Analisi dei risultati ottenuti con le indagini in tact
Le voci "dire" e "parlare" appaiono in 138 componimenti su un totale di 366 componimenti con 246 voci totali; quindi le voci di "dire" e "parlare" si trovano in circa il 38% del Canzoniere(37,7).
La media è di 1,78 volte per componimento dove questi verbi sono presenti; la media dellintero Canzoniere è di 0,67 volte per componimento. Dei componimenti dove i verbi sono presenti trentanove sono al di sopra della media, novantanove sono al di sotto della media.
Tenuto conto che 1,78 arrotondato per eccesso è 1,8 ci sono 19 componimenti, che con 2 forme di "dire" o "parlare" non si discostano significativamente dalla media; nei restanti componimenti la presenza delle forme analizzate eccede nettamente la media, va detto però che si tratta non di sonetti, ma di componimenti più lunghi e complessi, in cui il poeta fa uso di ripetizioni anaforiche.
Partendo dallanalisi dei Collocates, ovvero delle co-occorrenze, cioè dalla lista di tutte le parole che compongono la lista "direparlare", ho notato che lo Z-Score più alto, cioè l´indice che definisce lo scarto dalla media rispetto alla probabilità statistica della co-occorrenza, appartiene a forme verbali(Sospirando, scrivi, udí', prese, vo', discoloro) e a una forma pronominale personale: cioè il pronome "io" nelle sua forma abbreviata "i". La presenza del pronome "i" non stupisce tattandosi di una in cui il poeta è protagonista e cantore, al contrario la presenza di uno Z-score alto fra determinate forme verbali ha costituito qualcosa di inatteso; per questo sono andata alla ricerca della presenza di sostantivi e aggettivi aventi la stessa radice. Questa ricerca ha dato buoni risulati, ha cioè confermato la mia ipotesi, secondo cui anche altre forme del paradigma verbale dei suddetti verbi, così come aggettivi e sostantivi avanti la stessa radice co-occorressero in modo abbastanza rilevante con i verbi "dire" e "parlare"
Partendo dallanalisi dei Contesti vairabili si nota che i verbi "dire" e "parlare" sono spesso in compresenza con altri verbi sotto forma di endiadi. Questo quasi a voler sottolineare il dissidio interiore del poeta.
Inoltre Petrarca abbina spesso a questi verbi gli avverbi vero\ver e ben.
Usi del verbo "dire"
I soggetti più frequenti del verbo "dire" sono (in ordine decrescente):
I complementi di termine sono:
i di termine al mio cor; a miei pensier; a la mente mia; gli (alma) suggeriscono ulteriormente unidea di soggettività e di monologo interiore;
i complementi a la mia donna; le sono un riferimento alloggetto del cantare cui però solo raramente Petrarca ardisce rivolgersi direttamente;
I complementi ogetti sono pochi numericamente e presenti in uso fraseologico, come sinonimo di cantare,sinonimo di parlare, introduzione di un discorso diretto o indiretto,ablativo assoluto.
Usi del verbo "parlare"
I soggetti più frequenti del verbo "parlare" sono (in ordine decrescente):
I complementi di termine sono:
Nel complesso luso del verbo "parlare" presenta una minore varietà di complementi di termine rispetto al verbo dire. Bisogna aggiungere, per maggior esattezza, che si tratta perloppiù di complementi di compagnia.
I complementi di argomento: sono svariati, principalmente i temi del parlare sono lamore e la tristezza, temi classici dato il tipo di raccolta. Di particolare interesse sono due casi in cui una volta "parlare" è direttamente seguito dallaccusativo, come sinonimo di dire
I mezzi del parlare
Al verbo "parlare" si accompagnano spesso complementi di mezzo, in uso talora ossimorico
I 215,v. 4988 Et un atto che parla con silenzio
II 353,v. 7663 a parlar teco con pietà minvita.
I 125,v. 3000 parlo in rime aspre, et di dolcezza ignude
L´uso ossimorico del primo esempio è estremamente originale, nonché significativo del continuo dialogo attraverso mezzi come lo sguardo o i pensieri, negli altri due esempi ci troviamo di fronte alla difficoltà del poeta di esprimere i propri sentimenti.
A livello generale va detto che le numerose forme infinite dei due verbi sono spesso usate in modo sostantivato, è inoltre da segnalare l´uso del verbo all´infinito con i verbi modali soprattutto "volere" e "potere", e in perifrasi come "mi spinge a", oppure "mi mena a". All´interno del "Canzoniere" di G. Stampa il tema del voler dire è legato all´ impossibilità contingente di esprimere qualcosa che la poetessa prova nei confronti dell´amato da cui è separata suo malgrado; al contrario nel "Canzoniere" di F. Petrarca l´afasia è conseguenza dell´altezza dei sentimenti, del valore dell' amata (che non è peraltro mai avvicinata dal poeta) che richiamano l'ineffabilità di stampo stilnovista. Questo senso di inadeguatezza e impotenza dell'autore di fronte all'amore provato e irrealizzabile è, a mio parere, riscontrabile anche nelle espressioni "mi mena a", "mi spinge a", "bisogna".
A livello tematico, dal confronto fra i due autori, è emerso che il vocabolo "Amore" designa nel caso di G. Stampa il proprio amato (soprattutto nelle Rime d'amore), al contrario in F. Petrarca e nelle Rime Varie il vocabolo "Amore" designa invece un'entità astratta ovvero il sentimento stesso dell'amore, talvolta anche personificato.
Per quanto riguarda le co-occorrenze va sottolineato come nei due Canzonieri spesso al tema del "dire" sia collegato il tema del "calore" e dell' "ardore" della passione o del "gelo" dalla sofferenza provocata da un amore non corrisposto e irrealizzabile. Solo in Petrarca appare invece la compresenza del tema di "dire" associato al tema del "gusto" nelle varianti di "asprezza" o "dolcezza".
A livello più generale va detto che il Canzoniere di Petrarca presenta: