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nbsp; (News ITALIA PRESS 01.06.00) Era
considerato "il fratello maggiore" del gruppo e per anni trainò gli altri nelle
ricerche della fisica nucleare, dando vita a un sodalizio destinato a passare alla storia
come quello dei "ragazzi di Via Panisperna". Per anni si dedicò anche alla
difesa dell'indipendenza degli studi fisici, rifugiandosi infine in un ostinato silenzio e
nell'amore per la paleontologia. Franco Rasetti fu in effetti un vero "grande"
del panorama italiano d'inizio secolo e scelse gli Stati Uniti per sfuggire al delirio
delle leggi razziali fasciste e naziste.
Non ha ricevuto nessun premio Nobel questo astrofisico appassionato di geologia e
paleontologia, nonostante fosse compagno di studi di Enrico Fermi; ma lui si accontentò
della tranquilla cattedra della Laval University di Québec in Canada e della successiva
cattedra al Johns Hopkins di Baltimora.
Franco Rasetti vide la luce a Castiglione del Lago, nel 1901, e la sua infanzia fu subito
segnata da ottimi risultati scolastici. Ragazzo attento e scrupoloso, il giovane si
indirizzò ben presto verso il campo della fisica e a soli 21 anni conseguí la laurea in
Fisica presso l'università di Pisa. Nel 1930 ottenne invece la cattedra di spettroscopia
nell'Università di Roma, proponendosi come uno dei piú brillanti studiosi del panorama
universitario italiano ed europeo.
Ma per il giovane e brillante studioso degli elettroni arrivò ben presto il tempo delle
amarezze. Nel 1939, insieme a tanti altri studiosi italiani fu posto davanti a una scelta
obbligata: le leggi razziali lo costrinsero infatti a prendere la strada dell'esilio e di
portare altrove le sue conoscenze sulla fisica nucleare, sempre piú interessanti e sempre
piú pericolose da gestire. Franco Rasetti accettò quindi di buon grado il modesto
incarico di professore presso l'università Laval di Québec, nell'estate del 1939, e
iniziò subito a impiantare un nuovo laboratorio per lo studio sulla fisica nucleare e sui
raggi cosmici. Con grande forza d'animo costruí da solo e con l'esclusivo aiuto delle
proprie mani 60 contatori Geiger-Muller e i relativi circuiti elettronici, per la
misurazione della vita media del "muone" ( si chiamano cosí i mesoni - neutroni
lenti- dei raggi cosmici) in laboratorio. In pochi mesi realizzò quindi un vero e proprio
miracolo nella piccola università canadese, immersa nella maestosa natura nordamericana e
isolata da altre comunità scientifiche.
Rasetti però capí che i suoi studi sulla fisica nucleare avrebbero presto attirato altre
richieste da parte della nazione ospitante. In Europa la guerra infuriava e arrivavano
voci allarmanti sui progressi della scienza nazista nel campo della fissione nucleare.
Altri italiani avevano nel frattempo raggiunto i porti sicuri degli Stati Uniti, portando
con sé le terribili esperienze della dittatura e della guerra e se l'immane catastrofe
bellica convinse i piú ad accettare di lavorare nel progetto Manhattan, sotto l'ala
protettrice di Enrico Fermi, Rasetti rifiutò un primo invito a collaborare con gli
scienziati inglesi trasferiti dall'Inghilterra a Montréal intorno a progetto nucleare che
sarebbe poi confluito in quello di Los Alamos.
Dopo un'approfondita riflessione declinai l'offerta; ci sono poche decisioni mai
prese nel corso della mia vita per le quali ho avuto un minor motivo di rimpianto. Ero
convinto che nulla di buono avrebbe potuto scaturire da nuovi e piú mostruosi mezzi di
distruzione, e gli eventi successivi hanno confermato in pieno i miei sospetti. Per quanto
perverse fossero le potenze dell'Asse, era evidente che l'altro fronte stava sprofondando
in un livello morale (o immorale) simile nella condotta della guerra, come testimonia il
massacro di 200mila civili giapponesi a Hiroshima e Nagasaki. Con queste parole
taglienti, il fisico italiano avrebbe ricordato, negli anni postbellici, la sua scelta di
campo e il suo progressivo isolamento dal resto della comunità scientifica
internazionale.
Gli anni di fuoco, tra il '43 e il '45, furono davvero anni cruciali per il mondo della
fisica. Impegnati in una strenua corsa, gli scienziati aderenti all'Alleanza, dovettero
affrontare infiniti problemi tecnologici e logistici, il tutto accompagnato dal grave peso
della scelta morale. Forse tutti sapevano cosa avrebbero prodotto i loro studi e nessuno
però immagino i spaventosi risultati della soluzione finale.
Rasetti intuí tutto. Aveva già capito l'enorme potenza nascosta negli elettroni e pronta
ad essere trasformata nella piú grande forma di energia. Ma lui apparteneva al gruppo
degli scienziati "puri" e rivendicò sempre la propria autonomia. Per non
intralciare ulteriormente gli studi e per non creare imbarazzi alle autorità britanniche,
Rasetti scelse cosí volontariamente di abbandonare il campo della fisica di guerra e di
abbracciare un'antica passione accantonata in anni di frenetici calcoli ed esperimenti del
microcosmo.
Io sono rimasto talmente disgustato dalle ultime applicazioni della fisica (con cui,
se Dio vuole, sono riuscito a non aver niente a che fare) che penso seriamente a non
occuparmi piú che di geologia e di biologia. Non solo trovo mostruoso luso che si
è fatto e si sta facendo delle applicazioni della fisica, ma per di piú la situazione
attuale rende impossibile rendere a questa scienza quel carattere libero e internazionale
che aveva una volta consideravo dotate di un senso della dignità umana si prestino ad
essere lo strumento di queste mostruose degenerazioni. Eppure è proprio cosí e sembra
che neppure se ne accorgano... Le parole del fisico, scritte allamico Enrico
Persico (suo successore nella cattedra di Fisica allUniversità Laval) segnarono in
pratica laddio dello scienziato al suo piú grande amore. E labbandono di
Rasetti non fu certo perdita di poco conto. Luomo che decise di lasciare i neutroni
aveva anticipato risultati, pur lavorando in condizioni logistiche approssimative, che
anni dopo portarono al Nobel un altro italiano, Emilio Segré.
Ma lo studioso non cambiò piú la sua decisione. Staccatosi da quel mondo che ora vedeva
con la lente dellosservatore critico, Rasetti si gettò nello studio dei fossili e
sfogò in questa nuova branca scientifica linesauribile vena intuitiva. La
Paleontologia (...scienza pacifica e ancora libera da interessi politici!...)
trovò nellitaliano un vero e proprio tesoro, e il Canada, per merito
dellormai ex fisico nucleare, assurse agli onori della cronaca per i suoi giacimenti
fossili scoperti in pochi anni di ricerca assidua. In un lasso di breve tempo Rasetti
rovistò tutta la zona del Québéc, per un raggio di almeno 800 chilometri, riducendo in
poltiglia tonnellate di roccia. In tre anni litaliano pubblicò decine di trattati
scientifici acquisendo la fama di uno dei migliori specialisti della fauna dellepoca
Cambriana. Assiduo collaboratore del prestigioso U.S. National Museum, analizzò migliaia
di reperti e non abbandonò mai questo filone scientifico.
Nel 1947 Franco Rasetti ebbe lunico sussulto per una nuova avventura, accettando di
trasferirsi alla Johns Hopkins University di Baltimora. Nellateneo del Maryland
lormai isolato professore, riaprí in minima parte il capitolo della fisica
accettando la cattedra di insegnamento. Ma nella stessa università egli insegnò anche
geologia, paleontologia, entomologia e botanica, abbandonando in sostanza il gruppo di
uomini che negli anni avrebbero trovato fama e successo negli istituti di fisica
americani. Ma tutto questo non toccò mai lorgoglio di Rasetti. Alla fama e al Nobel
(che avrebbe sicuramente conquistato con le sue straordinarie intuizioni scientifiche),
preferí il silenzio e il malumore dei colleghi, che mal sopportavano la sua totale
integrità morale. E il silenzio ammantò il resto della sua vita scientifica: la
comunità della scienza dimenticò i suoi grandissimi contributi e non lo premiò di
nessuna onorificenza, testimone scomodo di un mondo che aveva perso la sua verginità
nellolocausto di Hiroshima.
Generoso D'Agnese/News ITALIA PRESS |