Évariste Galois nacque nel villaggio di Bourg-la-Reine, dipartimento della Senna, il 25 ottobre 1811. Fu un genio matematico che bruciò la propria breve esistenza nel fuoco della passione politica. La sua morte a soli 21 anni, in seguito a un misterioso duello, ha circondato la sua figura di un alone amico e romantico, alimentato dalle ipotesi piú diverse sulle cause del duello. C'è chi ha parlato di un affare di gelosia, la sfida lanciata dal fidanzato di una ragazza di cui Évariste si era innamorato, non corrisposto. Oppure, come si legge in giornali dell'epoca, si trattava di un complotto organizzato dalla polizia segreta di Luigi Filippo per liberarsi di una pericolosa testa calda?
«Prego i patrioti, miei amici, di non rimproverarmi di morire in altro modo che per il mio Paese», si raccomanda Galois, consapevole del tragico destino che lo aspetta. «La sorte non mi ha concesso abbastanza vita perché la patria conosca il mio nome» è il disperato rammarico di Galois. A 12 anni era entrato nel collegio piú importante di Parigi e vi era rimasto 6 anni. «Il furore della matematica lo domina» scrivono i suoi insegnanti nella pagella. Ancora studente pubblica un paio di articoli su importanti riviste di matematica. Ma invano cerca il riconoscimento dell'Accademia delle Scienze per le nuove teorie matematiche che sta elaborando.
Il punto di partenza di Galois era la teoria delle equazioni algebriche. Dopo che Ruffini e Abel avevano dimostrato l'impossibilità di risolvere mediante radicali le equazioni di quinto grado, che cosa si poteva dire in generale della risolubilità delle equazioni algebriche? «Data un'equazione algebrica a coefficienti qualunque numerici o letterali, riconoscere se le radici possono essere espresse per radicali: questo è il problema di cui offriamo una soluzione completa», scrive Galois in una memoria presentata nel 1830 all'Accademia nella speranza, rivelatasi vana, di ottenere un riconoscimento autorevole al suo lavoro scientifico. La soluzione di cui parla Galois è da intendersi in un senso molto particolare, «Se adesso mi date un'equazione che avrete scelto a vostro piacimento e della quale desiderate sapere se è o no risolubile per radicali, non avrò da fare altro che indicarvi il mezzo per rispondere alla vostra domanda. In poche parole i calcoli sono impraticabili» afferma Galois. «Ciò che fa la bellezza e insieme la difficoltà di questa teoria è che si deve indicare continuamente il procedimento dell'analisi e prevedere i risultati, senza poterli effettuare».
Non si hanno notizie di cosa faccia Galois tra l'agosto e il dicembre del 1830,
periodo importante per la sua formazione politica. Preso dall'impegno politico,
non viveva piú in famiglia.
La scuola preparatoria incaricata di preparare i nuovi insegnanti, frequentata
dal genio matematico, riprese il suo antico nome École Normale: ad una riunione
di studenti con il Direttore, Galois chiese le armi per gli studenti, ma il
Direttore oppose un netto rifiuto.
Galois scrisse
allora una lettera anonima al giornale La Gazzetta dell'École, smascherando il
comportamento ipocrita del Direttore durante i giorni della rivoluzione del
1830. Riconosciuto come autore della lettera, venne espulso dal Corso
Preparatorio alla Scuola.
L'amico Chevalier gli consigliò di sottoporre i suoi lavori ai piú grandi
matematici, a Cauchy e poi a Poisson perché li presentino all'Académie. I
lavori di Galois dovettero invece aspettare anni ad essere pubblicati e molto
di piú ancora per essere compresi.
Gli scritti di Galois furono respinti o non compresi da grandi matematici.
Questa incomprensione mostra la novità del pensiero matematico di Galois.
Nei mesi che vanno da gennaio ad aprile del 1831 Galois svolse intensa attività
politica nel quartiere latino con i suoi amici repubblicani. Frequenti sono gli
scontri tra loro e la gendarmeria.
Nel 1831 venne portato davanti al tribunale della Senna per un reato di
opinione, che adesso potremmo dire - secondo il nostro codice penale che è di
origine fascista - di vilipendio [il codice penale dovuto a Rocco era all'epoca
del film (1972) ancora in vigore]. Vi era anche l'accusa di cospirazione contro
Luigi-Filippo. Si trattava di una riunione in cui furono fatti alcuni brindisi,
inneggianti alla rivoluzione del 1793, a Robespierre, al Terrore.
Nello svolgimento del processo i testimoni furono elusivi o si rifiutarono di rispondere. Uno di essi invece rivelò che Galois aveva estratto un coltello e gridato "A morte Luigi Filippo". A questo punto Galois aggiunge: "il coltello era per la carne. Io dissi: a morte Luigi-Filippo, se tradisce, ma quest'ultima parte non fu udita perché credendo che, brindando, inneggiassi a Luigi-Filippo molti fischiarono e gridarono".
Il procuratore insistette sul fatto che in ogni modo egli aveva incitato a uccidere, anche se aveva aggiunto "se tradisce" e chiese il minimo della pena prevista, ma senza la concessione delle attenuanti, visto il comportamento in aula. Per l'incertezza nei fatti e nelle ragioni non abbastanza forti, la sentenza fu: innocente. Ebbe poi un secondo processo per detenzione di armi e porto abusivo di divisa militare.
Dopo un lungo carcere preventivo dal 14 luglio al 23 ottobre 1831, fu condannato a sei mesi. Muore a Parigi il 31 maggio del 1832.
Per un approfondimento, cfr. Genius and Biographers: The Fictionalization of Evariste Galois