VITA


meazza

Nato: Milano, Italia 23/10/1910

Morto: Rapallo, Italia 27/10/1979

Club: Inter

In Nazionale: 53 presenze, 33 goal.

Esordio: 9/2/1930

Ultima: 20/7/1939

Giuseppe Meazza (Milano 1910-Rapallo 1979), calciatore italiano. Centravanti dell’Ambrosiana Inter dal 1927 al 1939, ha fatto parte della squadra azzurra che nel 1934 e nel 1938 ha conquistato il titolo mondiale; ha indossato per 53 volte la maglia nazionale mettendo a segno 33 reti. Fisico minuto, gambe magrissime, ma con gli occhi vivaci e pieni di promesse da mantenere, proprio insomma come ogni ragazzo che abbia la sua grande occasione davvero troppo presto. Ma per Giuseppe Meazza, evidentemente, le tante tappe bruciate non hanno mai rappresentato un problema. I suoi numeri, quasi nascosti nella preistoria del calcio, dicono semplicemente che si tratta del piú grande realizzatore di sempre del calcio italiano, e questo è sufficiente ad inquadrarlo come esempio da seguire in ogni senso. Vittorio Pozzo, allenatore a quel tempo della Nazionale Italiana, disse di lui: "Averlo in squadra significa partire da 1 - 0". Questo era precisamente ciò che faceva in una squadra Giuseppe Meazza: IL GOAL ALLO STATO PURO.


PALMARES

Con l'Italia: 2 Campionati del Mondo (1934, 1938), 2 Coppe Internazionale (1930, 1935).

Ha vinto 3 volte il titolo di Capocannoniere della Serie A (Inter 1929/30 - 31 gol, Inter 1935/36 - 25 gol, Inter 1937/38 - 20 gol).

Con l'Ambrosiana Inter: 2 Scudetti (1929/30, 1937/38), 1 Coppa Italia (1938/39).

Altre squadre (presenze e reti):

  • Ambrosiana Inter dal 24/25 al 38/39 e nel 46/47;
  • Milan dal 40/41 al 41/42;
  • Varese nel 1944;
  • Atalanta nel 45/46.

CALCIO E FASCISMO

Negli anni ‘30 è lo sport italiano in generale ad avere la sua maggiore spinta propulsiva, sia dal punto di vista dello sport agonistico, sia per quanto riguarda lo sport inteso come attività fisica "per tutti". Fino al primo conflitto mondiale il concetto di sport e di attività fisica nel nostro Paese era molto arretrato: pochi impianti, poche strutture e, soprattutto, uno scarso livello di praticanti. Questo era dovuto essenzialmente allo stato di arretratezza economico-sociale in cui si trovava il nostro paese, ma anche, in parte, al quasi totale disinteresse su di esso mostrato dallo stato liberale.
Con l'inizio degli anni Venti, in sintonia anche con quanto avveniva in altri paesi, lo sport segnò una fase di decisa crescita anche in Italia. Spingevano in questa direzione, in tutti i paesi, una generale evoluzione del costume e della socievolezza urbana ed in Italia oltre a questo anche il regime nascente. Il fascismo al potere si trovò, dunque, di fronte ad un fenomeno in grande ascesa e quasi completamente da ridefinire.

giuseppeMussolini, che sportivo non era, intuí l'importanza del fenomeno e lasciò a Lando Ferretti, un ex redattore capo de "La Gazzetta", il compito di tracciarne le coordinate. Ferretti si ispirava ad una linea cultural-sportiva che, tenendo sullo sfondo i "collegia iuvenum" di Augusto e i moderni Colleges inglesi, vedeva nell'attività fisica "un mezzo per migliorare l'abilità e la destrezza del corpo, temprandolo alle piú ardue fatiche, in una proficua collaborazione con il mondo scientifico". Il calcio piaceva molto al regime perché esaltava lo "spirito di squadra" cosí Mussolini si preoccupò di svilupparne tutti gli aspetti che potevano giovare al suo governo. Innanzi tutto, col fascismo si varò il campionato a girone unico (nel 1926); questa riforma aveva lo scopo predisposto di far sentire più uniti gli italiani, in modo da contribuire al senso di appartenenza alla nazione, ancora non molto sviluppato nel Paese.

Nel decennio successivo vennero costruiti diversi stadi, alcuni apprezzabili anche sotto l’aspetto architettonico (si veda S. Siro, per esempio); questo portò effetti benefici perché, insieme alle altre opere pubbliche, crea molti posti di lavoro in un momento di grave bisogno (ci troviamo nel periodo della grande crisi economica del ’29).
Questo impegno profuso dal fascismo per "sportivizzare" il Paese portò in pochi anni a dei risultati davvero sorprendenti, come le vittorie nei Campionati del Mondo del 1934 e 1938. Risultati che il regime tentò ovviamente di sfruttare al meglio sia per dimostrare come in poco tempo l'Italia fosse assurta al ruolo di grande e temuta protagonista internazionale, sia per incrementare a dismisura spirito e orgoglio nazionale. Per "preparare i giovani fisicamente e moralmente in guisa da renderli degni della nuova norma di vita italiana" fu appositamente creata, nel 26, l'Opera nazionale balilla, che doveva "provvedere ad infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell'educazione militare, le istruzioni ginnico-sportive, l'educazione spirituale e culturale".

olimpiadiE proprio uno di questi giovani balilla divenne la personalità piú importante del calcio di quegli anni: si tratta di Giuseppe Meazza, che guidò l’Italia alla vittoria nei due Mondiali succitati. Prendendo ad esempio l’opera del fascismo, anche il nazismo cercò di dare molta importanza allo sport; ma a differenza di Mussolini, Hitler ebbe addirittura l’onore di organizzare i Giochi Olimpici del ’36, anche se, in verità, l’assegnazione dei Giochi si ebbe in tempi non sospetti, prima cioè che Hitler si insediasse al potere.

Le Olimpiadi divennero un efficace mezzo di propaganda nazista; Hitler, suffragato dal consenso ottenuto da Mussolini attraverso i Mondiali di calcio del '34, non tardò a comprendere il significato politico dei Giochi e profuse grandi energie fisiche ed economiche nell'organizzazione. Il resto del mondo non accettò senza riserve che il nazionalsocialismo potesse contare su una tale vetrina, gli USA pensarono seriamente di boicottare i Giochi e numerose altre proteste giunsero all'indirizzo del CIO, Comitato Internazionale Olimpico, che però dette sempre ascolto alle autorità tedesche che minimizzavano ciò che accadeva all'interno del loro paese. Alla fine le Olimpiadi di Berlino furono una manifestazione eccezionale dal punto di vista organizzativo e sportivo, per quindici giorni l'attenzione del mondo si spostò sulla capitale tedesca e per il nazismo si rivelò una vittoria quasi su tutta la linea: la Germania vinse le Olimpiadi scalzando per la prima volta gli Stati Uniti; in pratica i regimi dittatoriali sconfissero i paesi democratici, ma un episodio scalfí questa grande affermazione del Führer.


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