Gruppo Interdisciplinare di Ricerca per la Computerizzazione dei Segni dell'EspressioneG I R C S E

Note biografiche

Edgar Allan Poe"La mia vita è stata il capriccio, il primo impulso, la passione, una sete di solitudine, un disprezzo di tutto ciò che è un’ardente aspirazione verso l’avvenire". Sono parole del prototipo dei maledetti, l'uomo che Baudelaire tradusse e amò per tutta la vita.
Edgar Allan Poe, scrittore e poeta, nacque a Boston nel 1809. Il padre, David, si dà all’alcool e muore pochi mesi dopo la nascita di Edgar, lasciando la moglie, tisica e indebolita dalle recenti gravidanze, nella piú assoluta miseria. Elisabeth, la madre di Poe, lascia Boston e si dirige verso sud, a Richmond, in Virginia. Qui i compagni di lavoro - la famiglia Poe fa parte di una compagnia di attori - organizzano una serata di beneficenza a favore della donna ormai agonizzante. Ma è ormai troppo tardi: muore l’8 dicembre 1811 affidando i figli agli attori della troupe. Per Edgar, che ha solo due anni, l’immagine della madre avvolta nel sudario è il primo ricordo cosciente, una visione che lo segnerà per sempre.

Le sventure della famiglia però non sono ancora finite: pochi giorni dopo la morte della madre un terribile incendio distrugge il teatro nel quale lavora la compagnia, uccidendo piú di sessanta persone. Gli attori sono costretti ad affidare i piccoli Poe alla carità. Edgar viene raccolto da una conoscente della madre, Frances Allan, moglie del severo mercante di origine scozzese John Allan. I coniugi Allan non arriveranno mai a una vera adozione, ma il bambino, battezzato nella chiesa presbiteriana, aggiunge al suo nome quello dei benefattori. Frances Allan, che non ha figli, nutre per l’orfano un grande affetto e lo tratta con ogni riguardo, viziandolo e concedendogli ogni capriccio.
Nel 1815 John Allan si trasferisce con la famiglia in Inghilterra e Edgar viene mandato a studiare in collegio, a Stoke Newington, dove impara francese, latino, storia e letteratura e dove scopre quelle antiche architetture gotiche che tanta parte hanno nella elaborazione della sua poetica
Nel 1820 gli Allan ritornano in America e il giovane Allan Poe continua gli studi a Richmond. Qui avviene anche la sua educazione sentimentale. Il futuro scrittore si innamora infatti della madre di un compagno di scuola, Jane Stanard, destinata a morire pazza e tubercolotica di lí a poco, e quindi di Elmira Royster, che i genitori sposano a un anziano commerciante, per sottrarla allo sgradito pretendente.
Nel 1826 John Allan iscrive il pupillo alla facoltà di Lingue antiche e moderne dell’Università della Virginia dove Edgar si segnala sia negli studi che nei bagordi. Il bere e il gioco d’azzardo gli fanno accumulare un debito di oltre duemila dollari che il tutore si rifiuta di pagare. Ne nasce una lite furibonda che si conclude con la fuga del giovane scapestrato dall’ordinato mondo borghese degli Allan.
I due anni successivi costituiscono un piccolo mistero: Edgar racconterà di aver combattuto in Grecia contro i turchi e di aver partecipato ai moti rivoluzionari in Russia. In realtà va a vivere nella Carolina del Sud, in un forte sull’isola Sullivan, dopo essersi arruolato nell’esercito sotto il falso nome di Edgar A. Perry. Raggiunto il grado di sergente maggiore Edgar vuole continuare la carriera militare e, con l’aiuto di John Allan, al quale nel frattempo si è temporaneamente riavvicinato, riesce a entrare all’Accademia di West Point. La rigida disciplina però non si confà per nulla al suo carattere, tanto da spingerlo a farsi deliberatamente espellere dopo pochi mesi. Questo porta a una rottura definitiva tra Poe e John Allan che, alla sua morte, non nominerà nemmeno lo scrittore nel testamento.

Morta l'amata madre adottiva e rotto ogni rapporto con John Allan, Poe si trasferisce a Boston, dove riesce a far pubblicare la sua prima raccolta di versi: Tamerlano e altre poesie. Si sposta quindi a Baltimora, dove è accolto in casa di sua zia Maria Clemm. Nel 1831 pubblica le Poesie, nelle quali trova una dolente e febbrile voce propria. Con il racconto Manoscritto trovato in una bottiglia (Ms. Found in a Bottle, 1831), vince un concorso bandito dalla rivista «Saturday Visiter». Questo gli permette di procurarsi un posto nel «Southern Literary Messenger» di Richmond. Poe ritorna quindi in questa città accompagnato da quella che è diventata la sua nuova famiglia: la zia materna Mary Clemm, che sarà per lui come una madre, e la giovanissima cugina Virginia. È un momento di euforia, lo scrittore fa raddoppiare le vendite del giornale e viene promosso redattore capo; in questo periodo sposa la cugina tredicenne (che un testimone compiacente assicura avere piú di vent’anni).
Poe, tuttavia, non riesce a raggiungere la pace. Ricade nel vizio dell’alcool e perde il lavoro, si trasferisce a New York dove sopravvive grazie a qualche collaborazione saltuaria come giornalista e critico letterario. È un momento di crisi e di intemperanze. Virginia si ammala di tubercolosi e lo scrittore si macera nel sogno irrealizzabile di avere una sua rivista.

Tutta la vita di Poe sarà tormentata dallo spettro della povertà, e sempre piú egli sarà preda del vizio dell'alcool. Nel 1838 pubblica il romanzo Gordon Pym, opera che contiene pagine di tale grandissima, forte, misteriosa suggestione da rendere il romanzo un capolavoro indimenticabile. Nel 1839 Poe diviene direttore letterario del Burton's Gentleman's Magazine. Nel 1840 pubblica Racconti del grottesco e dell'arabesco, raccolta di storie già pubblicate su altre riviste: si tratta dei cosiddetti "racconti del terrore", terribili, agghiaccianti, allucinanti, che rivelano la sua macabra visione dell'universo.
Poe era morbosamente attratto dall'incubo della morte che colpisce i fiori piú giovani e delicati - come sua madre e la sua giovane moglie. Tra i suoi racconti piú pregnanti figurano: Berenice, Morella, Ligeia, William Wilson, La caduta della casa degli Usher, Una discesa nel Maelstrom, Il pozzo e il pendolo, Eleonora (che inizia con queste parole: "Nessuno ha potuto stabilire se la pazzia è o non è una superiore forma di intelligenza...").
Alcuni di questi racconti sono polizieschi, e il protagonista che investiga è l'ispettore August Dupin. Fu proprio Poe ad inventare il genere poliziesco: Dupin è il precursore di Sherlock Holmes.

All’inizio del 1845, inaspettatamente, la poesia Il corvo gli regala finalmente un grande successo: la sua cadenza ossessionante esprime il rimpianto amaro del passato, il vuoto dell'ora che passa e il palpito gelido della morte che si avvicina. Le poesie di Poe sono considerate anticipatrici della poesia simbolista, di Ribaud, Baudelaire e Mallarmé, per la loro forza di suggestione e per un certo senso di vago e di volutamente indeterminato che da esse si sprigiona. Poe, inebriato, relega moglie e zia in campagna e si gode nei salotti la sua nuova celebrità, frequentando assiduamente la poetessa Frances Osgood. Il successo però non dura a lungo. Dopo avere impegnato tutto il suo denaro nel «Broadway Journal» il poeta fallisce rovinosamente cadendo nella miseria piú nera. Nel 1847 Virginia muore senza che il marito possegga neppure il lenzuolo nel quale avvolgerla.
Abbandonata la casa, Poe incomincia a viaggiare per tutti gli Stati Uniti, tenendo conferenze nelle principali città e corteggiando nel frattempo, senza successo, alcune ereditiere. La vita dello scrittore in questi anni è molto disordinata, beve senza ritegno, tanto da avere crisi di delirium tremens e giunge addirittura a tentare il suicidio. Nel 1848 esceí un interessante e assai discusso poema in prosa: Eureka, una nuova teoria dell'universo.
Solo a partire dall’estate del ’49 per Poe sembra che inizi un’esistenza serena. Incontra nuovamente la vecchia fiamma Elmira Royster, ora vedova e ricca, e si fidanza con lei. Smette di bere e si iscrive persino alla Temperance Society, ma è solo l’ultimo momento di calma che precede il crollo finale. Pochi giorni prima della data fissata per le nozze, nel corso di una competizione elettorale, Edgar Allan Poe viene ritrovato misteriosamente in coma nei pressi di un seggio a Baltimora. Trasportato al Washington Hospital, in preda al delirio causato da una forma di encefalite, muore il 7 ottobre 1849.

L' autore e il suo tempo

Con gli inizi del XIX secolo la febbre americana, che ha contagiato da sempre la civile ma irrequieta Europa per quel senso di paradiso perduto, semplice, incontaminato e dalle enormi potenzialità che il nuovo continente riesce a comunicare, contagia gli stessi Americani. Le conquiste democratiche, i progressi in economia, i successi in ogni campo fanno sentire che anche dal punto di vista culturale, e letterario in particolare, gli Stati dell'Unione hanno la possibilità, anzi il dovere di liberarsi dalla colonizzazione europea; quindi, partendo da massicci interventi nel campo dell'educazione e attraverso un'enorme diffusione di libri, riviste e giornali, anche grazie a invenzioni rivoluzionarie come la stampa a vapore (1825) e piú tardi il rotocalco , si creano i presupposti del decollo di un'autoctona letteratura americana.

Naturalmente c'è anche chi, piú sensibile ai richiami della vecchia Europa, sottolinea la rozzezza della giovane Repubblica; ma il senso di una superiorità indiscutibile, l'idea di un'America destinata a funzioni di guida mondiale sono in generale cosí radicati da vincere facilmente quei dissensi. I due autori che meglio di ogni altro in questo periodo soddisfano il nazionalismo imperante sono W. Irving e J. Fenimore Cooper: entrambi importanti uomini d'affari, entrambi propensi a considerare la letteratura, piú che un fine, un mezzo per esprimere le loro convinzioni sull'America, essi "producono" a getto continuo racconti, romanzi, vere e proprie saghe, che divengono ipso facto dei classici, e vengono introdotti nelle scuole.

Con essi le Ande americane, le meraviglie naturali, i sentieri del West, l'avventura vengono nobilitati a patrimonio culturale; intorno ai due scrittori e a W. C. Bryant, il primo grande poeta americano, si forma una vera e propria scuola, la "scuola di Hudson", fondamentale per questo processo di autoaffermazione e inorgoglimento nazionale.

A un simile clima pionieristico Poe è del tutto estraneo; e ciò spiega anche le difficoltà che lo scrittore incontrò nell'affermarsi, oltre naturalmente l'indisciplina e la rissosità del suo carattere ribelle. Fu l'Europa a riconoscere il genio di Poe, e per molti aspetti egli è scrittore europeo, ideale collegamento tra Romanticismo e Simbolismo. Peraltro la sua scrittura essenziale, rapida e lampeggiante, la sua predilezione per temi e figure assolutamente non letterarie, il senso o meglio l'istinto della novità e della provocazione, rientrano bene nello spirito pionieristico, avventuroso e intellettualmente giovane dell'America dell'Ottocento.

Considerazioni sull'autore

Intraprendere un qualsiasi discorso su Poe senza essere condizionati dal carattere "maudit" che lo accompagna non è impresa facile: a partire dai suoi contemporanei, da Baudelaire a Rimbaud e ai parnassiani francesi, per giungere fino alle innumerevoli e spesso risibili versioni cinematografiche delle sue opere, in cui egli è spesso mischiato ai suoi allucinati personaggi, il poeta e narratore di Boston ha dovuto subire i riflessi di una reputazione che egli stesso ha contribuito ad avvalorare, falsificando molti dati della sua vita, girando per i salotti americani in un abbigliamento che ricordava il suo Corvo, insistendo sulle qualità ispiratrici di droghe e alcool.

Di fatto nella sua vita ritroviamo gli spunti di molti temi che sostanziano la sua opera: per esempio, la travagliata infanzia di Poe, che ha senz'altro avuto un ruolo importante nella formazione della sua personalità ribelle e alla continua ricerca di affetto, desiderosa di stima e riconoscimenti, ma votata invece alla solitudine, riaffiora costantemente nei suoi personaggi, con una insistenza quasi maniacale. Da un tale punto di vista, anzi, l'uso pressoché continuo della prima persona, dell' "io narrante", è un segnale da non sottovalutare, cosí come non è da sottovalutare il fatto che molti racconti abbiano il valore di un messaggio estremo lanciato a una umanità con cui lo scrittore non riesce a comunicare: lo scrittore-personaggio vive in solitudine il proprio dramma, tutt'al piú alla presenza di un testimone, che però risulta muto e inutile (cfr. Il crollo della casa Usher).

Per questa sua "filosofia", Poe risulta alla fine estraneo al generale clima di ottimismo e di corsa all'esaltazione nazionale cosí vivo negli Stati dell'Unione nei primi decenni dell'Ottocento; egli non ha "fiducia nella perfettibilità umana, o nelle nozioni generalmente acquisite di uguaglianza, progresso e miglioramento"; la sua opera appare come l'altra faccia della medaglia, come la denuncia, certo non programmatica ma pur sempre reale, dell'ottimismo tutto americano e delle conseguenti scelte formali di autori come Irving e Cooper. Questi ultimi costruiscono le loro storie entro l'orizzonte dei grandi spazi del nuovo continente, intorno a leggendari esploratori e a nobilissimi (o crudelissimi) pellerossa; Poe invece cala i suoi pazzi e i suoi fantasmi in atmosfere da incubo, al di là della storia e della geografia; mentre Irving e Cooper modellano la forma sui contenuti, Poe ribalta questo rapporto, preoccupandosi, come dimostra ne La filosofia della composizione (1846), dell’armonia fra le varie parti di un'opera poetica o narrativa, che deve essere stabilita con la "precisa e rigorosa coerenza di un problema di matematica", e teorizzando la brevità, perché "tutti gli eccitamenti che vogliono essere intensi, per necessità psicologica, han da essere anche brevi".

I Racconti

Se si escludono Le avventure di Gordon Pym (1838) e Il diario di Julius Rodman, una sorta di western a puntate pubblicato (e non terminato) nel 1840, i quali rappresentano un tentativo da parte di Poe di adeguarsi ai gusti del tempo (il primo è essenzialmente un libro di viaggi, anche se affiorano già i temi allucinanti di molti racconti, il secondo si ricollega alla produzione di Irving e Cooper), lo scrittore di Boston rimane assolutamente fedele alle proprie teorie sulla brevità. I racconti, per indicazione dell'Autore stesso, si dividono in grotteschi e fantastici (o dell' "arabesco"), piú un gruppetto che potremmo definire polizieschi. Nei primi Poe riprende alcuni dei modelli dell'umorismo americano: le estreme esagerazioni, il gioco di parole, la serietà che maschera la burla, fino al "pauroso esagerato nell'orribile", che sfocia nel nero tipicamente inglese e tedesco (ma Poe amava dire che "il terrore non è della Germania, ma è della mente").

Ripercorrere le tappe storiche di questo genere letterario,da Il castello di Otranto (1764) di Walpole , a Il monaco di Lewis, al Frankenstein (1818) della Shelley, passando attraverso la produzione di Hoffmann, per giungere fino ai precedenti americani, quali Wieland (1798) di Brown e i Tales of a traveller (1824) di Irving, può aiutarci ad inquadrare i racconti di Poe; ma certamente il carattere gotico della produzione europea è del tutto ignorato dal narratore americano: le sue storie sono di norma ambientate nel presente, o meglio, non sono databili, e la paura nasce in genere dall'interno del personaggio, dalla sua mente, dalle sue allucinazioni, piuttosto che da sollecitazioni esterne (cfr. Il cuore rivelatore). E questa paura viene analizzata talmente a fondo, nel suo insorgere e nelle conseguenze, che altri sentimenti sono assolutamente secondari, tanto che si è potuto parlare di "figure", piú che di personaggi, di figure "tanto poco realistiche che non sembrano avere neppure una consistenza fisica".

Esse si muovono spesso in una sorta di "trance da terrore", che rappresenta in molti casi l'inizio della fine (cfr. Il crollo della casa Usher), ma anche, non di rado, l'unica forma di conoscenza a disposizione dell'uomo, che sconvolge e trasfigura la realtà (cfr. Una discesa nel Maelstrom). Che la semplice razionalità non sia per Poe sufficiente alla comprensione, che la verità sia spesso raggiunta per altre vie, ci viene confermato dai racconti raziocinativi (quelli incentrati sulla figura di Dupin, poliziotto dilettante nel senso originale del termine), generalmente considerati gli antesignani della letteratura poliziesca, in cui chi risolve l'enigma non è chi si attiene semplicemente ai fatti, bensí il genio, che lascia che la ragione sia sospinta dall'estro e dall'immaginazione.

ccolombo@mi.unicatt.itQuesta pagina è stata realizzata da Chiara Colombo.