media
le immagini, i suoni ed il testo scritto si fondono fra loro molto più facilmente. Questo dipende sí
dalle potenzialità digitali dei nuovi mezzi, ma anche da esigenze di ordine
comunicativo. L'icona ha assunto sempre più peso nella organizzazione
ipertestuale. Essa è portatrice di significato immediato, consente una lettura
rapida. Scorrere rapidamente il testo e coglierne subito gli elementi caldi,
elementi collegati ad altri elementi, diventa un'operazione necessaria per
orientarsi nella navigazione senza perdite di tempo. L'icona favorisce la
sovrabbondanza di significato, indispensabile quando si richiede a un elemento
di compiere più funzioni. Molte volte infatti gli elementi visivi hanno il
compito di significare per se stessi e allo stesso tempo di indicare un
collegamento con altre parti del testo. Oltre a questo, si deve dire che
l'apporto dell'immagine e del sonoro viene usato molte volte per dare
visibilità e spessore a un collegamento (Landow, 1997, 93). Inevitabilmente un
collegamento, un link, che sia rappresentato da un immagine, magari in
movimento e accompagnata da un suono, acquista visibilità all'interno della
pagina. Già Derrida aveva notato che l'immagine sarebbe diventata l'elemento
forte di una nuova testualità. Egli considerava che proprio la capacità
dell'immagine di veicolare più significati mediante un'unica presenza, avrebbe
decretato la sua importanza all'interno di una nuova testualità che negasse le
interpretazioni univoche di lettura (Derrida, 1972).
Se
consideriamo un elemento grafico come il cursore vediamo subito che esso
rappresenta la presenza del lettore nel testo. Attraverso il cursore il lettore
agisce nel testo, può operare le sue scelte, può attivare i collegamenti ed
esplorare il suo spazio di azione. Il cursore, spostato sui vari elementi del
testo, può cambiare forma a seconda del significato che essi assumono al suo
interno. Il modo più diffuso di utilizzare queste potenzialità e quello di
legare l'azione del cursore ai collegamenti: posto il cursore su un elemento,
se l'elemento è un link, il cursore lo segnalerà mutando forma. Questo ci dice
quanto sia importante il collegamento nella struttura di un ipertesto. L'azione
del lettore sul testo è in totale dipendenza dalla esistenza dei collegamenti.
Se essi non esistessero non si potrebbe nemmeno affermare che il lettore può
agire nel testo. Si capisce una volta di più come la valenza di un ipertesto si
giochi completamente sulla natura dei collegamenti che sono posti dall'autore
tra le varie lessie.
Bettetini
ha mostrato come gli elementi visivi in un ipertesto rappresentino la
componente maggiormente in grado di costruire uno spazio logico. Con spazio
logico Bettetini intende il costituirsi di quello spazio testuale capace di
fornire al lettore le direzioni e le interpretazioni di lettura. Lo spazio
logico rappresenta quella azione comunicativa tramite la quale l'autore
definisce all'utente dell'ipertesto come collocare la sua azione di lettura:
quali possibili scelte possa egli attuare, che significato apporti ogni singola
scelta al discorso di sfondo e quale discorso rimanga sullo fondo di tutto
l'insieme testuale.
In
questa condizione, dovendo svolgere questo ruolo polifunzionale, lo spazio
visibile si definisce nella rete di relazioni tra le parti che lo compongono,
più che nelle parti in se stesse. Nella frammentazione, lo spazio visivo
ipertestuale condensa non solo linguaggi diversi, ma porta anche al formarsi di
un continuo gioco di rinvio metonimico tra il particolare e lo strutturale
(Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 73).
Il
rapporto che intercorre tra spazio sintattico e le strutture che esso contiene,
ha un duplice aspetto. Le strutture significano in base alla posizione rispetto
alle altre e in se stesse. Un'icona assume valore in relazione sia alla pagina
che la contiene, sia come ponte sulla
struttura complessiva dell'ipertesto. Ad esempio la similarità di una serie di
elementi ci dice della loro comune funzionalità (essere delle porte, delle
finestre di analisi ecc...), tuttavia ogni elemento significherà per se stesso,
in quanto ogni elemento assumerà una sua particolare funzione; oltre a ciò ogni
elemento che dovesse in più assumere la funzione di link, comunicherà una
relazione con un'altra porzione di testo (Bettetini, Gasparini, Vittadini,
1999, 83).
L'uso
così frequente dell'immagine o dell'icona trova spiegazione nella necessità di
questo doppio livello di significazione. La doppia articolazione va percepita immediatamente
e contemporaneamente per più elementi. Ammettiamo che nella home page di un
giornale elettronico io abbia, in alto orizzontalmente, un menu di navigazione,
sulla destra verticalmente, una serie di argomenti messi in primo piano: con
una sola occhiata potrò intuitivamente percepire questa situazione. La
diversità grafica e di disposizione degli elementi mi permetterà di cogliere
una diversità di funzione fra i due indici di collegamenti; il loro contenuto
mi indicherà invece che, nel primo caso, viene presentato un'indice generale
per accedere a tutte le informazioni, nel secondo, viene fornito un rapido
accesso a quegli argomenti che sono ritenuti di maggiore attualità e di più
alto interesse.
Queste
osservazioni di Bettetini mostrano con chiarezza quale sia il ruolo e lo spazio
dell'autore nella costruzione di ipertesti. L'autore ha il ruolo di predisporre all'interno dell'ipertesto le
più appropiate dinamiche di fruizione, organizzando lo spazio ipertestuale. Lo
spazio della fruizione, quello che Bettetini definisce lo spazio agito, si pone come uno spazio in cui svolgere determinate
azioni atte ad attualizzare un testo, e quindi a recuperare un senso nel testo
(Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 94). Questo spazio ha il compito di
individuare percorsi e modi di navigazione esercitando sia una funzione
metatestuale, sia costruendo direttamente il significato. Questo ruolo è
espresso attraverso un utilizzo dei contenuti sia in modo diretto, come nel caso di un'icona che
significa ciò che raffigura, sia indirettamente, definendo la modalità di
lettura di un elemento; ad esempio dicendo che gli elementi rappresentati come
bottoni vanno interpretati come azioni di lettura e non come contenuti della
lettura.
All'interno
di un ipertesto lo spazio nel quale si definiscono gli elementi assume una
particolare rilevanza relativamente a quella che viene definita connettività (Bettetini, Gasparini,
Vittadini, 1999, 106). La connettività è la relazione di accesso che si
stabilisce fra gli elementi che compongono l'ipertesto. Una lessia può legarsi
con diversi elementi e con ogni elemento a più livelli. La posizione nello
schema dei collegamenti definisce l'accesso che è riservato alla singola
lessia. In primo luogo un elemento può possedere collegamenti di accesso più
visibili di un altro. Inoltre la maggiore o minore profondità nella rete dei
collegamenti può determinare un accesso agevolato e disponibile anche alla
lettura meno motivata, come può anche rendere un elemento accessibile solo a
lettore che con decisione decide di volerlo recuperare. Oltre a questo si deve
aggiungere che un elemento varia il suo ruolo a seconda del percorso di accesso
attraverso il quale un lettore lo raggiunge. Il collegamento che porta ad un
elemento dice insomma di un rapporto con quell'elemento e contribuisce a
determinarne il senso. Tanto per chiarire meglio ciò di cui stiamo parlando
proviamo a fare un esempio. Qui sotto riportiamo, in modo molto semplificato,
una ipotetica struttura di collegamenti di un ipertesto su Kant.
Figura 3.2 Esempio di connettività nella
struttura dei collegamenti.

Si
può notare immediatamente che le lessie sono poste nella struttura su livelli
diversi di profondità, con accessibilità che di conseguenza si differenziano.
La lessia "Critica del Giudizio" è di un livello più profondo di
quella "Martin Knutzen", mentre risulta porsi allo stesso livello
della lessia "Prolegomeni..". In un caso così semplificato potrebbe
apparire che la diversità di profondità non provochi grosse differenze nel
ruolo degli elementi, si può però facilmente immaginare come in una struttura
più complessa, con molti livelli e maggiori intersezioni fra i livelli,
conferire a una lessia un collegamento al primo livello piuttosto che
all'ultimo, significhi assegnarle un diverso ruolo. Tornando ad osservare la
struttura rappresentata nel disegno possiamo notare come la lessia
"Critica del Giudizio" possegga quattro collegamenti, e cioè con le
lessie " OPERE CRITICHE", "la ricerca", "genitori
modello di probità", "Gesammelte Schriften"; la lessia
"Prolegomeni" ne possiede invece due: con "OPERE
PRECRITICHE" e con "la ricerca". Senza considerare in questo
momento differenze nella visibilità grafica, che in un ipertesto reale potrebbero
conferire ai due elementi diversa importanza, dobbiamo dire che la lessia
"Critica del Giudizio" è proposta come più accessibile che non la
lessia "Prolegomeni".
Questa
scelta di dare maggiore ruolo ad alcune lessie rispetto ad altre è una scelta che
spetta tipicamente all'autore. In realtà questo fatto risulta determinante solo
nel caso di una struttura gerarchica prevalentemente nascosta al lettore, nella quale egli si deve muovere costruendo di
volta in volta la testualità. Nei casi in cui la struttura è palese al lettore, e questo avviene
parzialmente in praticamente tutti gli ipertesti per mezzo del menu di
navigazione, difficilmente si possono creare tra gli elementi dei forti scarti
rispetto alla profondità di livello. C'è poi da notare che in ogni caso, per
quanto l'autore voglia concedere maggiore accessibilità a un elemento piuttosto
che a un altro, alla fine rimanga sempre alla scelta del lettore determinare a
quali lessie accedere.
Si
è detto che la connettività di un elemento è in grado di definirne il ruolo, di
comunicare quindi, attraverso il percorso di accesso che lo caratterizza, il
senso che quell'elemento assume nel testo. Nel nostro esempio di struttura si
potrebbe dire che prevedendo che un lettore giunga alla lessia "Critica del
Giudizio" passando dal collegamento con "genitori modello di
probità" l'autore abbia inteso significare un legame di derivazione logica
tra l'educazione ottenuta da Kant e la sua concezione morale.
Parlando
della funzione del link, come di una funzione apportatrice di significato nei
confronti degli elementi che collega, bisogna fare un'importante
osservazione. Sostanzialmente esistono
due possibilità di utilizzare il collegamento: per associazioni semantiche o come espansione
di significato (Scavetta, 1992, 174). Nel primo caso il link può esprimere
o un'analogia o un rapporto causale fra le lessie, in questo caso pare
effettivamente lecito attribuire al ruolo del link un apporto di significato
nel testo. Nel secondo caso il collegamento esprime un passaggio o dal generale
al particolare o dal particolare al generale e si propone come una sorta di
etichetta per una categoria di lessie, in questo caso la funzione che esprime è
di carattere prettamente metatestuale, il suo scopo quello di orientare la fruizione
del testo e di consentire il più agevole accesso all'informazione.
Quello
che qui in definitiva notiamo è che gli elementi di orientamento come la barra
di navigazione, i segnalibro, la possibilità di consultare una history della
navigazione, pur essendo strumenti posti dall'autore, non in tutti i casi
possono assumere un ruolo discorsivo, apportare cioè significato nel testo. Il
più delle volte gli strumenti ipertestuali a disposizione del lettore hanno
semplicemente una funzione di orientamento della fruizione. Se prendiamo poi un
tipico elemento di orientamento come gli strumenti di ricerca, dobbiamo dire
che indicano l'esatto opposto rispetto a un ruolo discorsivo dell'autore nel
testo. Nella funzione di ricerca l'iniziativa è tutta in mano al lettore, egli
indica quali informazioni vuole raggiungere, senza curarsi di considerare la
proposta che il testo gli propone, il lettore semplicemente verifica la
presenza o meno di ciò che sta cercando e accede unicamente a quella sezione
testuale che soddisfa la sua ricerca.
Parlando
di possibilità discorsive degli strumenti ipertestuali bisogna necessariamente
considerare il caso della letteratura interattiva. La narrativa interattiva è
un settore che ha negli ultimi anni avuto grossi sviluppi. Si tratta di una
modalità di narrazione che non intende fermarsi a un'esposizione che lasci
passivo il lettore. Al contrario nella narrativa interattiva si considera il
coinvolgimento come fattore determinante nel processo di lettura. Si permette
al lettore di compiere delle scelte che modificheranno la narrazione.
Il
coinvolgimento è l'elemento fondamentale di ogni processo d'apprendimento. Una
storia è il frutto della concatenazione di eventi legati tra loro da un
rapporto di causa ed effetto, disposti secondo un ordine logico-cronologico. Da
questa definizione viene tuttavia escluso quell'elemento noto come
"l'illusione referenziale", ossia la possibilità di immedesimarsi in
ciò che viene narrato. Quanto maggiore è il senso di partecipazione a una vicenda,
tanto più intenso è il desiderio di influire sul flusso degli eventi, ed è qui
che entra in gioco l'interattività (www.logo2000.it/come_nt/narrativa.html).
Sostanzialmente
in una narrazione interattiva si può agire in tre modi. Si può immaginare un
filo conduttore che leghi gli eventi lasciando poi al lettore il compito di
creare la successione degli eventi, la quale, variando, costruisce narrazioni
differenti. In altri casi si elabora una linea narrativa che presenti una buona
coesione fra le parti e funga da programma narrativo, a quel punto si chiede al
lettore di esprimere una preferenza rispetto a un'alternativa di possibili
sviluppi della narrazione. In fine si possono creare delle situazioni aperte e
chiedere al lettore di intervenire nella stesura vera e propria della
narrazione, inserendo dialoghi, delineando scenari, proseguendo un lavoro solo
abbozzato dagli autori.
Molto
spesso questo tipo di narrazione è sviluppato per scopi di intrattenimento. In
alcuni casi non è facile distinguere tra narrativa interattiva e gioco. Molto
spesso il gioco elettronico costruisce situazioni narrative e chiede al
giocatore di vestire il ruolo di un personaggio, compiendo perciò delle azioni
nella narrazione. Nel modo dei videogiochi il caso più prossimo alla narrativa
è certamente quello dei giochi di ruolo, che tra l'altro già da anni erano
presenti su supporto cartaceo. Altri giochi richiedono al giocatore un
intervento sostanzialmente basato sull'abilità di interazione dello
stimolo-risposta tra occhio e mano. In ogni caso si deve dire che la differenza
tra narrativa interattiva e gioco non può trovarsi nel sistema di costruzione
della narrazione ma solo nel diverso spessore culturale della proposta. Il
risultato è che si utilizzano termini diversi per diversi prodotti
sostanzialmente in rapporto al pubblico a cui si riferiscono, o alle modalità
di diffusione. Se prendiamo ad esempio un CD come Le Crociate (Le Crociate, 1997), promosso dall'editore come un
gioco, ci accorgiamo immediatamente di come questo prodotto sia un eccezionale
miscuglio di almeno tre stili che nella tradizione cartacea difficilmente si
mescolano: l'opera è un po' gioco, narrazione, ma anche saggio storico. Al
giocatore viene innanzi tutto presentata una situazione narrativa: si racconta
di un piccolo feudatario francese ribellatosi a Filippo il Bello e da questo
imprigionato in una cripta. A questo punto la narrazione è interrotta e perché
prosegua si chiede al giocatore di superare una prova: si tratta di volta in
volta di armare una catapulta, di costruire una cappella, di orientarsi nel
firmamento e altre cose ancora. Per fare questo il giocatore, che in questo
caso diventa vero e proprio lettore, deve navigare in una specie di
enciclopedia storica delle crociate recuperando delle icone.
Senza
soffermarci troppo su questa questione vogliamo insomma mostrare come il
coinvolgimento rappresenti la caratteristica fondamentale della narrativa
interattiva
Esistono
comunque diverse esperienze nelle quali la narrativa ipertestuale è praticata
con scopi prettamente letterari. L'esperienza più conosciuta e fortunata è
quella portata avanti da Michael Joyce. Questo autore è riuscito con diverse
opere a proporre lavori ipertestuali ai quali è riconosciuta da lettori e
critici dignità letteraria. Bolter, commentando uno dei lavori di Joyce, Afternoon, insiste molto sul fatto che
le situazioni narrative sono utilizzate come spazi gravitazionali nei quali si
posizionano i diversi personaggi. Costruendo la sua narrazione, il lettore
naviga nello spazio gravitazionale di diversi personaggi, a sua scelta decide
poi se persistere in quello spazio o abbandonarlo, anche se questa decisione
richiede attenzione al lettore perché deve essere in grado di operare la scelta
corretta. Il senso di ogni episodio dipende poi dal percorso precedentemente
sviluppato dal lettore. Tutte queste caratteristiche del testo sono utilizzate
dall'autore per costruire una sua dimensione, per conferire alla lettura degli
episodi l'approccio più coerente (Bolter, 1993, 160). Ben presto il lettore si
renderà conto di come ogni episodio finisca per gravitare sul personaggio di
Peter, soprattutto nella prima fase, per quanto il lettore si dia da fare la
lettura gravita su una colazione fra Peter e il suo capo . La costante
attenzione che il lettore deve compiere nella lettura porta a vivere una
dimensione di lotta con il testo, la stessa lotta che Peter affronta attraverso
una serie di telefonate, mai decisive, nel tentativo di stabilire se veramente
sua moglie e suo figlio sono morti in un incidente. Insistendo nella lettura,
ci si può accorgere come Peter eviti in realtà di fare la telefonata decisiva,
eviti di compiere il percorso più breve per raggiungere l'informazione, proprio
come il lettore, che non può mai compiere un percorso diretto, ma è costretto a
ruotare sugli episodi, che via via vengono per lui a definirsi.
In
sostanza si ricava che l'autore di narrativa ipertestuale utilizza le
particolarità di un'esperienza di lettura ipertestuale per mettere il lettore
in un determinato stato d'animo, che emergerà poi negli stessi episodi della
lettura. La particolare forma in cui si presenta il testo orienta fortemente
l'esperienza di lettura. Questo deve dirci che la narrativa ipertestuale non
può essere la narrativa per ogni genere, al contrario essa si porrà come un
genere ben determinato. Come gli antichi canoni di genere essa non concede
all'autore di proporre qualsiasi cosa, ma di proporre una testualità fortemente
vincolata all'esperienza di lettura a cui porta l'organizzazione testuale. Così
come un tempo le rigide caratteristiche del sonetto dirigevano l'autore a
utilizzare quella forma letteraria per certi scopi (lirici) e non per altri
(tragici), oggi, bisogna riconoscere, che fare una scelta letteraria orientata
all'ipertestualità significa volere insistere nel proprio testo su alcuni punti
specifici, come il coinvolgimento, il disorientamento, la ciclicità, la
vaghezza.
Le
forti potenzialità di coinvolgimento del lettore portano ad utilizzare la
narrativa interattiva all'interno di software per la formazione.
Il
maggior vantaggio offerto dalla narrativa interattiva è la possibilità di
compiere delle scelte e verificarne le conseguenze. Come per i video giochi
anche nei programmi per l'apprendimento e la formazione non è facile distinguere
gli elementi narrativi da quelli nozionistici o tecnici, ma questa è la
conseguenza delle opportunità offerte dal digitale. Questo tipo di software pone l'utente in una serie di
situazioni e gli domanda di reagire, chiede di affrontarle, di risolvere dei
problemi. Registrata la scelta dell'utente il programma ha la possibilità non
solo di indicare se l'opzione applicata era giusta o sbagliata ma, può mostrare
l'insieme dei fattori messi in gioco dalla scelta e la loro evoluzione.
L'immedesimazione è quindi completa: l'apprendimento è perciò basato
sull'esperienza, anche se si tratta di un'esperienza simulata.
Queste
osservazioni ci mostrano chiaramente come buona parte del ruolo giocato dalla
struttura ipertestuale, nel caso di una testualità narrativa, sia legato alla
possibilità di coinvolgere il lettore in un'esperienza, di farlo agire e di
fargli sperimentare le proprie scelte.
Rifacendoci
a Bettetini avevamo definito il ruolo della struttura ipertestuale come ruolo
di definizione dello spazio agito.
In
pratica lo spazio agito rappresenta la strategia testuale tramite la quale
l'autore prevede la molteplicità dei percorsi di fruizione, organizzando una
testualità sensata. Non ha senso sostenere la possibilità nell'ipertesto di una
lettura non-lineare, completamente libera da vincoli, in realtà ogni ipertesto
presenta passaggi obbligati, punti fermi che orientano le azioni di lettura del
lettore. Bisogna notare che a livello micro, a livello delle singole lessie,
l'ipertesto non rifiuta in nessun modo la linearità: l'informazione essenziale
è ancora gestita in modo lineare. Semplicemente la struttura ipertestuale si
pone come ulteriore passaggio ordinativo delle sequenze lineari. Anche nel
testo a stampa le sequenze lineari sono ordinate e correlate fra loro,
nell'ipertesto la correlazione non è rigida ma consente diverse configurazioni.
Evidenziare il ruolo dello spazio discorsivo nell'ipertesto significa notare
che, scegliendo come indicare all'utente queste diverse possibili
configurazioni, l'autore non compie un'operazione neutra, ma al contrario una
scelta portatrice di senso nel testo. Sembrerebbe di poter in definitiva
concludere che:
La
predisposizione di una connessione tra due blocchi informativi equivale alla
rappresentazione del collegamento concettuale tra le due porzioni: l'ipertesto
in questo caso non comunica soltanto un insieme di informazioni, ma anche
l'esistenza di un legame tra le unità (Bettetini, Gasparini,
Vittadini, 1999, 107).
Questo
fatto è dimostrato dalla coesione che lega tutti gli elementi nel testo. Gli
elementi attivi dell'ipertesto, i link, i nodi testuali, comunicano tramite la
loro forma, la loro posizione sulla pagina, il loro ordine nella struttura
reticolare. Non è indifferente consentire un'opzione al primo passaggio o
solamente in seguito ad altri. Quello che ci resterà più in là da chiarire è se
l'apporto di senso della struttura ipertestuale sulle lessie lineari sia solo
di carattere fruitivo, cioè indirizzi la fruizione, o intervenga anche
sull'interpretazione del contenuto.
Abbiamo
visto le modalità con le quali l'autore interviene nell'organizzazione
dell'ipertesto. Innanzitutto registriamo come la possibilità per l'autore di
intervenire sul testo sia ancora fortemente presente. Si può parlare della
libertà del lettore di costruirsi un personale percorso solo una volta chiarito
che l'autore svolge in ogni caso un ruolo determinante nel costruire i percorsi
possibili. Vanno comunque notate alcune cose.
Innanzi
tutto rileviamo come queste possibilità di intervento dell'autore siano solo in
parte di ordine discorsivo, cioè incisive nella produzione di senso. Gran parte
delle azioni che l'autore compie sulla struttura ipertestuale hanno una
finalità di carattere grafico, o comunque di costruzione di un interfaccia
agevole per il lettore. Le operazioni di contenuto, cioè di espressione di un
determinato senso della realtà, sono spesso ancora svolte dal testo lineare. La
struttura ipertestuale si pone semplicemente come apparato di gestione
dell'informazione, con l'obbiettivo di favorirne l'accesso più agevole.
Notiamo
inoltre come l'analisi svolta da Bettetini si riferisca principalmente a
ipertesti chiusi. Cioè a opere su CD che hanno comunque un limite definito e i
cui contenuti sono curati, se non da un solo autore, da una unica equipe. Bettetini non considera più di tanto il caso
dell'ipertestestualità applicata a una rete universale. In concreto ci riferiamo
alla realtà di Internet; secondo un approccio teorico facciamo riferimento a un
aspirazione universale che comunque non può mancare nelle prospettive di una
organizzazione testuale che operi con modalità ipertestuali. Sottolineiamo
insomma che nelle linee programmatiche, nelle promesse dell'ipertesto, nelle
caratteristiche che portano a sceglierlo come medium, è insita la tendenza a
porsi come medium universale, come supporto alla conoscenza capace di
ricondurre a sé l'universalità delle testualità prodotte dall'uomo. Non
considerare l'ipertesto sotto questo aspetto porta a non cogliere completamente
che tipo di esigenze un utente vorrebbe fossero risolte da un ipertesto. Stiamo
sostenendo insomma che l'analisi dell'ipertestualità non può fermarsi
all'individuazione delle operazioni in grado di consentire all'autore un
intervento nella costruzione del discorso. Vista solo sotto questo aspetto
l'ipertestualità dimostra grossi limiti e dovrebbe essere ridotta ad una
modalità di fruizione di testi poco più libera, e probabilmente più confusa, di
quella lineare.
Ledgerwood
dopo un'analisi su diversi CD conclude che l'ipertestualità è poco più di
letteratura multimediale. Infatti il percorso di lettura risulta libero in
quanto a possibilità di scegliere modalità diverse di fruizione, ma non in
quanto a possibilità di modificare il significato del testo (Ledgerwood, 1999,
51).
In
effetti se analizziamo gli ipertesti presenti a oggi dobbiamo rilevare come si
caratterizzino sostanzialmente o come strumenti di archivio e gestione
dell'informazione o come narrazioni di svago prive di pretese discorsive forti,
cioè prive di intenzione esplicativa nei confronti della realtà. Le stesse
riflessioni che Bettetini propone, a conclusione della sua ricerca, confermano
l'idea che il valore aggiunto che l'autore porta al testo attraverso
l'organizzazione ipertestuale sia da considerarsi principalmente di carattere
fruitivo. Egli scrive:
Lo
spazio logico, infatti, costituisce il luogo di effettiva non linearità
dell'ipertesto, lo spazio che ne ospita la struttura reticolare e quindi, il
livello dove si situa la logica di organizzazione dei contenuti dell'ipertesto.
Il progetto autoriale nell'ipertesto, alla luce delle caratteristiche rilevate
si colloca, quindi, in prima istanza a un livello profondo della costruzione ipertestuale,
che precede la sua manifestazione. Il progetto autoriale, inoltre, proprio per
il suo collocarsi in primis nello spazio logico si situa a un livello che va
oltre il nodo, nelle strutture di accorpamento dei singoli segmenti. Si tratta,
cioè, di un progetto metatestuale, che occupa uno spazio virtuale di mediazione
più volte affiancato a quello del palinsesto dei programmi televisivi (Bettetini,
Gasparini, Vittadini, 1999, 145).
Nel
mondo della critica testuale applicata all'ipertestualità si è innescato tutto
un dibattito relativamente al giusto ruolo da attribuire alla struttura
dell'ipertesto. Alcuni autori, come ad esempio Landow, sono portati a negare il
ruolo significante della struttura ipertestuale (Landow, 1997). Altri autori,
come Cavallo e Chartier, affermano l'importante ruolo della struttura nella
retorica ipertestuale (Cavallo, Chartier, 1995). Secondo la prima prospettiva
la struttura dei collegamenti fra le lessie non apporta nuovo significato al
testo. Nella seconda prospettiva, di impronta olistica, l'ordine logico delle connessioni è
considerato come determinante nella formazione del senso testuale. Sostenitori
della seconda prospettiva sono ad esempio David Kolb e Douglas.
Kolb
è autore di un famoso lavoro filosofico, intitolato Socrate nel labirinto, che egli ha redatto sia sotto forma
tradizionale che sotto forma ipertestuale. Confrontando i due lavori, la sua
conclusione è stata che le due opere possedevano, nel risultato argomentativo,
una certa diversità di senso (Kolb, 1997).
Douglas
ha invece insistito molto nei suoi lavori su una prospettiva olistica. Ogni
parte testuale deve trovare senso solo una volta definita la sua appartenenza
al tutto. Procedendo lungo la linea di lettura il lettore formulerà delle
ipotesi relativamente a ogni singolo elemento egli incontri nella lettura. Ogni
elemento dovrà confermarsi o negarsi procedendo lungo la lettura. Questo ci
dice che il senso complessivo del testo, come di ogni singolo elemento, in
realtà rimane sospeso fino a che non sia data conclusione all'operazione
testuale. Inoltre, ogni elemento risulterà delineato in virtù delle relazione
che vengono a porsi con tutti gli altri elementi e con la totalità. Il
risultato è che dovremo definire il senso degli elementi di un testo riferendoci
alla posizione, di prossimità e di ruolo, che instaurano con tutte le altre
parti testuali (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 58).
Queste
osservazioni, che Douglas usa per sostenere la fondamentale valenza
significativa apportata dalla struttura dei collegamenti, a noi paiono in
realtà contraddire questa prospettiva. A ben vedere l'operazione di lettura,
così come Douglas la descrive, è la tipica operazione di lettura che viene
compiuta su un testo lineare. Non è detto che il lettore di ipertesti debba
compiere le stesse operazioni, anzi, a nostro avviso, è più logico pensare che
un lettore che si trovi d'innanzi a una struttura testuale che non permette di
riconoscere un legame forte fra le parti collegate, rinunci a considerare il testo come un'unità, e lo
interpreti piuttosto come un insieme di singole unità testuali. Vogliamo dire
che il lettore, di fronte a collegamenti ipertestuali che non senta come legami
logici, non sia portato necessariamente a sobbarcarsi il forte peso cognitivo di
raggiungere, nella prosecuzione della lettura, l'unità logica del testo; più
facilmente egli interpreterà la struttura testuale dinnanzi a sé, non come
un'unità ma come la catalogazione di una serie di unità testuali differenti.
Ovviamente,
proprio perché l'ipertesto chiede una forte iniziativa del lettore, bisognerà
notare che non tutto dipende dalla struttura ipertestuale, un certo ruolo potrà
essere giocato dalle capacità del lettore. Alcuni lettori saranno in grado di
sostenere un lavoro cognitivo maggiore di altri e quindi interpretare come
significativa una struttura che altri potrebbero sentire eccessiva, fonte di
confusione. In ogni caso bisogna ammettere che molto spesso le strutture
ipertestuali non si propongono con un vero ruolo significativo, ma
semplicemente come indici catalogativi.
In
un suo intervento, Federico Pellizzi nota come in tutta la storia della critica
testuale all'ipertesto si sia sempre trascurato di guardare l'ipertesto come un
genere discorsivo Federico Pellizzi.
Come tutti i generi, quello lirico, tragico, quello comico, anche l'ipertesto
dovrebbe essere definito in base alla visione della realtà che determina, in
base alle modalità di organizzare la percezione del mondo. Il genere discorsivo
proposto dall'ipertesto viene da Pellizzi definito come architettonico, intendendo che l'ipertesto è quel genere discorsivo
che da una organizzazione, una strutturazione all'informazione che presenta.
Questa concezione dell'ipertestualità pare confermata dalla caratteristica
delle codifiche per marcatura (SGML, HTML, XML) attraverso le quali si
costruiscono gli ipertesti, soprattutto su Internet.
Analizzando
le strategie di utilizzo di questa discorsività architettonica si possono
notare, secondo Pellizzi, tre generici tipi di approccio. Il primo, di
tradizione computazionale, si fonda
sulla lemmatizzazione, che si
esplicita in un modello di interrogazione, di ricerca, a partire dalle unità
semantiche, ma anche sintattiche, che compongono il testo. Il secondo, onomasiologico, ha come obbiettivo di
proporre l'oggetto ordinandolo secondo la sua appartenenza ontologica, questo
modello si esplicita nella organizzazione per menu. In linea con questa
modalità di organizzare l'ipertesto ve n'è un'altra, che ha sempre come
obbiettivo l'indicazione di un percorso strutturato, ma che conviene
distinguere dalla prima per la frequenza con cui viene proposta. Si tratta di
una modalità semasiologica che
presenta l'informazione ordinandola in base ai concetti di appartenenza, e si
esplicita in una organizzazione architettonica gerarchica (Pellizzi, 2000).
Questo
intervento sembra confermare l'idea che la struttura dell'ipertesto non debba
essere intesa come elemento apportatore di senso. Il suo ruolo é piuttosto
quello di ordinare le parti del testo e di inserire ciascuna di esse
all'interno di una catalogazione che consentirà al lettore di accedere alle
sezioni per lui più significative.
Il
nostro ragionamento era partito dalla analisi del ruolo dell'autore nella
costruzione del percorso di lettura offerto dall'ipertesto. Riprenderemo
brevemente il discorso ancora da questo punto.
Bettetini
nota come gli autori che si rifanno all'idea di non-significatività della
struttura logica, tendono a concordare con la definizione di ipertesto come
scrittura non-lineare (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 56). In effetti
questo approccio permette di insistere sulla libertà del lettore nella
costruzione di una personale struttura logica, evidenziando di conseguenza la
mancanza di un vero ordine logico portato dalla struttura testuale. Eppure il
ruolo dell'autore non scompare completamente. Bisogna riconoscere che il testo
proposto è frutto di alcune scelte testuali e i percorsi di lettura offerti
possono essere multipli ma mai completamente privi di ordine. La prospettiva
dell'ipertesto come di un testo non ordinato non è accettabile, non è
giustificato parlare dell'ipertesto come di una forma completamente libera di
lettura, Bettetini è quindi portato ad affermare la valenza signifcativa
dell'ordine di organizzazione logica nell'ipertesto. Egli scrive:
Il
vero contenuto dell'ipertesto, il vero apporto originale alla conoscenza è
costituito non tanto dalle unità testuali che lo compongono, quanto dai legami
che vengono istituiti fra di esse. La sua essenza è quella di essere un
documento costituito di rimandi tra le parti che lo compongono e da legami
interni alle varie parti (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999,
16).
Per
affrontare il tema del valore, significativo o meno, della struttura logica
dell'ipertesto abbiamo voluto partire dalle analisi di Bettetini. Questa scelta
è legata al buon giudizio che abbiamo del lavoro di Bettetini. Egli è, per
quanto a nostra conoscenza, lo studioso che ha saputo meglio chiarire il ruolo
dell'autore all'interno della costruzione di un ipertesto. Tuttavia proprio le
sue considerazioni evidenziano come, il più delle volte, l'intervento
dell'autore, nell'ordinare la struttura dei collegamenti, ha come scopo quello
di fornire al lettore una accessibile e funzionale base di fruizione delle
informazioni contenute nel testo. Lo stesso Bettetini paragona l'ipertesto a
una plancia di comando, a uno spazio offerto al lettore per la gestione della
testualità (Bettetini, Gasparini, Vittadini, 1999, 75).
In
conclusione riteniamo che, volendo definire il ruolo della struttura
ipertestuale, sia più corretto considerarla come una forma catalogativa dell'informazione testuale, che non ha in se stessa
nessun ruolo di apporto significativo. Dire questo non significa affermare che
la forma ipertestuale non possa essere usata in funzione narrativa o
discorsiva, esistono esempi nei quali la struttura ipertestuale è adoperata con
intenti stilistici, tuttavia questa modalità di utilizzo dell'ipertestualità
non è di certo né la più diffusa né quella con la quale entriamo
quotidianamente in contatto. E' necessario insomma distinguere l'ipertestulità
utilizzata con scopi letterari (narrativi ma anche ludici o formativi)
dall'ipertestulità di uso quotidiano, che ha come suo primo obbiettivo quello
di dare ordine alla grande massa d'informazioni con la quale ogni giorno
entriamo in contatto. Non chiarire questa distinzione può portare a compiere
errori di critica grossolani, dando troppo peso alla novità dell'ipertesto,
ipotizzando una capacità argomentativa dell'ipertesto che non esiste, almeno a
oggi.
A
ben vedere, parlando del ruolo della struttura dei collegamenti, si devono
distinguere diverse modalità di organizzare i collegamenti. La struttura dei collegamenti può essere nascosta o palese. I possibili collegamenti possono essere proposti di volta
in volta, in seguito alle scelte operate dal lettore, oppure venir presentati
tutti in un unica sezione, ponendo il lettore di fronte alla più libera scelta.
Nella concreta organizzazione di un ipertesto, difficilmente queste due
modalità si presentano in modo del tutto distinto, solitamente vengono
integrate fra loro. Ad esempio, alla barra di navigazione, che presenta
caratteristiche palesi, si associano collegamenti tramite parole calde,
collegamenti che fanno leva su analogie semantiche e che funzionano come
espansioni dell'informazione espressa da un termine. Ad esempio i menu e le
barre di navigazione non rappresentano mai del tutto strutturazioni completamente
palesi. Ogni voce di menu, una volta attivata, presenta al suo interno un
ulteriore ventaglio di scelte. In questo modo si attua la più classica delle
organizzazioni dell'informazione, ordinando i dati dal generale al particolare.
Per
quanto riguarda le funzioni svolte dai link nella struttura, possiamo
individuare due diverse possibilità: il link può presentarsi come una associazione semantica o una espansione di significato (Scavetta,
1992, 174). Nel primo caso il collegamento indicherà un legame di analogia, o
di ordine causale, fra gli elementi collegati, nel secondo caso esso svolgerà
piuttosto un ruolo metatestuale, presentandosi come un'etichetta, come una
direzione di lettura indicata al lettore. Nel primo caso si può scorgere nel
link un ruolo di nesso logico, nel secondo caso il link esprime solo un
passaggio o dal generale al particolare o dal particolare al generale, il suo
scopo quello di consentire il più agevole accesso all'informazione.
Queste
due possibilità di utilizzo del link si possono chiaramente accostare ai due
tipi di strutture di presentazione dell'ipertesto che abbiamo sopra menzionato.
Come detto non si può pretendere di trovare nella realtà esempi di ipertesti
organizzati solo in un modo o solo in un altro, necessariamente le due
strategie si compensano, e spesso si trovano a collaborare.
Detto
questo, si può notare facilmente come le due opposte modalità di organizzare la
struttura, rappresentino due opposti modi di porsi nei confronti del testo. Nel
primo caso non si rinuncia a proporre un propria interpretazione dell'ordine
testuale, pur continuando a consentire al lettore di operare delle scelte; nel
secondo caso si demanda sostanzialmente al lettore la funzione di ordinare il
testo e di raggiungere le sezioni testuali che più ritenga utili alla sua
necessità conoscitiva. La prima modalità è completamente discorsiva, la seconda catalogativa.
Ora, per quanto queste due modalità non si presentino mai in modo puro, perché
nessuna delle due da sola è sufficientemente funzionale, noi sosterremo che
attualmente l'ipertesto sia usato fondamentalmente con la seconda
configurazione. O meglio, qualora l'ipertesto venga usato per scopi
conoscitivi, per accrescere la propria conoscenza relativamente ad un fatto,
esso assume forma catalogativa, come struttura atta a gestire l'informazione in
modo funzionale. In funzione discorsiva l'ipertesto è usato unicamente con
scopi narrativi, ludici e in generale come strumento di svago.
Se
si analizzano gli ipertesti con cui entriamo quotidianamente in contatto, gli
ipertesti che usiamo per il lavoro, per aggiornarci o per comunicare, quindi
sostanzialmente gli ipertesti in rete, più qualche opera multimediale su CD,
dobbiamo notare come, in questi casi, i link non abbiano valore argomentativo. Essi
hanno un rapporto sostanzialmente neutro con i contenuti, il massimo valore
argomentativo che possono sostenere è quello di rilevanza. In un ipertesto la
struttura dei collegamenti può concedere più rilevanza a un elemento piuttosto
che a un altro, per il resto la funzione dei collegamenti è legata alla
necessità di facilitare la fruizione. Dal lettore di ipertesti il fatto che un
elemento sia messo sotto una categoria di collegamento non è visto come
un'implicazione di realtà ma solo di fruizione, come una modalità di
organizzare l'approccio alla consultazione delle informazioni offerte
dall'ipertesto.
Giustamente
Pellizzi nota che non a caso i linguaggi utilizzati per la costruzione di
ipertesti, soprattutto su Internet, sono linguaggi di marcatura. Come noto HTML
è una specificazione di SGML (Standard
Generalized Markup Language) che è un linguaggio generico di marcatura
degli elementi testuali. In pratica SGML permette di costruirsi dei tag di marcatura da assegnare alle varie
sezioni del testo. Ad esempio è possibile distinguere i paragrafi dai titoli,
oppure assegnare a una serie di termini lo steso tag permettendo al programma
che leggerà il linguaggio di riconoscerli come elementi che assolvano ad una
stessa funzione. L'HTML utilizza queste potenzialità, oltre che per
"impaginare" il testo, per individuare gli elementi che fungono da
link, introducendo così opportunità ipertestuali; tuttavia rispetto a SGML HTML
diventa un linguaggio più rigido, perdendo la possibilità di istituire tag personalizzati.
XML, che è il linguaggio di marcatura che meglio si candida a superare HTML,
riacquista questa opportunità, consentendo di introdurre nella organizzazione
ipertestuale più agilità e consentendo di accedere ai dati sottostanti. Come
SGML XML è infatti un linguaggio di marcatura che fonda la sua filosofia sulla
possibilità di istituire tag personalizzati e di organizzare il testo su
diversi livelli, dichiarando in momenti diversi la struttura, i contenuti, lo
stile di visualizzazione, la struttura dei link.
In
pratica ciò che emerge è che organizzare un ipertesto non significa altro che
individuare nel testo le funzioni delle sue varie parti. Marcando gli elementi
di un testo, si permette a un programma di leggere il loro ruolo e la loro
posizione nel testo, si fornisce insomma una catalogazione del testo.
In
realtà è opportuno chiarire la nostra posizione. Abbiamo fin qui sostenuto che
la struttura ipertestuale, per come viene comunemente utilizzata, soprattutto
in relazione alla gestione della conoscenza, sostanzialmente non apporta
ulteriore significato al testo. Questo è sicuramente vero in relazione ai
singoli contenuti di un ipertesto, e, se consideriamo l'ipertesto come rete
universale, dovremmo dire ai singoli contenuti reperiti durante una navigazione
ipertestuale. Tuttavia non significa che l'utilizzo dell'ipertesto come
tecnologia di gestione della conoscenza, diversa in particolare dal libro
stampato, non condizioni il rapporto generale che si ha con la conoscenza e la
concezione che ci si forma del reale.
Utilizzando
l'ipertesto si accede rapidamente all'informazione che si vuole ottenere, senza
l'obbligo di considerare l'intero contesto testuale. L'immagine della
conoscenza che ne passa è di tipo atomista: esistono tante parti che posso
ordinare in varie strutture, a seconda della necessità presente, con un valore
della conoscenza non trascendentale ma relativistico. L'ipertesto, anche nei
casi in cui assume valore discorsivo, si pone comunque come lettura a più
percorsi. Nulla mi garantisce che a una seconda lettura io sia in grado di
riprodurre lo stesso percorso, di collegare gli stessi elementi. In questo
senso l'ipertesto si pone come lettura effimera, sempre legata a scelte
presenti. Se poi l'ipertesto si pone come struttura catalogativa, offrirà
sempre un senso testuale legato all'esigenza presente, perché ogni volta
costruirò il mio testo solo a partire dalle esigenze attuali. La cosa appare
ancora più forte considerando l'ipertesto come rete universale interattiva,
come una testualità sempre in movimento, sempre accresciuta di continui
apporti. In questa prospettiva la conoscenza si comunica come qualche cosa di
ben poco trascendentale, e si presenta piuttosto come la risposta attuale (se
si ha molta fiducia nella propria tecnologia di gestione e reperimento si
potrebbe azzardare a dire: "la miglior risposta attuale") a ciò che
attualmente, hic et nunc, sento come
un problema.
Torneremo
più avanti sul problema, quello che in questo momento è necessario evidenziare
è come si debba distinguere tra l'effetto che un ordine ipertestuale può avere
sui singoli contenuti di conoscenza e la sua ricaduta sulla concezione generale
della conoscenza, sulla metafora interpretativa della realtà.
Rispetto
ai singoli contenuti l'ipertestualità non ha una forte possibilità di
intervenire sul significato testuale. Rispetto alla concezione generale della
conoscenza e della realtà può darsi che l'impatto di questo mezzo sia più
forte, ma questo dipende dal suo grado di convergenza con la nostra vita, e la
cosa investe questioni di ordine socioeconomico.
Il
testo tradizionale, tramite la sua esposizione lineare, ha come scopo la
costruzione di un senso relativamente a un argomento, a un tema, a una
problematica. Da un certo punto di vista la funzione del testo è di compiere un
lavoro che il lettore non ha le capacità o il tempo di fare, di fornire un
prodotto già lavorato relativamente ai molteplici dati di un problema. Se leggo
un libro sulla rivoluzione francese mi aspetto che l'autore abbia compito un
lavoro sulle fonti e sulla tradizione legata a quel avvenimento, e che abbia
ragionato sulle più corrette interpretazioni da dare al fatto. L'ipertesto, in
quanto lettura multilineare, chiede al lettore di intervenire nella costruzione
di senso. L'autore di ipertesti potrebbe compiere un lavoro di raccolta delle
fonti, ma, almeno secondo l'interpretazione dell'ipertesto come discorso
polifonico, dovrebbe lasciare al lettore lo spazio per operare la propria
costruzione di senso all'interno della testualità offerta. Se il passaggio da
una porzione del testo all'altra non è percepito dal lettore come
significativo, come detentore di una funzione discorsiva, egli sarà portato,
più che a sovraccaricasi il peso cognitivo di costruirsi questo legame di
senso, a utilizzare la struttura ipertestuale come una struttura ordinativa
della fruizione. Questo porta, o a non considerare l'ipertesto come una
struttura significativa, ed allora si cercherà sostanzialmente il senso
riferendosi solo alle singole lessie, oppure a percepire la forte relatività
del percorso di lettura di volta in volta intrapreso.
Per
meglio capire le modalità con le quali i lettori si avvicinano all'ipertesto, e
verificare quanto fin qui detto, andiamo a vedere la situazione generale
dell'editoria multimediale nel nostro paese. Parlare di editoria multimediale
significa sostanzialmente parlare del mercato dei CD-Rom. Da qualche tempo gli
editori si stanno buttando su un nuovo mercato, quello del libro elettronico,
un mercato che permetterà agli editori di saltare la distribuzione e di
consegnare al cliente il prodotto, direttamente attraverso la rete; tuttavia
questo segmento è talmente giovane che è impossibile valutarlo partendo da dati
reali.
Per
quanto riguarda il mercato dei CD-Rom bisogna distinguere due grandi aree di
genere: games e non-game. Nel 1999 queste due aree totalizzavano rispettivamente un
mercato di 220 e di 190 miliardi di lire. Nell'area non-games la parte del
leone è fatta dal segmento professionale, con una forte prevalenza dei titoli
giuridici (76% del volume di affari); la restante fetta di mercato è coperta
dai generi archivi-stampa, economico-finanziario, formativo (www.anee.it/ricerche). Oltre al segmento
professionale esiste un segmento orientato al consumo familiare. In questo caso
i titoli principali sono legati ai generi arte, storia, enciclopedico,
educazionale, e in genere culturale. Nonostante l'ancora scarso interesse del
mondo della scuola, un'ampia maggioranza dei titoli non-game e
non-professionali presenta caratteristiche educative o culturali. Bisogna
naturalmente osservare che, anche a partire dall'effetto stupore che provoca
l'innovazione tecnologica, anche i titoli culturali presentano caratteristiche
che portano a collocarli a metà tra il genere culturale e quello
d'intrattenimento. Spesso queste opere sfruttano media, come quelli audio e di
animazione, che alleggeriscono molto la fruizione dei loro contenuti.
Presentazioni accattivanti, giochi e narrazioni, rendono piacevole da
consultare anche l'opera culturalmente più impegnata. Nel caso dei titoli per
bambini abbiamo spesso il percorso inverso, qui la tipica presentazione a mo di
videogioco propone in realtà contenuti educativi.
E'
interessante notare come la messa sul mercato di questi nuovi prodotti
editoriali abbia richiesto la considerazione di nuovi canali di distribuzione.
I titoli professionali posseggono loro canali a parte, per quanto riguarda gli
altri, gli editori hanno inizialmente portato i loro prodotti in quelli che
erano i tradizionali canali di distribuzioni, cioè le librerie. Di fronte a
risultati inferiori alle aspettative si è però poi affermato, come nuovo canale
di vendita, quello dell'edicola. La distribuzione in edicola ha portato
all'abbassamento dei prezzi, permettendo all'editore di puntare su alcuni
titoli particolari, per i quali pianificare il lancio (www.between.it).
L'affermarsi
di questo nuovo canale evidenzia il carattere non discorsivo, non
argomentativo, delle opere ipertestuali. L'edicola è infatti il luogo del
consumo leggero, dell'attualità, della cultura non necessariamente bassa, ma
comunque di intrattenimento. La libreria propone un approccio al testo più
meditativo, più reverenziale.
Per
quanto riguarda Internet bisogna notare come gli investimenti maggiori del
mondo editoriale si siano rivolti al settore dell'informazione. Gli editori
hanno puntato sulla costruzione di siti collegati a testate giornalistiche o
comunque su siti portale, che ormai si propongono in rete, certamente come
ponti per la navigazione personale ma sempre più spesso come archivi di
informazione già selezionata ed ordinata, con un forte influsso dell'attualità.
Pochissimi sono stati gli investimenti in settori quali quello narrativo. E'
interessante notare che se si osserva la realtà dei siti con contenuto
narrativo si troverà che la quasi totalità dei siti propone opere che
presentano una testualità rigidamente lineare. Esistono pochissimi ipertesti
letterari disponibili in rete.
Nel
2001, innanzitutto per iniziativa della Mondadori, si è aperto un nuovo mercato
per l'editoria multimediale. Con l'apparizione sul mercato italiano degli
e-book, piattaforme elettroniche per la registrazione e lettura di testi, gli
editori si stanno preparando a una nuova forma di distribuzione dei loro
prodotti. I testi vengono direttamente distribuiti in rete, sono scaricabili su
una piattaforma, PC o e-book, e possono essere letti utilizzando particolari
programmi di lettura. Questo nuovo modo di fornire testi preannuncia che in
futuro ogni tipo di testo potrà essere costruito e consultato in formato
elettronico: questa potrebbe essere una ottima opportunità per l'affermarsi di
una forma testuale di tipo ipertestuale. In parte questo avverrà certamente,
ogni testo, anche su carta, offre collegamenti ipertestuali, come note o
indici; la forma digitale faciliterà l'uso di strumenti di questo tipo
incrementandone la diffusione e l'utilizzo. Quale sarà esattamente lo sviluppo
di questo nuovo medium è difficile a prevedere, è comunque lecito chiedersi
fino a che punto potrà affermarsi la modalità ipertestuale e fino a che punto
prevarrà quella lineare.
Innanzi
tutto c'è da notare come i programmi di lettura presenti fino ad ora sul
mercato non offrano potenzialità ipertestuali particolarmente significative.
Sia Acrobat Reader che Microsoft Reader permettono al lettore
di inserire segnalibri, di evidenziare sezioni del testo o di inserire delle
note, ma tutto questo partendo da una logica ancora lineare, che non punta a
rompere la rigidità del testo. Questa cosa potrebbe però motivarsi nella
necessità, per un prodotto ancora sostanzialmente nuovo, di offrirsi alla
potenziale utenza in una forma che risulti familiare e che non spaventi.
Per
quanto riguarda i futuri sviluppi dell'e-book, gli analisti preferiscono non
sbilanciarsi, non si può prevedere come saranno organizzate queste piattaforme
fra tre anni. Una cosa che si può però dire è che il settore più promettente di
questo mercato sarà certamente quello dei testi scolastici, di formazione e di
educazione per l'infanzia (Malagnini, 2001). E' facile immaginare come questo
tipo di tecnologia consentirà di organizzare e coordinare fra loro una ampia
gamma di testi. Si può ad esempio immaginare corsi costruiti non più a partire
da un singolo libro di testo, ma da un'intera biblioteca multimediale,
fortemente orientata all'interattività, nei quali lo studente potrà intervenire
con più libertà e spazio di iniziativa nella costruzione del percorso
didattico.
La
McGraw-Hill sta lavorando molto su questo versante, così come Britannica.com e
Questia, due grosse librerie elettroniche (Malagnini, 2001).
In
pratica ne emerge una caratterizzazione della tecnologia ipertestuale
fortemente orientata verso la gestione della conoscenza, verso l'organizzazione
di più testualità che rimangano però, singolarmente prese, ancora lineari.
Gli
ipertesti chiusi (cd, opere narrative) consentono maggiormente all'autore di
istituire percorsi di lettura. Nel caso della narrativa è possibile sfruttare
gli effetti della fruizione ipertestuale come elementi estetici, e di portare
questi elementi in rafforzo al contenuto narrativo; ad esempio si può spingere
il lettore verso sensazioni di spaesamento, di indefinitezza, di tensione
esplorativa e allo stesso tempo narrare eventi, descrivere personaggi, caratterizzando la storia a
partire da queste stesse sensazioni. I CD multimediali, quando non sono opere
per utilizzo professionale, come quelle giuridiche o geografiche, hanno
generalmente un contenuto a metà tra l'intrattenimento e il culturale, numerose
sono le opere legate a singoli artisti, a un'epoca storica, a un paese o
comunque a un argomento di interesse culturale presentato nella maniera più
accattivante possibile. In questi casi, se buona parte della organizzazione
dell'ipertesto è pensata per rendere agevolmente accessibili le informazioni,
con funzione catalogativa, è ancora possibile per l'autore proporre dei
percorsi di lettura partendo proprio dalla struttura ipertestuale. Ad esempio
chiedendo al lettore di costruirsi un percorso attraverso le opere
dell'artista, dalle quali si potranno poi attingere anche informazioni
bibliografiche, oppure individuando come nodi fondamentali dell'ipertesto, come
passaggi quasi obbligati della navigazione, alcuni personaggi chiave o alcuni
eventi ritenuti imprescindibili o fondativi. Viene insomma utilizzata la
struttura ipertestuale in modo da evidenziare certe relazione fra i contenuti
privilegiandole rispetto ad altre, e costruendo dunque a partire da esse un
qualche discorso. In pratica il percorso ipertestuale attraverso il quale il
lettore giunge alle informazioni può influire sul senso del testo.
Entrando
invece in una rete universale, come è Internet, l'ipertestualità come viene
ripensata? In effetti si può notare un diverso assestamento della struttura
ipertestuale se si considerano gli ipertesti con forma chiusa o al contrario
all'interno di un'ampia rete di ipertesti.
L'ipertesto
sulla rete subisce in qualche modo un irrigidimento, perde funzionalità
ipertestuale. Nel caso concreto, nell'esempio di Internet, questo fatto è
dovuto a più fattori. Uno di essi è certamente di tipo tecnico. L'HTML, il
linguaggio attraverso il quale si visualizzano tutte le pagine WEB, non offre
altissime potenzialità ipertestuali. La semplicità di questo linguaggio è tra i
fattori che hanno determinato il rapido sviluppo di Internet, rendendo facile a
chiunque poter inserire il proprio sito in rete. Tuttavia questa semplicità
presenta anche dei limiti; basti dire che l'unico tipo di link che l'HTML
permette è quello unidirezionale, e che quindi ogni singola direzione di
collegamento che l'autore intenda inserire nell'ipertesto deve essere
manualmente indicata sull'elemento testuale che si intende collegare.
Oltre
all'elemento tecnico bisogna però riconoscerne uno legato al porsi stesso di
una ampia rete ipertestuale. L'ipertesto ha per sua naturale aspirazione
l'universalità: se la forza dell'ipertesto è l'esplicitazione dei collegamenti,
ogni testo dovrebbe essere collegato. Quando però la rete ipertestuale diventa
ampia, la struttura ipertestuale cessa di avere una funzione discorsiva e
assume un ruolo principalmente catalogativo. In Internet non è possibile
navigare partendo dai testi stessi, passando da un testo al successivo:
l'eccessivo numero dei percorsi possibili porterebbe inevitabilmente a
perdersi.
Per
ovviare a questo inconveniente esistono i motori di ricerca. Questo tipo di
siti non è nato con Internet, tuttavia in pochi anni essi hanno avuto un ampio
sviluppo. Oggi si accede alla rete solo passando per essi, e non potrebbe
essere altrimenti. Il motore di ricerca analizza la richiesta di un singolo
contenuto e individua i siti, o le sezione di siti, che, secondo la sua
memoria, presentano quel contenuto. In questo modo è tolta funzionalità
discorsiva alla organizzazione ipertestuale e semplicemente si utilizza la rete
dei collegamenti come indice catalogativo, rinviando a sezioni testuali
classicamente lineari.
In
effetti è in questo modo che noi usiamo, per la gran parte dei casi, la rete di
Internet: siamo alla ricerca di un contenuto, di un'informazione, la reperiamo
attraverso la rete ma poi accediamo a essa in forma completamente lineare. La
maggior parte dei siti sulla rete sono organizzati per soddisfare questo tipo
di utilizzo. Essi non sfruttano la loro forma ipertestuale per produrre alcun
senso, semplicemente ordinano, nel modo che ritengono più fruibile, una serie
di contenuti, presentati poi singolarmente in ordine lineare.
In
realtà il collegamento rimane sempre l'elemento fondamentale di una
organizzazione ipertestuale, anche qualora la si consideri all'interno di una
rete estesa come Internet. Quello che si è visto è che in questi casi il link
non assolve a un ruolo argomentativo, ma piuttosto catalogativo. Il link non
potrà essere considerato come un nesso logico, come indice di causazione o
conseguenza fra le lessie collegate, tuttavia esiste una funzione svolta dal
link che non gli può essere tolta. Il tipo di link, la posizione e la
visibilità che occupa, individua il tipo di accesso che a una sezione testuale
si intende riservare. In Internet diventa fondamentale capire quale peso
possegga ogni nodo-pagina sulla rete, di quale possibilità di accesso disponga
e, di conseguenza, chi ne controlli l'accesso. Analizzando Internet il discorso
sulla struttura ipertestuale passa da un ambito di critica testuale ad uno
tecnico e pragmatiico. Il discorso da letterario, rivolto cioè a cogliere le
scelte di un autore, diventa di necessità tecnico (quali sono le possibilità e
i limiti della tecnologia della rete) e politico economico (chi può gestire gli
accessi e in virtù di quali discriminanti).
Ad
esempio é chiaro, che i motori di ricerca, gestiti da società private, con la
necessità di trarre guadagno dai servizi offerti, privilegeranno, nella
presentazione dei risultati delle ricerche, società amiche o disposte a
remunerare il servizio. I Browser utilizzati per la navigazione filtreranno le
caratteristiche tecniche dei siti ai quali si potrà accedere.
Essendo
la parte finale di questo lavoro dedicata a XML, un linguaggio che promette,
grazie alla sua buona elasticità, di potenziare la rete, rivolgiamoci ora ad
analizzare alcuni siti Internet per vedere nello specifico che tipo di
ipertestualità propongano. Studiando Internet il campo di analisi diventa
veramente immenso, esiste un altissimo numero di tipologie di siti, che variano
per gli argomenti trattati e le modalità di proporsi ai lettori. Per questo
motivo è necessario scegliere un campo di ricerca ristretto, facendo attenzione
a individuare il settore che offra le caratteristiche più appropiate alla
propria analisi. Nel nostro caso sceglieremo di interessarci al panorama dei
siti filosofici italiani. Questo per una serie di motivi: in primo luogo per
valorizzare le conoscenze fornite dalla nostra formazione scolastica; in
secondo luogo perché si tratta di un ambito abbastanza ristretto da poter
essere osservato con buona completezza; in terzo luogo perché si tratta di un
settore del Web che presenta contenuti culturali, che potenzialmente potrebbero
presentare caratteristiche sia informative sia discorsive. Intendiamo dire che,
visto che la nostra critica all'ipertestualità si è basata sulla distinzione
fra funzioni argomentative e catalogative, si è scelto di analizzare un tipo di
contenuto che di per sé potrebbe prestarsi sia a argomentazioni discorsive sia
a organizzazione di un indice di contenuti. Un generico testo che abbia come
contenuto la filosofia potrebbe strutturarsi o come una vera e propria
dissertazione o come catalogo che ordini altri testi.
Il
modo col quale si sarà scelto di utilizzare l'ipertesto, anche se dipenderà in
parte dalle potenzialità tecniche a disposizione, esprimerà inevitabilmente le
sue caratteristiche più proprie.
Come
primo caso prendiamo quello del Sito Web Italiano per la Filosofia
(www.swif.uniba.it). Si tratta certamente del più importante sito italiano
dedicato alla filosofia: è facile notare, anche solo dopo una breve
navigazione, come lo scopo di questo sito sia di offrire la più ampia gamma di
risorse, relative alla filosofia, disponibili in rete. Il sito si propone
quindi una serie di obbiettivi piuttosto ampi: fornisce informazioni di
attualità, link a molti altri siti di argomento filosofico, recensioni di
testi, link a gruppi di ricerca, a riviste, a programmi per lo studio della
filosofia, alle biblioteche, ai testi disponibili in rete.
Figura 3.3. La Home Page di Swif.

Il
fatto che la redazione sia formata da diverse persone, alcune delle quali
prestano un servizio volontario, fa sí che l'organizzazione del sito non
presenti una struttura unitaria, sia da un punto di vista grafico che da un
punto di vista di ordinamento dell'informazione. Le variazioni sostanzialmente
riguardano la maggiore o minor profondità nel segmentare la catalogazione delle
informazioni offerte.
Tralasciando
le differenze si può comunque vedere come tutto il sito sia ordinato attraverso
un'indicizzazione per categorie. Questo significa che è possibile passare ad
esempio dalla categoria "strumenti" a quella "biblioteche"
a quella "biblioteche elettroniche", fino a scegliere la biblioteca
che si vuole raggiungere. Ovviamente è presente anche un motore di ricerca per
parole chiave, tuttavia l'ordinamento a indice è quello privilegiato, almeno
graficamente, dai curatori. Essendo la suddivisione del sito molto
stratificata, a volte la ricerca non risulta agevole: il lettore rimane sempre
nel dubbio di non aver individuato la categoria corretta per ciò di cui è in
ricerca, e anche se, ai livelli più bassi c'è molto collegamento fra le
sezioni, per cui si può giungere alla stessa informazione da categorie superiori
differenti, questo non è percepito immediatamente dal lettore.
In
definitiva appare chiaro come questo sito si presenti come punto di smistamento
delle varie risorse presenti sulla rete, il suo scopo è raccogliere più dati
possibili e offrirli al lettore in un ordine di fruizione. Le potenzialità
ipertestuali e di accesso remoto offerte da Interne sono qui sfruttate semplicemente per ordinare una serie di dati
e renderli accessibili al più alto numero di persone.
Siti
che in maniera più artigianale e meno completa tentano di fare quello che fa
Swif ce ne sono diversi sulla rete, tutti offrono un ampio numero di materiali,
articoli, interviste, testi elettronici, interventi su tematiche didattiche; in
alcuni casi le firme alle singole sezioni sono illustri, in altri casi
appartengono ad appassionati sconosciuti, in altri addirittura non vengono
indicati i curatori del lavoro, che rimane così incertamente affidabile. In
tutti i casi il sito è organizzato semplicemente come l'indice di un archivio,
alcuni ordinano il materiale a partire dal periodo storico, altri dagli autori,
altri privilegiano la distinzione del tipo di materiale, che sia intervista
piuttosto che commento piuttosto che testo, altri utilizzano tutte queste
distinzioni insieme, in ogni caso l'organizzazione ipertestuale è molto
primitiva e rigida, a volte priva dei più elementari sistemi di orientamento.
Si potrebbe dire che queste modalità di organizzare i siti dipendano dal
carattere artigianale e di spontaneità della rete, certamente molti dei
curatori di questi ipertesti sono appassionati che dedicano al sito il loro
tempo libero, senza professionalità e preparazione, tuttavia a nostro parere
non può essere questa l'unica causa della rigidità delle strutture
ipertestuali: molti siti creati da professionisti mostrano sostanzialmente le
stesse caratteristiche, basti pensare ai siti delle aziende o ai portali. Se
l'ipertestualità in rete è organizzata in funzione sostanzialmente catalogativa
è perché questo chiede chi si collega. I naviganti accedono alla rete per
recuperare risorse, informazioni, testi; i contenuti che cercano sono nel
prodotto finale della loro ricerca, nel file o nella pagina recuperata, la rete
ha la sola funzione di permettere loro di accedere, più velocemente e con maggior
precisione possibile, a quei contenuti.
Tanto
per fornire alcuni riferimenti potremmo menzionare alcuni dei siti più completi
e ricchi di informazione: www.filosofia.3000.com,
www.oneonline.it,
philo.cnm.unive.it/filosofia/filosofia.html; in modo significativo questo
ultimo sito si autodefinisce "metaindice delle risorse filosofiche
italiane".
Un
sito che organizza la struttura ipertestuale con modalità un po' più ricche è
quello della rivista elettronica Noema
(www.geocites.com/Athens/Delphi/6695./filosofia.html). Anche qui lo scopo del
sito è semplicemente quello di fornire il collegamento ad alcuni testi, alcuni
nodi-pagina, che trattano tematiche filosofiche, in questo caso però viene
fatto uno sforzo per fornire alla pagina una serie di relazioni con altre
sezioni del sito che consentono di integrarne il contenuto.
Figura 3.4 Noema: esempio di una pagina.

Facendo
l'esempio di un testo di Nietzsche, possiamo vedere come oltre al testo lineare
vengono presentati al lettore una serie di collegamenti con altre pagine. I
percorsi che possono partire da questa pagina forniscono al lettore diverse
possibilità di inserire i contenuti del testo in contesti interpretativi
diversi. Si può collegare il testo a un'altra opera dell'autore, ci si può
allontanare da questo ipertesto e cercare in rete altri siti riservati ad
Nietzche, si possono cercare alcune immagini relative all'autore.
In
pratica qui sono presenti le più classiche modalità di organizzazione
dell'ipertesto. Una lessia viene collegata o a quelle direttamente in relazione
con essa o a lessie di orientamento della navigazione che presentano i
contenuti dell'ipertesto a un livello più generale.
In
questo caso la struttura ipertestuale fornisce una certa significatività al
testo, nel senso che il fatto che siano stati scelti alcuni collegamenti
piuttosto che altri può influire sul tipo di conoscenza che finalmente il
lettore sarà in grado di conseguire, tuttavia sembra piuttosto evidente come
questo ruolo giocato dalla forma ipertestuale rimanga piuttosto blando. In
definitiva anche ipertesti organizzati in questo modo non sono niente altro che
degli indici in grado di mettere in evidenza più chiaramente alcuni legami
particolari fra certe sezioni. Analizzando le scelte fatte dai curatori
dell'ipertesto viene in effetti anche da chiedersi se l'accostamento fra le
sezioni sia frutto di una scelta, di un'intenzione, o semplicemente sia dovuto
alla disponibilità di materiale elettronico, e si siano quindi messi in
relazione, senza pretesa logica, i testi disponibili. Non è che il lettore
passando dal testo "Gloria e eternità" a "Il viandante e
l'ombra" legga un legame logico fra le due parti, magari sarà in grado di
cogliere analogie o differenze e di ricavarne osservazioni critiche, ma la cosa
dipenderà dalle sue conoscenze, dal suo impegno e non dal collegamento
elettronico fra le due parti.
Un
altro sito molto interessante è l'Enciclopedia Multimediale delle Scienze
filosofiche della Rai (www.emsf.rai.it). Questo sito mette a disposizione
dell'utente molte risorse di vario tipo: video, bibliografie, testi. Per quello
che riguarda i video e le bibliografie, sostanzialmente sono segnalati
all'utente gli estremi di una serie di opere alle quali non è però consentito
di accedere direttamente.
La
sezione più interessante è di certo quella chiamata "aforismi". In
questa parte del sito si trovano porzioni testuali di alcune opere fondamentali
della storia della filosofia, si tratta insomma di citazioni che possono però
anche raggiungere la lunghezza di un paio di pagine. In pratica anche in questo
caso si offre al lettore la catalogazione di una serie di testi, di una serie
di unità lineari, alle quali è possibile scegliere di accedere a seconda del
proprio interesse. In questo caso si presentano comunque degli elementi
ulteriori che ci permetteranno di fare alcune osservazioni.
Alle
sezioni testuali, alle citazioni, si può infatti accedere attraverso due
modalità diverse: per argomento o per autore. Questa possibilità non si
caratterizza unicamente da un punto di vista di fruizione, non ha il solo scopo
di agevolare l'individuazione dei contenuti. A ben vedere si possono utilizzare
le due modalità di accesso in sinergia tra di loro. Se ad esempio intendo
ricercare alcuni temi relativi all'estetica potrò trovare che di questo ha
parlato ad esempio Bodel, una volta visionato cosa dice questo autore in relazione
all'estetica, potrei chiedermi di quali altre cose egli si sia occupato,
andando in questo modo ad approfondire il senso dei testi precedentemente presi
in visione, alla luce di un contesto più ampio. Accorgendomi poi che Bodel ha
trattato anche di amore, potrei decidere di vedere quali altri autori hanno
affrontato questo tema e confrontare le posizioni. La possibilità di lavorare
in questo modo rende i collegamenti fra le sezioni testuali ordinate
nell'ipertesto non puramente fruitivi ma in qualche modo significativi.
Per
ben capire il ruolo che questo tipo di approccio all'ipertestulità può
rappresentare dobbiamo riprendere due osservazioni fatte in precedenza. Innanzi
tutto è bene far presente ciò che si è detto in conclusione al capitolo
secondo. Il segno può essere inteso possedere una referenza solo se si accetta
che questa possa spostarsi su più livelli, non esiste un rapporto diretto tra
segno e cosa ma necessariamente la referenza operata da un segno si costruisce
in relazione al ruolo che il segno ha con gli altri segni, si costruisce in un
linguaggio, e ancora, i rapporti che in un linguaggio si instaurano fra i segni
non sono mai rigidi ma possono saltare da un livello all'altro a seconda della
necessità di conferire senso a un testo.
Nell'organizzazione
ipertestuale di questo sito notiamo proprio come la destinazione di un link,
cioè una delle citazioni testuali in archivio, non sia presentata a partire da
un'unica possibilità, secondo un'unica categorizzazione, ma offrendo due
diversi approcci di reperimento. In questo modo si possono interpretare i
legami fra i testi in relazioni diverse, con scopi e risultati diversi. Offrendo al lettore lo stesso testo in
contesti differenti, collegandolo quindi alle opere dello stesso autore
piuttosto che alle opere di stesso argomento, si permette di visionarlo secondo
più interpretazioni. E' da notare inoltre come il raffronto di un testo con le
altre opere dell'autore o con le altre opere di stesso argomento possa essere
fatto quante volte si desideri, posso ad esempio collegare il concetto di
logica in Kant alla logica Aristotelica, ritornare alla logica di Kant e
raffrontarla col suo concetto di metafisica, in questo modo i contesti di
interpretazione offerti possono moltiplicarsi. In pratica è come se un testo
fosse collegato a più livelli con gli altri, la scelta di quale percorso di
collegamenti esplorare è lasciata al lettore, che può in questo modo costruirsi
contesti interpretativi diversi a seconda del suo interesse.
Figura 3.5 Emsf: accesso per autori e per
argomenti.

Parlando
della differenza tra libro a stampa e ipertesto si era messo in luce come
questa rivoluzione tecnologica provocasse un indebolimento del concetto di
autore. Nell'epoca della stampa l'idea di autore era un'idea molto forte,
l'autore affermato costituiva spesso un'autorità culturale, il suo pensiero era
percepito come un corpus coerente, la sintesi di una interpretazione
intellettuale della realtà, o almeno della porzione di realtà di cui l'autore
si interessava.
L'ipertesto
è stato da molti percepito come uno strumento ostile al concetto di autore, le
opere, di qualsiasi autore siano, sono fra loro collegate e l'accesso ad esse
non è limitato da nessun ordine prestabilito, l'opera cessa di costituire
un'unità e di conseguenza ha poco senso riferirsi a colui che era garante di
questa unità, cioè proprio all'autore.
E'
per lo meno curioso notare come nel caso di questo sito, l'idea che l'autore
costituisca un'unità sintetica d'interpretazione, non solo è mantenuta ma addirittura
diventa uno dei punti focali per attuare la lettura. Si potrebbe sostenere che
questo tipo di organizzazione dell'ipertesto subisca l'influsso di modalità per
archiviare i testi consolidate nella tradizione, e che si indichi l'autore come
riferimento perché fino ad oggi sempre si è operato così. Questo sarebbe vero
se l'ordinamento a partire dall'autore svolgesse una funzione unicamente di
reperimento, di indicazione di un percorso per reperire il testo, ma abbiamo
visto come il ruolo del legame fra testo e autore permetta invece al lettore di
costruire contesti interpretativi diversi.
Se
prima abbiamo notato come la struttura ipertestuale di questo sito attui in un
certo senso la disposizione su più livelli della referenza, dobbiamo ora dire
che comunque questa disposizione si basa ancora tutta sul concetto di
categoria. In effetti i testi ai quali è possibile accedere sono ancora divisi
per grandi categorie. Esistono le categorie degli autori e quelle degli
argomenti. Il fatto che i testi siano disposti su due diversi livelli di
ordinamento permette di intersecare i legami che intercorrono fra di essi,
istituendo contesti interpretativi diversi: detto questo, la suddivisione dei
testi resta sempre legata all'appartenenza a grandi categorie. Questo per un
motivo molto semplice: il lettore deve avere una chiara comprensione di dove
situare il testo se intende collegarlo con altri. Le categorie di ordinamento
dell'informazione devono essere immediatamente percepibili dal lettore nelle
loro implicazioni se vogliono essere usate come strumenti significanti nella
costruzione della lettura. In questo caso il rifarsi a due categorie molto
ampie, nonché consolidate nella tradizione, ha proprio questo scopo.
Non
a caso in una situazione come questa diventa molto importante il bagaglio di
conoscenze del lettore: sapere che ruolo ha giocato un autore nella storia
della filosofia o che rapporto abbia un argomento filosofico con un altro
diventa fondamentale per scegliere come confrontare fra di loro i testi, la capacità
di capire a che categoria appartenga un testo e che legame la sua categoria di
appartenenza instauri con le altre diventa cruciale per muoversi nella lettura
tra un testo e l'altro.
Si
parlava prima della modalità palese o
nascosta di fornire la struttura dei
collegamenti al lettore. In questo caso la modalità è palese, proprio perché si
forniscono al lettore due semplici categorie di appartenenza delle opere
attraverso le quali è necessario muoversi per passare da un testo all'altro. Si
vede quindi in questo caso come una modalità nascosta non porti necessariamente
ad un ipertesto discorsivo e una
palese a uno catalogativo. Questo
ipertesto è un esempio di come si possa dotare di ruolo significativo una
struttura ipertestuale anche partendo da una suddivisione categoriale delle
lessie presentate nell'ipertesto. In questo caso potremmo dire che ci troviamo
di fronte a un esempio nel quale la struttura ipertestuale può essere
utilizzata dal lettore sia come una semplice catalogazione di contenuti, sia come
mezzo per esplorare legami tra testi.
A
questo punto possiamo notare come il ruolo di una struttura ipertestuale può
dipendere da due fattori: dalle possibilità di lettura che essa offre ma anche
dalle capacità e dalle intenzioni del lettore. Si è visto come l'ipertesto,
proprio in quanto lettura multi-lineare, chieda al lettore un intervento
cognitivo superiore rispetto a un testo lineare. Questo significa che oltre
alle possibilità offerte dal testo la lettura dipenderà dall'impegno cognitivo
del lettore, dalle sue conoscenze dell'argomento e dalla sua dimestichezza con
la struttura ipertestuale.
Alcuni
esperimenti sull'esperienza di lettura provata da alcuni lettori di ipertesti
hanno evidenziato grosse divergenze nei giudizi dati dai volontari dell'esperimento,
alcuni si trovavano molto soddisfatti altri provavano unicamente un forte senso
di confusione. Il giudizio dipendeva dalle abilità del lettore, in particolare
da due fattori: innanzi tutto dalla capacità d'attenzione e dall'abitudine a
letture ipertestuali, secondariamente dalla competenza relativamente
all'argomento della navigazione (Landow,
1997).
Il
sito che analizzeremo ora non è prettamente filosofico, nel senso che solo in
parte offre contenuti filosofici, tuttavia non si può evitare di prenderlo in
considerazione a causa della particolare struttura organizzativa che assume.
Lemma è un sito nato da un progetto di Rai Educational, l'obbiettivo che si
pone questo sito è di sperimentare un'enciclopedia etimologica che offra, per i
termini della lingua Italiana, origine, uso e relazione semantiche con gli
altri termini della lingua (www.educational.rai.it/lemma). Per ora il progetto
è solo in fase sperimentale per cui prende in considerazione unicamente duecento
termini, chiamati un po' impropriamente lemmi.
La
cosa interessante da osservare è il tipo di organizzazione del sito, di certo
insolita rispetto alla maggior parte dei siti in rete. Ognuno dei duecento
lemmi appartiene a una famiglia di termini, composta più o meno da sei o sette
lemmi, ogni famiglia è collegata a una area culturale. Le aree sono cinque:
società, comunicazione, filosofia e storia, letteratura e arte, scienza. Si
vede subito come ogni elemento della struttura ipertestuale, in questo caso
ogni lemma, sia determinato da più livelli di referenza, da più percorsi di
accesso, da più sistemi di relazioni: precisamente i legami con gli altri
elementi sono posizionati su tre diversi livelli.
Figura 3.6 Tre livelli di referenza.


In
pratica il navigante ha diverse opzioni su cui giocare. Egli può scegliere
direttamente un lemma, leggere quali riferimenti vengono dati in relazione alla
sua origine, al suo uso alle sue diverse accezioni, a questo punto egli
potrebbe considerare un altro termine della stessa famiglia, visualizzato nella
pagina attorno a una specie di sinapsi che ha come centro proprio il nome della
famiglia, oppure risalire alla area di cui fa parte la famiglia e poi
ridiscendere a un'altra famiglia della stessa area, anch'esse presentate
attorno a una sinapsi, fino a giungere a un nuovo lemma, ma anche è possibile
passare da una famiglia all'altra o ancora direttamente a un'area. Si può
insomma salire e scendere dai livelli formando ogni volta percorsi differenti,
ogni volta configurando per un lemma una diversa rete di relazioni. Si tenga
presente che una volta giunti alla pagina che espone le informazioni relative a
un lemma si aprono da qui molte possibilità poiché all'interno della
esposizione, qualora appaia un termine che costituisce anch'esso un lemma, è
possibile accedere direttamente al termine senza passare in alcun modo
attraverso la gerarchia dei livelli. Per facilitare l'immediatezza dei rimandi
sono anche istituiti alcuni loghi-icone, non però interattivi, che hanno il
compito di indicare che tipo di informazioni sono date, in quella riga nella
quale appaiono, relativamente al lemma, cioè se informazioni storiche,
semiotiche, d'uso, di famiglie di parole.
Figura 3.7 L'esposizione di un lemma.

In
questo modo è possibile ad esempio analizzare il termine "leggere"
mettendolo in relazione con lo "scrivere" e quindi col
"disegnare", piuttosto che col "comunicare" e
successivamente col "vedere". L'obbiettivo che si intende raggiungere
è quello di presentare una rete di relazioni, e quindi di definizioni e
specificazioni, che si coordini su tre livelli di collegamento, non però rigidi
ma configurabili liberamente a seconda di quanto si salga e scenda sui livelli.
Questa modalità è perfettamente coerente con quanto è stato detto in relazione
al concetto di referenza, nel secondo capitolo, e bisogna dire che il sito è
anche strutturalmente organizzato bene. La scelta dei tre livelli ad esempio
non pare casuale. Questo grado consente già un buon numero di combinazioni diverse
e tuttavia determina una struttura ancora abbastanza semplice perché si possa
gestire con agilità. In pratica vediamo che il fatto di essersi fermati a una
struttura di soli tre livelli consente di mantenere il passaggio da un livello
all'altro piuttosto libero, cioè non troppo vincolato da passaggi obbligati. Ci
spieghiamo meglio. È sostanzialmente possibile passare da un lemma a un altro
lemma, da un lemma a un'area, un po' più difficilmente da una famiglia ad
un'altra famiglia. Il fatto dipende da una situazione molto concreta e
determinata dai limiti tecnici del linguaggio di programmazione utilizzato, l'
HTML. Al livello più basso, cioè al livello dei lemmi sono posti dei link con
altri termini direttamente nella esposizione del lemma, ed è quindi possibile
passare da un lemma ad un altro senza risalire la gerarchia obbligata dei
livelli. Al livello più alto, cioè quello delle aree, è in qualsiasi momento
presente una barra di navigazione che permette di accedere a tutte e cinque le
aree. Il livello delle famiglie rimane più rigido, diventa accessibile solo
partendo o dall'ultimo o dal primo e non consente passaggi trasversali
immediati, se non che è sempre possibile attivare l'elenco completo di tutti i
lemmi, le famiglie e le aree (fig. 3.6) e muoversi direttamente da quello.
Qui
emergono le difficoltà nell'organizzare una struttura a livelli. Il vantaggio
di una struttura non rigida a più livelli, una struttura nella quale sia
consentito proseguire avanti e indietro e saltare di livello, sarebbe quello di
determinare da un lato un ordine significativo, cioè dei legami che
discriminino e caratterizzino l'elemento collegato, dall'altro di lasciare
libertà nel considerare di volta in volta questi legami, a seconda delle
proprie esigenze di conoscenza. Tuttavia non è sempre facile ottenere questo
equilibrio, essere cioè in grado di trasmettere una struttura ordinativa al
testo senza irrigidirlo.
Nel
caso di questo ipertesto l'obbiettivo è stato parzialmente raggiunto. I tre
livelli, le tre diverse categorie di collegamenti, permettono di costruire una
rete di relazioni abbastanza ricca. In alcuni casi però la navigazione, la
costruzione della propria rete di riferimenti non è così agevole. Ad esempio il
passaggio attraverso la categoria delle famiglie risulta a volte troppo
strutturale e poco significativo: il navigante corre il rischio di perdere il
filo del percorso che stava impostando, trovandosi a non cogliere il legame che
i passaggi che gli sono offerti hanno col percorso precedentemente svolto. Anche
al livello dei lemmi, quando nella descrizione è possibile trovare, attraverso
parole calde, collegamenti con altri lemmi che possono non appartenere alla
stessa famiglia o anche alla stessa area del termine che si sta analizzando,
possono sorgere difficoltà di orientamento. Il lettore si trova a passare in
una posizione della struttura generale dei legami del tutto distante da quella
in cui si trovava prima e, qualora volesse decidere di risalire attraverso i
livelli, potrebbe non cogliere più un collegamento significativo tra il
percorso che si era precedentemente costruito e le nuove direzioni che la
navigazione gli pone davanti. Per quanto riguarda invece l'ultimo livello,
quello delle aree, il lettore, qualora si trovi nella situazione di voler discendere
i livelli, può imbattersi nella difficoltà di non riuscire a percepire verso
che direzione lo portano le sue scelte. Scegliendo un'area, e poi magari una
famiglia il lettore non sa verso quali lemmi sarà condotto, e poiché la parte
sostanziale delle informazioni fornite dall'ipertesto si trovano ai livelli dei
lemmi, egli non è in grado di stabilire a cosa approderà, trovandosi costretto
a una navigazione esplorativa.
Tutte
queste difficoltà nascono dal fatto che i curatori si trovano a dover mediare
fra due esigenze contraddittorie. Un ipertesto può comunicare o contenuti, informazioni testuali, o la struttura
secondo la quale sono organizzati questi contenuti, informazioni metatestuali. Da un lato bisogna fornire al lettore
una visualizzazione della struttura dei legami dell'ipertesto, o almeno di
volta i volta una parte di essa; se questo non viene fatto egli si trova
disorientato non sapendo verso che direzioni muoversi. D'altro canto, se si
eccede troppo nel porre passaggi che non si rifanno ai contenuti, ma che hanno
come funzione quella di esporre la struttura, il lettore è obbligato a
distogliere l'attenzione dai contenuti, avviene così il sovraccarico cognitivo e il lettore può trovarsi disorientato
perché non più in grado di ritenere i legami fra le lessie ipertestuali.
È
bene notare che queste difficoltà possono essere superate da un lettore
allenato all'ipertestualità e disposto a mantenere un'attenzione vigile. Nel
continuo procedere lungo l'esplorazione della struttura, il lettore va poi
formandosi una cognizione sempre più forte dell'ipertesto. Questo ci dice come
in realtà, in un ipertesto, il senso testuale complessivo è dato solo una volta
che si siano sufficientemente messe alla prova le relazioni fra gli elementi
collegati, solo una volta che sia, almeno in parte, portata alla coscienza del
lettore la struttura. In un ipertesto nel quale si insista abbastanza sulla
struttura, la si manifesti e si permetta al lettore di esplorarne le relazioni,
e nel quale i singoli elementi siano maggiormente definiti una volta che sia
espressa la loro posizione rispetto agli altri, si può dire che la struttura
ipertestuale apporti valore significativo. La struttura assume un valore
significativo, sia perché dice che gli elementi che incontrerò nella lettura
sono da interpretare in quanto sezioni di una rete, sia perché l'accostarsi al
singolo passaggio di relazione consente di accrescere la comprensione del
singolo elemento.
Nel
caso del sito Lemma queste difficoltà emergono in parte anche a causa dei
limiti di HTML, che consente unicamente link unidirezionali. Il link
unidirezionale fa sí che se io pongo una struttura di più collegamenti, cosa
che in questo sito è resa attraverso le sinapsi, lo possa fare accostando
graficamente su una stessa pagina una serie di link ma, questa mia struttura,
servirà solo in una direzione e non potrò quindi utilizzare sempre la stessa
struttura per ogni tipo di passaggio.
I
curatori del sito hanno perciò deciso di fornire per tutti e tre i livelli la
possibilità di visualizzare le intersezioni offerte da quel nodo gerarchico,
cosa che viene resa attraverso le sinapsi, ma solo per i livelli estremi, primo
ed ultimo, hanno potuto prevedere la possibilità di passaggi trasversali, cioè
tra elementi dello stesso livello, senza obbligo di risalire la gerarchia.
Oltre a queste difficoltà l'uso di HTML pone per una struttura ipertestuale di
questo tipo diversi ostacoli. Se i curatori dovessero infatti decidere di
aggiungere altri lemmi in questa rete dovrebbero ricostruire completamente
l'intero ipertesto, andando a rivedere tutte le singole immagini delle sinapsi.
Questa cosa non sarebbe necessaria qualora si potesse prevedere un'unica
struttura sottostante alla quale poi correlare come link i termini che si
ritenesse di inserire nell'ipertesto.
Nel
complesso bisogna comunque dire che l'ipertesto rappresentato da questo sito
risulta leggibile e che sicuramente in questo caso la struttura posta dai
collegamenti dà un apporto significativo. In verità è anche giusto notare che
la cosa riesce a funzionare per il basso numero di lemmi inseriti nella
struttura. Se si volesse costruire una rete di termini dell'ampiezza di un
vocabolario ne risulterebbe di certo una struttura inleggibile, una struttura
talmente complicata da non consentire di muoversi in essa.
Rispetto
all'organizzazione di Emsf Lemma pone semplicemente un livello in più. Eppure,
si è visto, le difficoltà di lettura, per quanto ancora superabili, aumentano
notevolmente. Questo proprio per il fatto che per il lettore la cognizione
della struttura si fa più difficile. In una organizzazione a due soli livelli
si ha immediatamente presente in quale punto situarsi e in quale punto situare
le possibilità della propria navigazione: se non è uno è l'altro. Già con tre
livelli gli autori di un ipertesto devono operare delle scelte e in alcuni casi
privilegiare la presenza della struttura e in altri la scorrevolezza dei
contenuti, rischiando sempre di disorientare il lettore.
L'osservazione
del sito Lemma porta a un'ultima interessante considerazione. Il tipo di
ordinamento ipertestuale è legato non casualmente ai contenuti proposti. Questo
ipertesto si pone l'obbiettivo di analizzare delle parole, dei termini. Molta
parte della tradizione ipertestuale fonda le sue radici sull'idea di rete
semantica. Una delle modalità più primitive di organizzare un ipertesto è
quella di istituire i collegamenti attraverso una serie di parole calde: ad alcune parole, che hanno già il loro posto in un
testo, viene affidato il compito di fungere da ponte con altri testi,
generalmente a partire da una associazione semantica. La forza di questo
sistema sta nella semplicità e nell'immediatezza, la debolezza nel fatto che
non sempre le associazioni di termini, anche identici, posti in contesti
diversi, risulta comprensibile per il lettore. In pratica la forza sta nella
immediatezza del legame, la debolezza nel rendere il legame significativo e
pertinente.
Questo
sito si rivela quindi interessante perché in parte fonda la sua struttura
partendo da questa tradizione, e infatti mette in relazione singoli termini, in
parte la smentisce, non istituendo tra i termini semplici collegamenti univoci.
L'ipertesto Lemma, da un lato propone di risolvere le difficoltà delle
associazioni semantiche attraverso l'istituzione di strutture non rigide a più
livelli; dall'altro pone in evidenza come tali strutture risultino utili solo
per elementi che condividono dei legami immediatamente individuabili. Se si
decide di organizzare un ipertesto attraverso una struttura a livelli ci si
deve assicurare che la struttura sia funzionale, cioè che i legami fra gli
elementi collegati siano facilmente, e con poca incertezza, individuabili, sia
dall'autore che dal lettore.
Il
ricorso a lessie intermedie con funzione metatestuale, cioè di indirizzo del
lettore nella rete testuale, ha lo scopo di porre livelli diversi di
collegamento, in modo che, passando per livelli non definitivi, il lettore
possa riorientare la sua direzione a seconda del suo scopo. Landow mette bene
in luce questo fatto (Landow, 1997, 105). Il limite di questo approccio è
quello che non sempre si può individuare, per una qualsiasi realtà si intenda
descrivere, una struttura unica. In tempi e in momenti diversi, di fronte a esigenze
conoscitive differenti, un lettore può trovarsi nella situazione di dovere
considerare relazioni differenti fra gli elementi che compongono una rete. In
questo senso quanto più rigida è una struttura tanto più si esporrà al rischio
di risultare inadeguata e inadatta. Permettere al lettore di muoversi
liberamente lungo i livelli della rete aiuta a conferire agilità di lettura a
un ipertesto. Se la configurazione dei collegamenti può essere più volte
ridefinita, e gli elementi messi tra loro in relazione, pur appartenenti a una
gerarchia, non devono essere consultati unicamente secondo quella gerarchia, il
lettore potrà ad ogni lettura crearsi un nuovo percorso di comprensione del
testo.
In
questo caso tuttavia, l'esigenza di offrire libertà al lettore non è la sola a
venire considerata. Anche in una struttura mobile esiste un ordine strutturale,
se non viene imposto viene quanto meno suggerito un ordine strutturale e
quest'ordine acquista una fondamentale importanza nell'atto di lettura perché è
quello che indirizza il navigante attraverso i nodi della rete. La scelta di
organizzare un ipertesto come struttura a livelli non rigidi, è in pratica la
scelta di compromesso fra le esigenze di fornire al testo libertà di
consultazione e ordine significativo.
Se
si fa invece la scelta di voler privilegiare la massima libertà di
consultazione, di dare totale antecedenza al lavoro del lettore rispetto a
quello degli autori, la soluzione è quella di puntare sulla funzione di
ricerca. Dare a un navigante posto di fronte a una rete la possibilità di
cercare e visualizzare unicamente gli elementi significa passargli
completamente l'iniziativa e togliere ogni ruolo comunicativo, di costruzione
di senso, alla struttura dei collegamenti. Il modo di archiviare, di attribuire
una marcatura di reperimento, incide di certo sui risultati che una ricerca può
dare, in ogni caso questa categorizzazione degli elementi, questa struttura
potremmo dire, non viene in alcun modo utilizzata per comunicare col lettore,
non viene espressa e mostrata al lettore.
In
precedenza si è visto come l'ampliarsi di Internet ha portato a una rapidissima
crescita dei motori di ricerca nella rete. Più ampia è la rete ipertestuale e più diventa difficile
riuscire a dare, anche solo a suoi settori parziali, una struttura ordinativa.
Più ampia è la rete e più è obbligatorio rivolgersi a sistemi di ricerca,
abdicando l'idea di proporre una struttura di lettura.
Il
limiti contro i quali si scontra ogni strumento di ricerca sono due: il primo è
quello di non essere in grado di considerare tutti gli elementi della rete, il secondo è di non essere sempre in
grado di riconoscere tutti gli elementi pertinenti alla richiesta sottoposta.
La
prima difficoltà diventa molto evidente in una rete in continuo aggiornamento
come Internet. Si stima che Internet contenga
alcuni miliardi di pagine, ogni giorno se ne aggiungo a queste alcune decine di migliaia. I motori di ricerca
più grossi sono in grado di prendere in considerazione due, tre centinaia di milioni di pagine. Secondo
le stime più ottimistiche nessun motore di ricerca è in grado di analizzare più
di un quinto dei documenti presenti sulla rete (www.searching.com). Ultimamente
per tentare di ovviare a queste difficoltà sono nati i metamotori di ricerca, cioè dei super computer in grado di
formulare la richiesta a più motori di ricerca, raccogliendo poi una selezione
dei risultati ottenuti e scegliendo i più pertinenti. Il problema rimane
comunque del tutto aperto tenendo anche conto che a oggi gli utenti di Internet
sono circa 300 milioni, quindi una piccola fetta della popolazione mondiale.
Poiché Internet si propone come rete universale si vede come il problema nei
prossimi anni tenderà più ad acutizzarsi che non a scemare, sempre che non si
trovino soluzioni tecnologiche radicalmente più potenti di quelle attualmente a
disposizione.
La
questione della scarsa capacità di censimento della rete si accosta in modo
complementare all'altra difficoltà dei sistemi di ricerca.
L'efficacia
di un sistema di reperimento di dati dipende dalla sua capacità di individuare
quegli elementi in grado di soddisfare la richiesta. Per fare questo idealmente
una macchina dovrebbe essere in grado di leggere la domanda posta dall'uomo per
andare successivamente a vedere quali fra i testi in archivio possono in
qualche modo riguardare la questione posta. Si capisce immediatamente quanto
questa operazione possa risultare difficile. Se fosse anche un uomo a dover
effettuare la ricerca per conto di un altro è facile immaginarsi come la scelta
dei testi pertinenti non necessariamente corrisponderebbe in pieno a quella che
avrebbe fatto l'autore della richiesta, se fosse stato lui a fare direttamente
la ricerca. Il giudizio sulla pertinenza di un elemento rispetto a un altro è
di certo arbitrario e dipende dalla rete di relazioni nella quale si ritiene
entri l'elemento in questione. Per quanto riguarda i sistemi automatici, la
difficoltà sta nel proporre programmi in grado di effettuare ricerche
semantiche. Un programma informatico lavora a partire da calcoli algoritmici,
perché lavori bisogna essere in grado di fornirgli delle regole operative che,
per quanto complesse, devono essere limitate. Nel linguaggio esiste di certo
una regolarità, solitamente denominata sintassi, che stabilisce la funzione e
il significato dei termini, ma non tutto il linguaggio è riducibile a sintassi
e di fatti si parla anche di una semantica del linguaggio. Un programma
informatico dovrebbe essere in grado di dedurre, a partire da regole
sintattiche, la semantica di un termine, ma questo, come si è visto nel secondo
capitolo, presenta diverse difficoltà
che si possono riassumere mostrando come molto spesso le regole sintattiche non
sono rigide ma possono configurarsi in maniera diversa, soprattutto in base
alla esigenza di fornire senso a un testo.
Concretamente
queste difficoltà sono risolte accontentandosi di fornire sistemi di ricerca
che solo parzialmente fanno uso di algoritmi semantici. Una buona parte del
lavoro rimane ancora affidata al giudizio umano. Solitamente le possibilità di
ricerca si fondano sull'individuazione di alcune parole chiave. Il programma a
questo punto ricerca i documenti che contengono, o non contengono, quel gruppo
di parole, poi fornisce un elenco dei risultati, preoccupandosi di sistemare ai
primi posti quei documenti che, in base ai suoi algoritmi, presentano quel
gruppo di parole secondo un utilizzo più significativo. Sta poi comunque
all'uomo di decidere quali documenti realmente sono di suo interesse. Molto
spesso chi lavora con questi strumenti opera per tentativi. Questo dimostra
quanto il lavoro svolto dal programma resti impreciso.
Quello
che è importante osservare è come questo tipo di ricerche offra una modalità di
accostamento ai dati principalmente unitaria, nel senso che offre dati unitari
e non in relazione ad altri. La dimensione strutturale del testo, come di una
serie di lessie inserite in una struttura, che l'ipertesto promuoveva qui viene
persa. E' vero che l'alta rapidità di reperimento dei dati favorisce
l'accostamento tra di essi, ma il programma in sé non presenta mai i dati in
una rete di relazioni. In questo senso la funzione di ricerca spinge qualsiasi
tipo di struttura ipertestuale verso la catalogazione. Se anche alcuni
ipertesti si avvalgono della struttura come di un elemento significante, una
volta che questi ipertesti vengono inseriti in una grande rete e che si accede
alle loro sezioni attraverso l'utilizzo di uno strumento di ricerca, essi
verranno letti solo come ubicazioni di contenuti lineari, cioè come sezioni di
un grande catalogo.
A
questo punto é molto interessante riferirsi alle osservazioni di Alessandro
Persinotto. Egli nota come il proliferare dei portali sulla rete sia il chiaro
indice di un fallimento cognitivo delle strategie ipertestuali classiche.
L'impressione
è che, col passare del tempo e con l'accrescersi esponenziale dei materiali in
Rete, la struttura del Web diventi sempre meno reticolare e sempre più ordinata
in maniera gerarchica e categoriale; in altre parole, sembra che la tassonomia
abbia prevalso sull'associazione, più o meno libera
(Persinotto, 2001).
Nella
rete i siti sembrano sempre più spesso delle isole, delle unità testuali
autosufficienti, è difficile accedere a essi in maniera trasversale ed essi
stessi sono poveri di link esterni. Questo fatto può avere due origini, la
prima è di tipo economico, e dipende dal fatto che molto spesso i siti non sono
altro che vetrine di una attività, economico sociale, che trovano spazio
all'interno di portali generici o tematici. L'altra origine è più strettamente
semiotica, connessa ai processi cognitivi che entrano in atto nella lettura.
Quando un lettore si trova di fronte a un collegamento di tipo trasversale, a
una parola calda, egli sarà sempre nell'incertezza per quanto riguarda il suo
utilizzo, non saprà mai con assoluta certezza a cosa lo porterà. Secondo
Persinotto la causa semiotica del fallimento dell'ipertesto è da ricercarsi
nella debolezza predittiva del meccanismo
abduttivo (Persinotto, 2001). L'abduzione è il metodo per formulare una
predizione senza assicurazione che essa risulterà valida, è una specie di
esplorazione casuale di un ipotetico nesso logico. Molto spesso in effetti, nei
casi di ipertesti discorsivi, i link sono proposti come delle abduzioni.
Queste
considerazioni di Persinotto concludono perfettamente il discorso sul ruolo
della struttura ipertestuale, ci permettono di capire le ragioni che portano a
definire l'ipertestualità come una testualità principalmente catalogativa,
almeno qualora abbia obbiettivi di accrescimento della conoscenza. Per quanto
riguarda l'ipertestualità come forma di intrattenimento, come forma ludica,
possiamo invece notare come l'abduzione non crei alcuna difficoltà, e anzi
favorisca un accostamento al testo di tipo esplorativo, effimero e non
impegnato.
Le
conclusioni a cui siamo giunti non possono non farci ripensare a quanto detto
nel primo capitolo. Si era partiti osservando come la scrittura nacque sotto
due diversi impulsi, quello di archiviare e ordinare i dati e quello di
nominare e significare la realtà, cioè di stabilire la posizione che le cose
assumono nell'universo. Naturalmente non mancano le divergenze riguardo a
questo punto. Relativamente ai dati storici e archeologici abbiamo autori che
forniscono sintesi più o meno sbilanciate in un senso. In ogni caso esiste
questo binomio di impulso alla base di un fenomeno come la scrittura.
La
realtà di Internet e dell'ipertestualità, così almeno per come l'abbiamo
trattata in queste pagine, cosa ci dice rispetto a questo punto? Cosa dice
relativamente all'approccio cognitivo che noi abbiamo alla conoscenza in
generale? Più volte si è ripetuto che la struttura ipertestuale non ha
solitamente nell'ipertesto un ruolo di accrescimento del significato. Applicare
a un testo una struttura ipertestuale non produce un'espansione di significato.
Questa
affermazione è comunque da intendersi in relazione ai singoli contenuti e non
all'idea di conoscenza in generale. Inevitabilmente una tecnologia così
radicalmente nuova come una rete universale di ipertesti, e anche se volessimo
dire rete universale di testi, modifica l'idea che noi abbiamo del nostro
rapporto con la conoscenza, e di rimando con la realtà.
Avendo
definito la prerogativa dell'ipertestualità come catalogativa, o tassonomica,
potremmo essere portati a dire che l'elemento di archiviazione e catalogazione
è quello che in sostanza prevale attraverso tutta la storia della scrittura,
quello che si fa germe di ogni innovazione. La conoscenza a questo punto ci
parrebbe come dominata dalla necessità di possedere il più alto numero di
informazioni nel minor tempo possibile. Tuttavia non si può facilmente
accantonare l'aspetto di rete, di relazione della conoscenza. Per quanto
Internet si organizzi unicamente come un grosso archivio, non perde la sua
caratteristica di rete. Uno degli obbiettivi principali della rete rimane
comunque quello di facilitare, attraverso la rapidità di reperimento, la messa
in relazione e il confronto dei dati. C'è quindi in ogni caso una spinta alla
sintesi, alla possibilità di riportare la totalità sotto un medesimo ordine.
Sicuramente
la forte attrattiva e il fascino della novità tecnologica dell'informatica
prima, dell'ipertesto e della rete poi, hanno creato un clima di eccessivo
entusiasmo, di eccessivo senso del passaggio epocale, che ha portato i critici
di varie discipline a sbilanciarsi troppo nei confronti del concetto di rete e
di interconnessione.
La
teorizzazione che sopra tutte si è imposta nella descrizione della società
postindustriale è quella del sociologo statunitense Daniel Bell (Bell, 1973).
Questo approccio riconosce nella comunicazione la risorsa strategica
fondamentale alla base del nuovo modello economico e porterà alla definizione
della nostra società come information
society . In questo senso si può spiegare il sorpasso, avvenuto nel corso
degli anni sessanta, nel valore di fatturato, del settore terziario rispetto ai
settori produttivi. In questo nuovo tipo di economia, il paradigma non è più
quello della mera ottimizzazione dei profitti, questa visione è troppo lineare
e a volte cieca, al contrario lo sforzo di programmazione tende sempre di più
alla valorizzazione dei beni non monetizzabili. Dopo la guerra, inoltre, le
imprese nazionali pervengono alla saturazione del mercato interno e rivolgono
sempre di più l'attenzione a quello estero diventando multinazionali (Bennato,
1999, 213).
Dagli
anni ottanta si inizia a parlare di globalizzazione, cioè dell'esistenza di un
mercato unico mondiale nel quale le frontiere non devono e non possono più
formare ostacoli alla concorrenza fra aziende (Levitt, 1983). La forza di
un'impresa dipende dalla sua capacità di presentarsi su tutto il mercato
mondiale quindi di coordinare le sue presenze nei diversi paesi, nei diversi
centri gestionali che elaborano la sua azione. Un tale assetto ha come
conseguenza lo sviluppo di modalità gestionali di tipo reticolare, sparirà
perciò l'azienda in grado di gestire il processo produttivo dall'estrazione
della materia prima alla commercializzazione e si assisterà all'imporsi del
metodo dell'appalto. Lo schema reticolare è quello che maggiormente si adatta
alla rapidità e alla flessibilità del mercato poiché consente di contrattare
ogni volta il costo di un servizio e quindi di non sprecare risorse superiori
al necessario, nonché di risparmiare sui costi gestionali (Bennato, 1999,
213).
È
chiaro che l'avvento negli anni novanta della new economy non ha fatto altro
che rafforzare il paradigma della reticolarità. Jeremy Rifkin proporrà la
definizione di era dell'accesso per
questo nuovo modello di economia (Rifkin, 2000). A suo parere il ruolo giocato
nell'economia dalla proprietà sarà sostituito da quello dell'accesso. In un
mercato in continuo sviluppo e accelerazione la proprietà diventa unicamente un
peso, perché il bene materiale utile in una fase in quella successiva potrebbe
risultare completamente inadeguato, il vero potere è dato dalla possibilità di
gestire l'accesso ai servizi commercializzando l'accesso, e magari le
attitudini di consumo degli utenti, e non più il servizio in se stesso. In
questo senso va interpretata la vocazione al gratuito dell'economia su
Internet. Gli ultimi sviluppi della new economy, in particolare la disattesa
delle aspettative sugli utili delle aziende di Internet, che ha portato nel
2001 ai crolli in borsa dei titoli tecnologici, smentiscono in parte queste
previsioni. L'economia come gestione di grandi reti di consumatori, con totale
dipendenza dei processi produttivi dalle attitudini di consumo è ancora di là
da venire. I processi di produzione e di consumo hanno ancora, e lo avranno per
diverso tempo, dei centri direzionali di irradiazione, ed il modello che si
fondava sulla massima produzione e massima distribuzione del prodotto standard
è ancora forte.
Sulla
stessa linea interpretativa dell'information
society possiamo situare il concetto di intelligenza
collettiva formulato da Lévy e ripreso da importanti studiosi delle nuove
tecnologie come Derrick de Kerchove (Lévy, 1990). Per ammissione dello stesso
Lévy il concetto di intelligenza collettiva non è nuovo ma semplicemente
ricalca quello di cultura. A buona ragiona la cultura può essere definita la dimensione collettiva dell'intelligenza,
la nostra intelligenza individuale è totalmente permeata dall'intelligenza
collettiva; non saremmo intelligenti se non usassimo il linguaggio, se non
fossimo stati allevati in una certa cultura. Tradizionalmente si è sempre parlato
di memoria collettiva, di un immaginario collettivo, le modalità di organizzare
il lavoro e di gestire l'informazione date dalle nuove tecnologie permettono di
evidenziare meglio la dimensione dell'agire, dell'organizzare e del conoscere
che l'intelligenza sociale possiede. La televisione è una tecnologia dall'uno
ai molti, il telefono dall'uno all'uno, Internet è sia dall'uno ai molti, che
dai molti all'uno, che dall'uno all'uno. In rete esistono molte più opportunità
di condividere risultati, di organizzare una divisione del lavoro, di
consentire a chiunque l'accesso a qualsiasi genere di informazione. Anche le
grandi imprese si costituiscono sempre più di sovente in piccoli gruppi di
lavoro, esse vanno a cercare all'esterno dei consulenti, o dovunque sia
possibile ottenere un certo servizio alle migliori condizioni. Si costruisce un
nuovo modello di agire che da un lato è democratico e dall'altro è "just
in time": avendo un problema lo si risolve subito e si passa al successivo
(De Kerckhove, 1991). La concezione di Lévy insomma non accetta
l'interpretazione di Internet come strumento di livellamento dal basso, ma vuole sottolineare la presenza di quegli
aspetti che favoriscono l'integrazione delle posizioni di ogni navigante e in
questo riconosce una positività etica, nonché politica. La rete è descritta
come il luogo nel quale ogni punto, ogni navigante, possiede la stessa
centralità e definisce, per la sua parte, la struttura della rete. È lo
strumento più idoneo a veicolare l'intelligenza collettiva.
Se
Internet rappresenta sicuramente un nuovo modello di media nel quale diventa
fondamentale il coinvolgimento dell'utente, non bisogna però eccedere
nell'attribuire importanza a questa novità. Pare ormai chiaro a molti studiosi
che la rete non andrà a sostituire in modo onnivoro gli altri media, piuttosto
creerà, oltre a nuove modalità di comunicazione, un nuovo modo di proporsi dei
vecchi media, che dovranno tenere conto delle possibilità interattive.
Da
diverso tempo la strategia della televisione si sta spostando dal broadcasting, la programmazione
generalista, al narrowcasting, un
tipo di programmazione più ristretta e orientata a pubblici scelti (Bennato,
1999). Lo sviluppo della televisione via satellite o via cavo ne sono la
conseguenza più vistosa. Oltre a questo bisogna anche riconoscere che una buona
parte dello stesso Internet è organizzata in questo modo. I navigatori meno
intraprendenti molto spesso si affidano a portali specialistici, che
selezionano un genere di siti particolare, in grado di offrire un'informazione
sufficientemente orientata verso i loro interessi individuali ma comunque
preselezionata ed ordinata, con conseguente risparmio di fatica nella
navigazione. Ne risulta un ruolo della rete che non immediatamente può essere
detto di coinvolgimento. La rete di certo offre possibilità che un tempo non
esistevano di intraprendenza, accesso all'informazione e diffusione anche di
piccole iniziative, tuttavia non può essere immediatamente interpretata come
luogo di interazione perché in essa persistono elementi di direzione dall'alto.
La presenza di forti gruppi economici, di posizioni dominanti di alcune
società, di alcuni browser, di alcuni motori o portali, non permette di
descrivere la rete come assenza di centro, ma obbliga a riconoscere la presenza
di forti centri attrattivi.
Diversamente
da quello che succede partendo da un approccio economico o comunicativo, dal
punto di vista culturale Internet è solitamente visto con diffidenza e con
scarso entusiasmo. La rete è giudicata un veicolo dell'imperialismo culturale
americano, ed è interpretata come uno strumento di omologazione.
Di
certo la lingua, i valori di riferimento e i metodi comunicativi sono quelli
derivati dalla società americana. Se Internet è strumento di omologazione da un
punto di vista culturale, la metafora della rete non ha nessun valore e si
dovrebbe invece parlare di spazio culturale piano. La cosa è curiosa perché se
Internet da un punto di vista comunicativo ed economico ha l'effetto di decentrare
l'iniziativa, di valorizzare ogni risorsa e di favorire l'apporto anche del
nodo più piccolo, non si capisce perché da un punto di vista culturale debba
portare alla omologazione.
La
verità è che Internet non funziona né come una rete di nodi allo stesso livello
né come centro di irradiazione a un solo punto. L'inglese è stata inizialmente
la lingua della rete ma oggi molti linguaggi, anche di minoranze come quella
basca, trovano il loro spazio, formando all'interno della rete un'area
culturale coesa. Società come Yahoo dimostrano che una presenza globale sulla
rete è possibile solo se si è disposti a modulare il proprio servizio in
relazione al pubblico verso il quale ci si propone, offrendosi nella sua lingua
e inserendosi nel suo universo culturale. L'inglese rimane la lingua franca di
Internet ma serve molto spesso allo svolgimento di funzioni tecniche; la
comunicazione fra gli individui resta molto spesso legata alla lingua di
appartenenza (Dal Lago, 1999). Se poi l'inglese favorisce la comunicazione fra
culture diverse, questo non può di certo essere riconosciuto come puro elemento
di omologazione. La rete comunque consente fruizioni diversissime, ogni
individuo ha la possibilità, se appena è disposto a prendere iniziativa, di
costruire la sua personale fruizione. Tantissime sono le home page personali,
molti siti si rivolgono a un pubblico decisamente di nicchia, in diversi casi a
un pubblico territorialmente definito. La rete è una rete di individui, essi
sono portati naturalmente a gravitare attorno al proprio universo culturale,
fermo restando che la fruizione individuale favorisce la libertà di
allontanarsi, di staccarsi dal proprio contesto sociale quotidiano, visto che
vengono a cadere tutte le forme di controllo (Dal Lago, 1999).
Il
sociologo Andrea Semprini fa un'interessante osservazione riguardo alle
contrapposizioni culturali. A suo parere esse vanno sostanzialmente
interpretate come movimenti nella semiosfera
(sfera dei segni). Sono i significati, la loro circolazione, la loro interpretazione
a definire la coesione e le regole di funzionamento dello spazio pubblico.
Le
"guerre culturali" possono allora essere interpretate come un
conflitto per conservare o conquistare il controllo delle rappresentazioni e
dei significati, come una lotta per modificare i rapporti di forza semiotici,
come una guerra per determinare le condizioni di distribuzione, circolazione e
di ricezione dei discorsi sociali (Semprini, 2000, 117).
Partendo
da questa prospettiva si capisce bene come Internet vada interpretato come
luogo della traduzione. I luogo nel quale le differenze si trasformano poiché
sono lasciate interagire. Fermo restando la presenza di significative posizioni
predominanti, determinate dal primato economico, mai come su Internet i
rapporti di forza si fanno rapporti tra rappresentazioni, simbologie,
immaginari collettivi: in pratica segni. Utilizzare il termine
"traduzione" serve a definire l'aspetto multiculturale della rete che
in quanto concretizzazione più prossima della semiosfera culturale umana si fa
luogo di incontro. Un luogo di incontro nel quale il rapporto economico gioca
sempre la parte più vistosa ma dove c'è spazio per ogni genere di contatto.
Strumenti del tipo open source,
l'economia del "gratuito" della rete, testimoniano come la filosofia
essenziale del web sia quella di mettere in libero circolo delle risorse, le
quali produrranno beneficio a tutto il sistema. Ognuno attinge dalla rete ciò
che è per lui utile, lo elabora personalmente e lo rimette in circolo, a
disposizione di altre interpretazioni.
Una
volta definiti gli aspetti economici, comunicativi e culturali che la rete
determina si può capire quale impatto possa avere sull'approccio alla
conoscenza l'affidarsi a una rete ipertestuale universale come Internet. De
Kerckhove sintetizza l'impatto cognitivo delle nuove tecnologie prefigurando la
fine della teoria, cioè della presa di distanza, dello sguardo oggettivo. Di
fronte a un atteggiamento statico della scrittura alfabetica a stampa abbiamo
ora una proporsi dinamico della conoscenza. L'analogico, cioè il riprodotto in
scala, è sostituito col digitale che consente una frammentazione continua
dell'informazione. Rispetto alla dimensione frontale del libro abbiamo una
spinta verso l'immersione, si pensi allo schermo sull'occhiale,
all'interazione, alla simultaneità, all'animazione. Rispetto alla
desensorizzazione cui spingeva la stampa abbiamo un recupero della
sensorialità. Se l'età della stampa è stata l'età della tensione al futuro, al
progresso, alla comunicazione attraverso il tempo, questa nuova epoca
tecnologica è l'età del presente, della soluzione "just in time" (De
Kerckhove, 1991).
Le
osservazioni di De Kerckhove, in effetti, più che descrivere una situazione
attuale mettono in luce le tendenze generali verso le quali spingono le nuove
tecnologie. Sintetizzando pare comunque corretto dire che il rapporto con la
conoscenza tende a perdere dimensione trascendentale per diventare fortemente
legato all'attuale. Non si riconosce più la conoscenza come l'intenzione di
risolvere un problema per l'eterno ma si costruisce ogni volta, in base alle
necessità e alle conoscenze a disposizione, una soluzione appropriata e
individuale a un problema. Se una rete ipertestuale di carattere universale ha
sostanzialmente una funzione catalogativa, questo significa proprio che la
conoscenza verrà reperita come relazione, di volta in volta definita in base
alla richiesta, di unità atomiche significative. Il suo valore sarà di
attualità, come del prodotto che la rete di conoscenze attuali ha saputo dare.
La dimensione reticolare e strutturale di questo approccio non scaturisce dai
nessi fra le parti, quanto piuttosto dalla rapidità di reperimento e
accostamento delle informazioni e dalla dimensione universale, o di aspirazione
universale, del gruppo di informazioni offerte. Si tratta di una rete proprio
in quanto riesce a portare immediatamente allo stesso livello ogni parte, senza
obblighi di gerarchia. È una rete in virtù della sua dimensione universale,
dell'altissimo numero di informazioni interconnesse e della rapidità di
accostamento dell'informazione, non perché i nessi definiscano una struttura
reticolare.
Se
i nessi devono esistere è bene che siano fissi, e quindi la testualità risulta
lineare; se i nessi non sono fissi hanno carattere abduttivo, e quindi scarsa
predittività, sono difficili da fruire, richiedono uno sforzo cognitivo non
spendibile dal lettore. L'unica alternativa in grado di conciliare l'elasticità
dei nessi con la sensatezza è quella di permettere la configurazione di diverse
strutture reticolari. Questa cosa è possibile, a un grado semplice, attraverso
la disposizione della struttura su più livelli, dandole quindi una forma senza
irrigidirla; a un grado complesso, davanti a grossa quantità di informazione,
solo attraverso la funzione di ricerca che consente di creare configurazioni di
nessi personalizzate.
La
dimensione archivistica è presente quanto quella significante e non c'è vera
predominanza di una sull'altra. Il costo di questa sintesi è la relatività dei
risultati che sono provvisori ma soprattutto non estendibili al di là della
richiesta che li ha prodotti.